Bron/Broen. La serie televisiva di Hans Rosenfeldt

Ambientata in Svezia e Danimarca, la serie “Bron/Broen” prende spunto dalle dinamiche poliziesche per raccontare le istanze dell’epoca attuale.

Sofia Helin, protagonista della serie tv Bron/Broen
Sofia Helin, protagonista della serie tv Bron/Broen

Saga Norén, Polizia di Malmö” è un po’ il leitmotiv che cadenza il ritmo della serie Bron/Broen (dove ‘bron’ sta per ‘ponte’ in svedese, ‘broen’ in danese e The Bridge è la traduzione anglosassone). Nata del 2011 e conclusa nel 2018 (l’ultima stagione è in onda in Italia da febbraio su Sky Atlantic), è ambientata in Svezia e in Danimarca (ed è girata in entrambe le lingue). È ideata da Hans Rosenfeldt e prodotta da SVT1; il successo globale della serie ha prodotto inoltre due remake, uno americano e l’altro franco-britannico.
Il ponte cui fa riferimento è l’Øresund, che collega Copenaghen e Malmö. Sullo sfondo delle vicende poliziesche delle indagini condotte da due poliziotti dei due Paesi – Saga, una brillante e geniale ispettrice affetta da sindrome di Asperger, e Martin – ci sono le difficili dinamiche di convivenza di due realtà al confine e l’analisi delle rispettive differenze. Ci sono i traumi, gli squilibri sociali, la politica, il mondo del giornalismo e della polizia, in una riflessione autocritica che mette in chiaro ipocrisie e difetti di una società iper-organizzata affetta da efficientismo come quelle del nostro presente.

SAGA E MARTIN

Ma la serie non si limita a questo, ponendo al centro il personaggio di Saga. La sua coscienza ultra-sollecitata e spesso un po’ irritante, l’ingenuità con cui a causa della sindrome di cui soffre affronta le relazioni quotidiane con gli altri, l’assenza totale di malizia e l’incapacità del personaggio di mentire – a fronte di una devozione totale nei riguardi del lavoro – diventano uno specchio implacabile e feroce delle falsità e delle piccolezze che governano i rapporti umani.
Le fa da contraltare (almeno nelle prime due stagioni) il collega Martin, maschio difettoso per natura, essere umano a tutti i costi, con la propria vita disordinata, la sfera affettiva anche peggio e le mille mancanze, cadute e irresponsabilità che lo portano nel corso delle puntate a tenerci col fiato sospeso, a odiarlo o a simpatizzare con lui.

Santa Nastro

Svezia-Danimarca, 2011-2018 | Ideatore: Hans Rosenfeldt
Genere: poliziesco, thriller | Cast: Sofia Helin, Kim Bodnia
Stagioni: 4 | Episodi: 38 | Durata: 60’ a episodio

Articolo pubblicato su Artribune Magazine #48

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Santa Nastro
Santa Nastro è nata a Napoli nel 1981. Laureata in Storia dell'Arte presso l'Università di Bologna con una tesi su Francesco Arcangeli, è critico d'arte, giornalista e comunicatore. Attualmente è membro dello staff di direzione di Artribune. È inoltre autore per il progetto arTVision – a live art channel, ufficio stampa per l’American Academy in Rome e Responsabile della Comunicazione della Fondazione Pino Pascali. Dal 2011 collabora con Demanio Marittimo.KM-278 diretto da Pippo Ciorra e Cristiana Colli, con Re_Place, Mu6, L’Aquila e con Arte in Centro. Dal 2006 al 2011 ha collaborato alla realizzazione del Festival dell'Arte Contemporanea di Faenza, diretto da Angela Vettese, Carlos Basualdo e Pier Luigi Sacco. Dal 2005 al 2011 ha collaborato con Exibart nelle sue versioni online e onpaper. Ha pubblicato per Maxim e Fashion Trend, mentre dal 2005 ad oggi ha pubblicato su Il Corriere della Sera, Arte, Alfabeta2, Il Giornale dell'Arte, minima et moralia e saggi testi critici su numerosi cataloghi e pubblicazioni.

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