Romaff14. Le sfumature della festa, chiudono Davis e Comencini

Sono due donne a chiudere la 14esima Festa del Cinema di Roma: si tratta dell’attrice e produttrice Viola Davis e della scrittrice e regista Cristina Comencini. La prima riceve il premio alla carriera, la seconda presenta in anteprima italiana il nuovo film labirintico.

ROME, ITALY - OCTOBER 26: (L-R) Vincenzo Amato, Cristina Comencini, Beatrice Grannò, Giovanna Mezzogiorno and Clelia Rossi Marcelli attend the photocall of the movie
ROME, ITALY - OCTOBER 26: (L-R) Vincenzo Amato, Cristina Comencini, Beatrice Grannò, Giovanna Mezzogiorno and Clelia Rossi Marcelli attend the photocall of the movie "Tornare" during the 14th Rome Film Festival on October 26, 2019 in Rome, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF)

Dieci giorni di Festa del Cinema, dieci giorni di Festa di Antonio Monda (la quinta). Una Festa che rispetto allo scorso anno è stata sicuramente più pop e con maggiori star internazionali. Una Festa da segni “+”, come annunciato dallo stesso direttore artistico durante la conferenza stampa di chiusura. Bella, divertente, dai bei contenuti e film. Se non fosse che proprio all’ultimo è nata la polemica, e giusta. Facciamo un passo indietro, al 19 ottobre, quando Bill Murray ha fatto il suo Incontro Ravvicinato. Quel giorno l’attore aveva in programma una conferenza stampa con i giornalisti ma a questa non si è mai presentato, a quanto pare ancora dormiva. Lo stesso giorno, qualche ora più tardi, ha sfilato sul red carpet della Festa e qui ha snobbato del tutto la stampa online. E fin qui tutto bene! Poi in sala, durante l’incontro, è stata la volta del pubblico. Murray ha bruscamente richiesto già sul palco di interrompere la traduzione dell’interprete perché rallentato in quello che diceva e disturbato.

FARE IL GIOCO DI MURRAY

Questo suo atteggiamento ha diviso il pubblico, pagante e non poco. Benché se ne dica, in tanti hanno manifestato a incontro terminato il proprio scontento per avere capito poco o nulla della chiacchierata tra Murray e Anderson. Quando il giornalista dell’Ansa fa notare ciò a Monda in conferenza stampa di chiusura, chiedendo come mai lui stesso sul palco in quel momento non sia intervenuto nel chiedere a Murray di rispettare l’interprete e il pubblico in sala, inizia la discussione. “Con un ospite come Bill Murray non poteva essere lui a fare il nostro gioco, ma noi a fare il suo. Lui gioca in attacco e questo è il suo forte. Credo che il suo evento, così folle, divertente, sia stato bello proprio per questo”. Nonostante qualche persona pagante non sapendo l’inglese non abbia potuto comprendere l’incontro ravvicinato con Murray, Monda non ha dubbi: “Rifarei tutto, anche oggi”. E qui non ci siamo proprio. Se è una Festa, come prima cosa la Festa è del pubblico e questo non può essere messo a disagio o essere preso in giro, da nessuno dei divi italiani o hollywoodiani. Quindi, una Festa positiva, certo, ma per il prossimo anno altro, oltre a più repliche, si auspica un maggiore rispetto.

Viola Davis Red Carpet 14th Rome Film Fest 2019. (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF)
Viola Davis Red Carpet 14th Rome Film Fest 2019. (Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF)

VIOLA DAVIS

Due Tony, un Oscar e un Emmy, oltre una miriade di altri premi. Viola Davis è la star americana che arriva sul finale della Festa del Cinema di Roma. Per lei il premio alla carriera consegnato da Pierfrancesco Favino. “Tutto in America, è bianco, tranne la Nfl e la Nba. Nel cinema poi lo sono quasi tutti i responsabili, i dirigenti, e con qualche eccezione, i film e i programmi tv. Le cose stanno cambiando ma la strada è ancora lunga. Se avessimo il 93% dei membri dell’Academy appartenenti a minoranze… finché tra i film prodotti ce n’è solo uno, ogni tanto con protagonisti di colore, a cosa serve? Cerco di insegnare anche a mia figlia di nove anni, che per quanto siamo il 12,5% della popolazione, non bisogna accontentarsi del 12,5% della torta. Io voglio e tutto, tu vuoi tutto e dobbiamo lottare per questo”. Viola Davis travolge la Sala Sinopoli dell’Auditorium con la sua carica e determinazione, le stesse che le stanno facendo fare una carriera straordinaria anche se donna e di colore. Dopo The Help, Barriere e Widows la sua notorietà è alle stelle, anche se ad averla resa una vera icona mondiale è una serie tv, Le regole del delitto perfetto, in cui interpreta Annalise Keating, brillante avvocatessa e docente di diritto penale che deve risolvere una serie di omicidi con l’aiuto di cinque studenti. Sorpresa per Viola Davis e per gli spettatori in sala, arriva un video messaggio inviato dall’amica Meryl Streep: “Viola Davis è una delle più straordinarie attrici con cui abbia mai lavorato, ha un talento enorme, ma soprattutto le sue doti umane sono infinite. Ha un enorme coraggio e senso di compassione. Viola, sei una meraviglia come attrice, donna, madre, sorella e, per fortuna mia, come amica”. Uno degli incontri più belli di questa edizione.

MEMORIA E VIOLENZA, LA MEZZOGIORNO RITROVA LA COMENCINI

Le luci sul red carpet però si spengono con l’ultimo film della Festa, Tornare di Cristina Comencini. Alice torna a Napoli per i funerali del padre. Manca da moltissimi anni e la casa in cui è cresciuta le sembra così diversa. Qui, in questo luogo, pian piano riaffiorano affollati una serie di ricordi terribili e temibili. Perché a soli 18 anni è andata via da quella casa e dalla sua famiglia? Che uomo era suo padre? Come era lei da ragazza? Tornare mette sul grande schermo tre livelli temporali. La Alice bambina, adolescente e adulta. Pochi flashback, quasi tutto avviene nel presente del film. Un film ricco di associazioni: il nome della protagonista, quello del cane Buio, la matrioska, la casa labirintica, l’anno in cui accade qualcosa, il ’67. Tornare porta la Comencini a lavorare nuovamente con Giovanna Mezzogiorno dopo La bestia nel cuore. Questa volta per un film più profondo ma non riuscito. Un film che difficilmente si può perdonare a una penna attenta come quella della Comencini. Difficile da dire quale sia l’ingranaggio sbagliato, ma la sensazione è unanime, almeno per chi ha partecipato alla prima stampa. Eppure l’intuizione è straordinaria: raccontare una donna che cerca la libertà ma che per il suo spirito divertente e troppo frizzantino è giudicata come una poco di buono. Al tema della memoria, del tempo che passa, si contrappone quello della violenza sulle donne e della visione maschile della vita, delle volte accentratrice.

-Margherita Bordino

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.