Romaff14. Assayas e Mattotti, cinema e illustrazione

Pensare un film come uno spettatore, ripensare l’illustrazione con la grande possibilità del cinema. Olivier Assayas e Lorenzo Mattotti incontrano il pubblico della Festa del Cinema di Roma e di Alice nella Città. Una lezione di arte che va oltre lo schermo.

Olivier Assayas
Olivier Assayas

Libertà artistica, di immagine e di parola. Olivier Assayas e Lorenzo Mattotti sono i punti di riferimento di questa giornata della 14esima Festa del Cinema di Roma. Il primo è affascinato dell’estetica del cinema di Hong Kong e non è per nulla un serie tv addicted, presente per uno degli Incontri Ravvicinati. Il secondo lavora per lo più in Francia seppur italianissimo e ha fatto di un racconto di Buzzanti un manifesto d’animazione attuale eccellente. Due artisti che vanno e guardano ben oltre il loro naso indagando più livelli del racconto.

PAROLA DI OLIVIER ASSAYAS

“Se oggi pensassi a quello che diranno i critici di ogni mio film, mi porterebbe totalmente fuori. Devo rispettare la mia ispirazione, dunque non leggo le critiche, penso ai miei film come spettatore, nemmeno come regista. Inoltre bisogna definire cosa si intende per ‘critica’. Per me c’è differenza tra il critico che assegna stelline a un film per dare consigli al pubblico, come se si trattasse di TripAdvisor e se i film fossero alberghi o ristoranti, e il parlare di cinema instaurando un dialogo, come fanno i saggisti. Ecco, la saggistica mi ha influenzato. È una lettura utile e importante, e chi scrive saggi sul cinema aiuta i registi. E naturalmente, c’è Internet. C’è stata una migrazione dalla stampa al virtuale, si scrive molto più di cinema in rete oggi di ieri, quando io facevo il critico era un’altra vita. L’ultimo testo che ho scritto per i Cahiers risale all’85, quando stavo facendo sopralluoghi per il mio primo film. Era pieno di stampa cinefila: i Cahiers, ‘Positiv’, ‘Jeune Cinéma’, che rappresentavano i giovani, e poi la critica seria e influente su ‘Le Monde’, ‘Liberation’ e ‘Télérama’, giornali culturali dove il cinema aveva uno spazio. Parliamo di un pugno di riviste cinefile con una decina di collaboratori. Ora è chiaro che questi giornali hanno perso di importanza, c’è una scrittura accessibile e gratuita su Internet e anche dal punto di vista della fruizione sono tutti più facilitati, tra DVD e streaming, mentre quando ero ragazzo io, se abitavi in campagna dovevi affidarti a quello che passava la tv, oppure si era dipendenti dalle cinemateche, la cultura cinematografica era più univoca perché i luoghi di incontro del cinema erano quelli”. Questo racconta Olivier Assayas che tutti conosciamo come il regista della diversità, della complessità e della contraddizione dell’essere umano. Un regista molto attento forse perché dal passato giornalistico. Pensare che poco prima di lui si diventava critici se non si riusciva nella regia e non viceversa. 

BUZZATI E MATTOTTI, LETTERATURA E ANIMAZIONE

Dino Buzzati nel 1945 ha scritto e illustrato un vero capolavoro della nostra tradizione letteraria del dopoguerra. La famosa invasione degli orsi in Sicilia dopo il Festival di Cannes e altri piccoli e grandi festival arriva ad Alice nella Città e viene presentato a una platea di giovanissimi. È una sfida d’animazione. È un film che unisce perfettamente tre diversi livelli della narrazione: quello visivo, quello linguistico e quello musicale. A questi si aggiunge una forte dose di simbolismo, mitologia e metafore. È la comunità degli orsi che invade quella degli uomini, che porta a questi tranquillità e onestà. La famosa invasione degli orsi lascia un intenso senso di convivenza e di appartenenza. Lorenzo Mattotti, che ne firma anche la regia, fa con il suo team un lavoro minuzioso e dettagliato. Non affida nulla al caso. Per questo non tralascia i disegni originali di Buzzati, anzi li usa come affreschi all’interno del “suo” palazzo reale. La famosa invasione degli orsi è un racconto dai temi importanti e profondi: si passa dalla natura che si incontra con il mondo animale alla necessità di sfamarsi; dalla dittatura alla libertà; dalla seduzione del potere alla tradizione orale che stiamo perdendo del tutto. A prestare la propria voce ai personaggi sono tanti talenti italiani: Toni Servillo, Antonio Albanese, Linda Caridi, Maurizio Lombardi, Corrado Invernizzi, Corrado Guzzanti e Andrea Camilleri. Su quest’ultimo va fatta una piccola riflessione. È forse la sua “ultima” apparizione. Chi vedrà il film, in sala dal 7 novembre con Bim Distributione, proverà tanta malinconia mista a gioia nell’udire la sua voce. Un siciliano in un racconto “siciliano” e con una frase di congedo che va ben oltre la poesia e l’eternità dell’arte.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.