Berlinale 2020: doppietta per Elio Germano con Volevo nascondermi e Favolacce

L’edizione numero 70 della Berlinale sarà speciale per l’Italia. Non solo è la prima diretta da Carlo Chatrian ma ha ben 3 titoli italiani in Concorso: Volevo nascondermi di Giorgio Diritti e Favolacce dei fratelli D’Innocenzo, entrambi con protagonista Elio Germano, e Siberia di Abel Ferrara (produzione italiana).

Elio Germano @Chico De Luigi
Elio Germano @Chico De Luigi

L’Italia alla Berlinale 2020 è strepitosa. La 70esima edizione (20 febbraio – 1 marzo) è la prima sotto la guida artistica di Carlo Chatrian, precedentemente direttore al Locarno Film Festival, che sostituisce Dieter Kosslick. Volevo nascondermi di Giorgio Diritti e Favolacce dei fratelli D’Innocenzo sono i due titoli italiani in competizione e quindi sotto la lente d’ingrandimento della giuria presieduta da Spike Lee. A questi due si aggiunge tanta altra bella Italia. Di produzione italiana c’è Siberia di Abel Ferrara, con Willem Dafoe, spettro dello stesso regista e dei suoi ricordi dei tempi del Bronx; c’è Matteo Garrone che porta il suo Pinocchio con Roberto Benigni nei Berlinale Special Gala; nella sezione Panorama ci sarà Semina il vento di Danilo Caputo, ambientato tra gli ulivi pugliesi in lotta con un parassita letale; nella sezione Generation trova spazio Palazzo di giustizia, esordio in un lungometraggio di finzione di Chiara Bellosi, con protagonista Dapne Scoccia; in Forum ci saranno La casa dell’amore di Luca Ferri e Zeus Machine. L’invincibile di Nadia Rocchi e David Zamagni; nella Settimana della critica ci sarà Faith di Valentina Pedicini, documentario su una comunità di monaci guerrieri.

PROTAGONISTA ELIO GERMANO

Il film Volevo nascondermi di Giorgio Diritti, con protagonista Elio Germano nel ruolo del pittore Antonio Ligabue, sarà presentato in Concorso alla 70esima Berlinale. Il film, prodotto da Palomar con Rai Cinema, sarà in sala dal 27 febbraio distribuito da 01 Distribution. Il regista Giorgio Diritti dichiara: “sono molto contento che Toni Ligabue ‘mi porti’ a Berlino. Quando ho saputo della presenza del film in concorso me lo sono immaginato arrivare in moto a Potsdamer Platz, sfilare i guanti ed entrare dicendo “Grazie, grazie!con quella sua strana cadenza tra emiliano e svizzero tedesco. Amo la sua storia, esprime la ricchezza della diversità e la voglia di riscatto. Ringrazio il direttore della Berlinale Carlo Chatrian e tutti quelli che hanno reso possibile questo film”. Elio Germano è anche protagonista di Favolacce, attesissima opera seconda dei fratelli Damiano e Cosimo D’Innocenzo il cui esordio con La terra dell’abbastanza è avvenuto proprio al festival berlinese. Il film, distribuito da Vision Distribution, è una favola nera ambientata nella periferia Sud di Roma, in cui più famiglie vivono in un groviglio oscuro tra sadismo e rassegnazione. Forse quasi un continuum del loro primo film, con cui per un pelo non si sono aggiudicati il David di Donatello per l’opera prima.

I FILM IN CONCORSO

18 i film in totale nel Concorso della Berlinale. “La cosa più importante è creare consapevolezza di tutte le differenze ancora esistenti, non solo nel cinema, ma nella vita. Non si tratta solo di maschio/femmina. Il film è sempre un processo collettivo e concentrarsi solo su un regista è un po’ complicato. La nostra selezione non è 50/50, ma siamo sulla buona strada. È un processo“, ha osservato Chatrian durante la conferenza stampa. Dalla selezione fatta si percepisce un mood dark e cinematograficamente molto invitante. I film in competizione oltre i due italiani, sono: Berlin Alexanderplatz di Burhan Qurbani (Germania/Paesi Bassi), DAU. Natasha di Ilya Khrzhanovskiy, Jekaterina Oertel (Germania/Ucraina/Regno Unito/Russia), The Woman Who Ran di Hong Sangsoo (Corea del Sud), Effacer l’historique di Benoît Delépine, Gustave Kervern (Francia/Belgio), El prófugo di Natalia Meta (Argentina/Messico), First Cow di Kelly Reichardt (Stati Uniti), Irradiés di Rithy Panh (Francia/Cambogia), Le sel des larmes di Philippe Garrel (Francia/Svizzera), Never Rarely Sometimes Always di Eliza Hittman (Stati Uniti), Days di Tsai Ming-Liang (Taiwan), The Roads Not Taken di Sally Potter (Regno Unito), My Little Sister di Stéphanie Chuat, Véronique Reymond (Svizzera), There Is No Evil di Mohammad Rasoulof (Germania/Repubblica Ceca/Iran), Siberia di Abel Ferrara (Italia/Germania/Messico), All the Dead Ones di Caetano Gotardo, Marco Dutra (Brasile/Francia), Undine di Christian Petzold (Germania/Francia).

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.