Roma: guida al MIAC – Museo italiano dell’Audiovisivo e del Cinema che apre a Cinecittà

Aprirà al pubblico il prossimo dicembre, negli Studi di Cinecittà, il Museo Italiano dell’Audiovisivo e del Cinema. L’esposizione permanente racconta, in 12 sale, storia, evoluzioni, prospettive dell’arte delle immagini in movimento. La cronaca dell’anteprima e il progetto NONE collective

Il MIAC, museo multimediale, interattivo e immersivo interamente dedicato all’audiovisivo è stato presentato in anteprima in attesa dell’apertura di dicembre. All’appuntamento non è mancato il Ministro Dario Franceschini, che ha fortemente voluto questo progetto, finanziato con il piano strategico “Grandi Progetti Beni Culturali” previsto dalla legge istitutiva dell’Art Bonus e varato all’inizio del 2015. Il museo è stato realizzato grazie alla sinergia di diversi attori importanti, coinvolti in quanto archivio e memoria storica del nostro immaginario visuale collettivo. Quali? In primis, si registra la partecipazione di Istituto Luce-Cinecittà, in partnership con Rai Teche e CSC – Centro Sperimentale di Cinematografia e in collaborazione con Cineteca di Bologna, AAMOD – Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, accanto a Museo Nazionale del Cinema di Torino, Fondazione Cineteca Italiana, Cineteca del Friuli, Mediaset, patrocinato da SIAE. Un’operazione congiunta che ha messo a disposizione del Museo centinaia di film e filmati d’archivio, documenti, fotografie, interviste, sigle, backstage, grafiche, radio. Un patrimonio materiale e immateriale di civiltà visiva lungo 120 anni.

Giulia Mura

MIAC
Studi di Cinecittà
Via Tuscolana, 1055 – Roma
Apertura: Dicembre 2019
http://www.cinecitta.com/
https://none.business/

1. TUTTO QUELLO CHE C’E DA SAPERE SUL NUOVO MIAC

MIAC Timeline foto credits Cristina Vatielli NONE collective

Il MIAC, inserito sin dalla sua genesi come “punto qualificante” della candidatura di Roma al titolo di Città Creativa Unesco (poi raggiunta, l’11 dicembre 2015), sarà il luogo dove poter ritrovare o scoprire la storia del cinema e della televisione, ovvero i due media che, più di tutti, durante il XX secolo, hanno saputo raccontare il nostro modo di vedere il mondo, accompagnando la crescita tecnologica e sociale dell’Italia. Articolati gli obiettivi attesi: generare un luogo esperienziale in grado di preservare e valorizzare il patrimonio audiovisivo nostrano attraverso l’uso di strumenti multimediali di narrazione, che racconti l’arte cinematografica – e con essa l’evoluzione e la storia della cultura e della società italiana -, avvicinandosi alle nuove generazioni con un laboratorio permanente di attività formative. Ma anche, rappresentare per Rome City of Film e per l’intero cluster film del network Unesco un modello esemplare d’intervento, specialmente rispetto alla capacità di utilizzare una vocazione creativa al servizio del rilancio di una dimensione urbana, anche di quartiere, in chiave economica, sociale, culturale e simbolica.

2. IL TEAM

MIAC Sala Storia foto credits Cristina Vatielli, NONE collective

Il team curatore del MIAC è formato da Gianni Canova, storico del cinema, docente universitario e rettore dello Iulm, Gabriele D’Autilia, storico della fotografia, docente universitario di studi visuali, Enrico Menduni, storico dei mass media, docente universitario e Roland Sejko, regista. Il progetto di riqualificazione dell’involucro edilizio è dell’architetto Francesco Karrer; l’allestimento è stato ideato, progettato e curato da NONE collective. Fondato da Gregorio De Luca Comandini, Mauro Pace e Saverio Villirillo, il collettivo artistico romano utilizza nuove tecnologie, architettura e narrazione come strumenti per creare esperienze transmediali, immersive ed interattive. Si tratta di una realtà che negli anni si è fatta notare per diversi interventi, anche legati al cinema, e, di recente, per l’iniziativa Simposio. I NONE si sono avvalsi della collaborazione di diversi designer per portare a termine l’operazione di comunicazione: per la grafica ha partecipato lo studio NOAO (Nicola Alicata e Cecilia Bandiera); Daniele Spanò si è occupato dei video; Yassmin Yaghmai delle illustrazioni e dell’animazione.

3. LA SEDE

MIAC Sala Potere foto credits Cristina Vatielli NONE collective

Il MIAC sorge all’interno degli Studi di Cinecittà, su un’area di 1.650 metri quadri, in quell’edificio che un tempo era sede del Laboratorio di Sviluppo e Stampa. In questo luogo, per decenni, è passata buona parte della storia del cinema italiano, in milioni di metri di pellicole e pizze. L’avvento della tecnologia digitale ne ha determinato la chiusura; nel 2017, è stato acquisito da Istituto Luce. Ancor prima di essere un museo, il progetto del MIAC si connota anche come importante intervento di rigenerazione architettonica: il complesso originario infatti – realizzato da Gino Peressutti nel 1937 e destinato a laboratorio di sviluppo e stampa, laboratorio meccanico, deposito pellicole, quindi ristrutturato nel 1975 -, è stato valorizzato e riconvertito attraverso una nuova distribuzione spaziale. L’opera ha portato a un intervento che complessivamente ha rigenerato, attraverso opere edili e tecnologiche, oltre 3.000 mq di complesso esistente.

