Prospect Cottage e il suo giardino: la campagna per salvare l’ultima dimora di Derek Jarman

È stata avviata una raccolta fondi per salvare un cottage su una spiaggia del Kent, in Inghilterra, che sorge proprio di fronte alla centrale nucleare di Dungeness. Cosa ha di speciale questa piccola casa vittoriana di pescatori? Si tratta dell’ultima dimora di Derek Jarman, regista visionario, artista e attivista britannico.

Derek Jarman at Prospect Cottage, Dungeness © Geraint Lewis

Prospect Cottage è un luogo solo all’apparenza semplice, che rappresenta invece esso stesso un’opera d’arte: Derek Jarman lo elesse a suo buen retiro nel 1986, quando in compagnia di Keith Collins e Tilda Swinton era alla ricerca di un set per una delle sue pellicole; si imbatté in questo edificio in legno scuro dalle persiane gialle, con alle spalle la grande centrale nucleare e di fronte il mare.
Se ne innamorò subito e non appena scorse il cartello “vendesi” lo acquistò.
Qui riprese un suo hobby di gioventù: il giardinaggio. Tra i sassi e il vento riuscì a far crescere in armonia piante spontanee con fiori e cespugli coltivati, oltre a creare un piccolo orto; nei mesi in cui la fioritura perdeva il suo vigore, decorava lo spazio con sculture di ciottoli, detriti portati dalle onde o vecchi reperti bellici rinvenuti sulla spiaggia. Nulla era lasciato al caso, come si evince dai diari scritti da Derek e dalle foto scattate dall’amico Howard Sooley (gli scritti e gli scatti sono stati pubblicati nel volume “Il giardino di Derek Jarman” per Nottetempo).

DEREK JARMAN: I FILM E L’ATTIVISMO

Nello stesso periodo il nuovo proprietario di Prospect Cottage scoprì anche di essere malato di AIDS, malattia che non nascose mai, ma che contribuì a far conoscere all’opinione pubblica. Dichiaratamente omosessuale, Jarman è stato infatti uno dei primi attivisti gay e tra i primi registi a introdurre il tema al cinema.
Tra le sue pellicole più famose ricordiamo Sebastiane (1976), a tema omossessuale e girato interamente in latino, Jubilee (1977), considerato il primo film inglese dedicato alla cultura punk, Caravaggio (1986), nel quale ingaggia per la prima volta la Swinton, che sarà anche la sua musa, The Garden (1990) ispirato ai Vangeli di Marco e Luca e Blue (1993) considerato il vero testamento filmico del regista, in cui campeggia una schermata blu Klein, accompagnata solo da musiche e dalla voce dello stesso Jarman che parla della sua vita e filosofia.
L’anno seguente Derek morirà, lasciando attoniti molti artisti suoi contemporanei ed estimatori. Non a caso fu incisa per lui “Song for Derek Jarman”, della band Chambawamba.

#SAVEPROSPECTCOTTAGE

Dopo la morte di Derek, il suo compagno Keith Collins volle che Prospect Cottage diventasse un luogo di memoria, dove lo spirito e la maestria di Jarman continuassero a dimorare. E così fu, tanto che divenne meta di pellegrinaggio per molti artisti e seguaci, fonte di ispirazione e spazio di commemorazione.
Poco prima che Collins morisse nel 2018, aveva però confidato all’amica e artista Tacita Dean di avere timore per il destino dell’abitazione. Lei ha sua volta si era rivolta a Stephen Deuchar, direttore di Art Fund per trovare una soluzione. E qui entra in gioco anche la Tate di Londra, che si occupa ora dell’archivio di Jarman e la Creative Folkstone, che si prende cura del giardino e del cottage.
Ma per garantire un futuro a Prospect Cottage è stato stimato un budget di 3.5 milioni di sterline, che la Slade School of Art, frequentata dallo stesso Jarman da giovane, si è prefissata di raccogliere entro il 31 marzo: nasce così la campagna #SaveProspectCollege, che ha tra i suoi primi sostenitori la stessa Tilda Swinton.
Quasi la metà della somma è già stata raggiunta grazie al contributo del National Heritage Memorial Fund, del fondo artistico nazionale e della Linbury Trust. Per la cifra mancante è stata creata una pagina di crowdfunding su artfund.org/prospect che prevede la vendita di stampe e opere d’arte legate a Derek Jarman.
Il rischio è che la casa di Derek venga venduta privatamente, disperdendone i ricordi, oltre che il suo patrimonio artistico e culturale.

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Roberta Pisa
Vive a Roma dove si è laureata in Scienze politiche e Relazioni internazionali. Da sempre si occupa di cultura e comunicazione digitale. Dal 2015 è pubblicista e per Artribune segue le attività social.