Romaff14. Bentrovati a Downton Abbey, c’è anche Bill Murray

Giornata campale alla Festa del Cinema di Roma. Dal Premio alla carriera al quel mattacchione di Bill Murray all’anteprima italiana di Downton Abbey (il film). Tanta ironia e tanta attualità.

Downtown Abbey
Downtown Abbey

Bizzarra e regale giornata. Tra chi diserta le conferenze stampa e chi si prepara per la grande festa, si può dire che la Festa del Cinema di Roma è ancora in grado di riservare bellissime sorprese. Finalmente l’Auditorium Parco della Musica è tornato a brillare, colmo di gente, per qualche ora. Gli attesi erano Bill Murray, Wes Anderson e alcuni membri del cast del film Downton Abbey. Il primo si è ricordato di presentarsi, il secondo lo adora incondizionatamente e lo vuole spesso nei suoi film, i terzi sono incantevoli così come li abbiamo lasciati nella serie tv. Ma non è finita qui perché in una giornata così movimentata c’è stato anche il regista Hirokazu Kore’eda, lo stesso che ha debuttato scorsa settimane nelle nostre sale con il suo primo film internazionale, Le verità. “Si comunica facilmente in tutto il mondo, anche attraverso le immagini”, sottolinea il regista, “e mi sono presto reso conto che le mie ispirazioni vengono da tutto il mondo, anche al di fuori dell’Asia. Mi sento ad esempio vicino a Ken Loach e Nanni Moretti. Con il primo ho parlato a Londra pochi giorni fa, e amo il suo modo di stare vicino in maniera delicata a quelli che nella vita sono stati meno fortunati a livello sociale, lui non userebbe mai la parola ‘deboli’”.

Bill Murray Red Carpet   14th Rome Film Fest 2019
Bill Murray Red Carpet 14th Rome Film Fest 2019

BILL MURRAY E WES ANDERSON

All’incontro con la stampa Bill Murray non è riuscito ad arrivare, stava ancora riposando. In compenso è riuscito a essere presente, anche se con mezz’ora di ritardo, al terzo appuntamento degli Incontri Ravvicinati con il pubblico della 14esima Festa del Cinema. Con lui sul palco il regista e amico Wes Anderson, con cui ha girato ben nove film e che ha anche consegnato all’attore il Premio alla Carriera. A sorpresa arriva sul palco, ma giusto per un breve saluto alla sala, Francis McDormand con un ingresso degno della attrice sorprendente quale è, per nulla diva. “Sono fortunato. Nella prima parte della carriera mi ha aiutato John Belushi; nella seconda tre registi, Wes, Sofia Coppola e Jim Jarmusch”, dice Bill Murray quasi sul finire di un incontro che ha del surreale. Tra ghirigori, battute ciniche, sbadigli e impossibilità di tradurre da parte dell’interprete, Murray si mostra per quello che è: un burlone del grande cinema, un artista a volte incompreso ma così affascinante. Qualcuno del pubblico sarà rimasto scontento, qualcun altro dei colleghi giornalisti sentenzierà sul suo poco tatto e sul suo brutto modo di fare, eppure Bill Murray è così naturale che anche quando incomprensibile è un piacere potere assistere.

DOWNTON ABBEY

Michelle Dockery, Jim Carter e Imelda Staunton sono i tre protagonisti del film Downton Abbey arrivati da Londra per presentare il film agli spettatori italiani. A Downton Abbey è infatti tutto pronto per fare festa, dal 24 ottobre in sala con Universal Pictures. Un film che lascerà contenti i fan della serie tv e troverà intorno a sé nuovi sostenitori. Un racconto così attuale e interessante, dai grandi valori. La dimensione delle due realtà, il “sopra” reale e il “sotto” della servitù, è identico alla serie. Viene amplificato qui il rispetto che c’è tra questi due gruppi della storia. La famiglia Crawley è presa dai preparativi per l’arrivo del Re e della Regina nella sua dimora. I domestici sono eccitati allo stesso modo e insieme faranno in modo che la visita sia indimenticabile. “In tempi di Brexit, in cui abbiamo leader ai quali sembra mancare la dignità, è rassicurante rifugiarsi nell’epoca di Downton Abbey, fra uomini e donne d’onore con tradizioni e valori”, commenta Cartes ovvero il Signor Carson. “È stata come una grande riunione di famiglia, è un po’ come se non ci fossimo mai lasciati. Rifare tutto per il grande schermo è stato un privilegio, come l’accoglienza che stiamo ricevendo”, spiega Michelle Dockery alias Lady Mary. “C’è già fra noi la febbre per un nuovo sequel, chi lo sa. Se la gente continua a mantenere il proprio entusiasmo, un altro film è possibile”.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.