4. ALLESTIMENTO E PERCORSO

MIAC Emozione del Cinema foto credits Cristina Vatielli NONE collective

Il percorso del MIAC si sviluppa in 12 ambienti principali, scanditi in aree tematiche. Ogni sala esplora un tema, attraverso i materiali visivi e sonori accompagnati da apparati testuali e un’installazione immersiva, quest’ultima pensata per approfondire la sfera di senso del tema proposto al visitatore. Il criterio di selezione dei contenuti, rivolto a un pubblico eterogeneo per età e formazione, non punta alla completezza ed esaustività della storia dei media, quanto a restituire l’energia e la ricchezza di un patrimonio che ha posto l’Italia ai vertici della produzione audiovisuale. Il racconto, infatti, non è didascalico, non procede per cronologia, ma si sviluppa per aree tematiche trasversali. Lo dimostrano i dodici temi trattati, ovvero: Attori e Attrici; Storia; Lingua; Potere; Paesaggio; Eros; Commedia; Cibo; Musica; Maestri; Futuro. Ognuno di essi concorre a sfogliare l’atlante dell’immaginario, ricostruendo un mosaico ricchissimo di sequenze, primi piani, paesaggi, colonne sonore indimenticabili, volti, storie, aneddoti, identità, sguardi.

5. L’INTERVENTO DI NONE COLLECTIVE

MIAC Sala Paesaggio Eros Commedia Cibo Merce foto credits Cristina Vatielli NONE collective

“Abbiamo rielaborato circa 400 film in un unico percorso narrativo che non intende essere esclusivamente divulgativo ed esaustivo”, spiegano i NONE collective. “Abbiamo cercato di stimolare l’interesse e la curiosità dei visitatori a scoprire ed approfondire il mondo del cinema, della televisione e della radio italiane. La tecnologia ci consente di ricercare diverse forme narrative, utilizzando differenti media e stimolando la percezione. È l’evoluzione dell’audiovisivo, di una pellicola o di un libro, che non sostituisce i media originari ma li unisce e li arricchisce con nuove tecniche e dinamiche, come il movimento dello spettatore e gli infiniti punti di vista, creando un nuovo linguaggio.” Due gli elementi che formano la spina dorsale – di ricucitura contenutistica e distributiva – del MIAC. Il primo è la Timeline, una parete di oltre trenta metri in cui attraverso un sorprendente graffito animato leggiamo, vediamo, tocchiamo date ed eventi della storia dell’audiovisivo in Italia, dal pre-cinema a oggi. Un congegno di grafica e realtà aumentata che unisce didattica, sorpresa e racconto. Il secondo elemento è il nastro trasportatore, il rullo originale che per decenni ha trasportato le pellicole, che corre per oltre 40 metri lungo le sale e che oggi fa viaggiare i pensieri scritti dai visitatori su schermi luminosi, trasformandoli in piccoli biglietti stampati. “Un museo multimediale permanente è molto diverso da un’istallazione temporanea – raccontano ancora i NONE collective – e senza dubbio l’obsolescenza tecnologica e l’affidabilità nel tempo sono temi centrali nell’intero processo di creazione del MIAC”.

6. IL MIAC OLTRE IL MUSEO

MIAC Sala Maestri foto credits Cristina Vatielli NONE collective

Pur trattandosi di un museo permanente, il MIAC nasce come struttura in divenire, una sorta di start-up capace di crescere modificandosi nel tempo, in grado di accogliere anche mostre temporanee, installazioni, proiezioni, incontri. Un progetto polifunzionale che intorno all’asse dell’esposizione fa ruotare una serie di iniziative parallele di diffusione culturale, didattica, formazione, avviamento professionale. Qualche esempio? Nei suoi locali ospiterà una bibliomediateca a uso di visitatori e studenti, lo Spazio Lettura Tullio Kezich – la biblioteca personale del grande critico cinematografico, con un fondo librario di oltre 5.000 volumi -, una sala cinema per proiezioni e uno spazio conferenze. E, ancora, proporrà attività di formazione rivolte ai giovani, declinate in formato Erasmus con scambi e residenze internazionali, svolta in collaborazione con il Centro Sperimentale di Cinematografia e altre istituzioni di settore. Infine sarà promosso un Laboratorio di Conservazione e Restauro, specializzato nel restauro analogico della pellicola, per tutelare la sopravvivenza dei capolavori del passato. Con la nuova avventura del MIAC, Cinecittà vede un altro tassello nel mosaico del suo rilancio, iniziato due anni fa con il rientro alla sfera pubblica degli Studios. Un periodo che sta vedendo il ritorno di produzioni internazionali nei Teatri di posa, in un dialogo con le major e i player delle piattaforme digitali.

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Giulia Mura
Architetto specializzato in museografia ed allestimenti, classe 1983, da anni collabora con il critico Luigi Prestinenza Puglisi presso il laboratorio creativo PresS/Tfactory_AIAC (Associazione Italiana di Architettura e Critica) e la galleria romana Interno14. Assistente universitaria, curatrice e consulente museografica, con una forte propensione all'editoria e allo sviluppo di eventi e progetti culturali, per il magazine PresS/T letter e per il format Archilive ha curato una rubrica sui libri d'architettura. È stata caporedattrice per la rivista araba Compasses e da anni collabora come freelance per testate italiane e straniere; con continuità è presente nella versione online e onpaper di Artribune. È co-founder di Superficial, studio creativo di base a Roma che si occupa di ricerca e sviluppo di progetti incentrati su: comunicazione, immagine, architettura, design, cultura, eventi, branding.