Venezia 76. Marriage Story. Baumbach e L’anatomia del Divorzio

Baumbach, Johansson e Driver non deludono le aspettative. Un goliardico dramma familiare che dal 6 dicembre sarà disponibile su Netflix.

Marriage Story
Marriage Story

Il primo colpo di fulmine dalla 76esima Mostra del Cinema di Venezia riguarda Marriage Story di Noah Baumbach. Netflix si mostra al Lido con il suo primo film in competizione e fa centro. Questo moderno Kramer contro Kramer potrebbe essere uno di quei titoli che dalla Laguna iniziano il viaggio verso gli Oscar. Protagonisti due attori straordinari e affascinati, popolari e amanti anche del cinema ricercato: Adam Driver e Scarlett Johansson. Marriage Story potrebbe essere un titolo ingannevole. È la storia di un matrimonio in deriva e quindi del suo finire, sgretolarsi. Un film che mescola i toni della commedia a quelli della tragedia lasciandosi andare in alcuni punti al godevolissimo musical. Buffo, carino e drammatico allo stesso tempo, e in parte racconto molto personale legato alle vicende private dello stesso regista che nel 2013 ha divorziato dall’attrice Jennifer Jason Leigh.

UNA SCRITTURA MANIACALE

Marriage Story mette nero su bianco il momento tra la decisione di dire “basta” è il verdetto finale del divorzio. Noah Baumbach si concentra sul momento della separazione, che in questo caso avviene con tanto amore. Il matrimonio che il regista mette in scena vuole essere quasi un antidoto al divorzio. È la storia di quelle volte, di quelle coppie, in cui qualcosa improvvisamente si sgretola e crea maggiore sofferenza perché nel mezzo c’è ancora tanto affetto. È una storia d’amore che si rompe. Con le parole dello stesso Baumbach: “il film racconta un matrimonio attraverso un divorzio perché, scrivendolo ho capito che è quando qualcosa non funziona più che ti rendi veramente conto di cosa avevi”. C’è qualcosa di magico in Marriage Story e forse è la caratterizzazione degli stessi personaggi: una coppia di artisti di teatro che vive a New York. Personaggi scritto in modo eccelso e maniacale che all’inizio pensano e provano ad avere una separazione amichevole, impraticabile però a causa delle divergenze di opinione in particolare sul luogo in cui dovrà crescere il figlio. Da una dolcezza estrema a scontri sempre più aspri. Aggiunge Adam Driver, sempre più dannato: “lo abbiamo preparato con lunghe conversazioni di notte o incontri al ristorante, per andare più in profondità e più in fretta sul set. Con Noah è come se si iniziasse una conversazione e ancora oggi questa conversazione continua”. 

UNA DOPPIA VOCE

In Marriage Story si passa da un incipit straordinario a una visione parallela dei fatti. Il punto di vista di lei e poi di lui. In questo modo Baumbach realizza un ritratto completo, esasperante, coinvolgente di una dinamica intima, private e in diversi casi comune e non del tutto sconosciuta. “Il film inizia che sono già separati anche se ancora non sanno esattamente dove li porterà tutto questo ma Nicole è già risoluta”, dice Scarlett Johansson. “Ho scritto quegli appunti per mettermi nello spazio dove erano loro per raccontare come era la loro vita, per esplorare l’ordinario e la quotidianità e nel farlo ho trovato una musicalità e ho pensato che potesse funzionare per il film. L’amore esiste ancora, è in ogni scena e quelle lettere sono un modo per far capire che quello è il punto di partenza“. Bello, bello, bello in modo assoluto, non c’era da temere da un regista come Baumbach. Già ne ‘Il calamaro e la balena’, affrontava eccellentemente il tema del matrimonio nel momento in cui va in frantumi. Un film che a detta sua parte anche dalla suggestione di un altro film, di Persona di Ingmar Bergman. “È stato importante per me sapere di poter contare su Adam Driver e Scarlett Johansson, due attori che quando recitano si perdono nella parte ma allo stesso tempo hanno sempre il controllo. Alla fine di una sequenza avevo bisogno di tempo per staccarmi dalla scena, andavo a passeggiare. Vederli al lavoro era come vedere due atleti che si affrontano e si sfidano”. 

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.