Il Nome della Rosa, la serie tv con John Turturro e Rupert Everett

Storia, scienza, filosofia e delitti. Il Nome della Rosa è tutto questo ma anche altro. In tv, per quattro prime time, vedremo la serie dedicata al grande labirinto della mente umana, una storia messa nero su bianco ormai nel 1980 da Umberto Eco in un libro dal successo planetario.

Il nome della rosa, immagini dalla serie tv ©Fabio Lovino
Il nome della rosa, immagini dalla serie tv ©Fabio Lovino

In prima mondiale il 4 marzo su Rai1 arriva la serie tv tratta dal successo letterario di Umberto Eco, “Il nome della rosa”. Una coproduzione internazionale che mira a raccogliere tutto il pubblico partendo dai giovanissimi. A portare sul piccolo schermo il thriller storico di Eco è il regista Giacomo Battiato “affiancato” da un cast internazionale, tra tutti i due protagonisti John Turturro e Rupert Everett. Una impresa non delle più semplici, soprattutto per la fiction italiana, e che potremo dire vinta sola alla fine dell’ultima puntata. “Il nome della rosa” non è un semplice romanzo, è un grande libro, un trattato di tanta cultura e conoscenza. Ha una struttura da romanzo poliziesco ma dentro c’è tutto e trasformare tutto questo, 500 pagine, in immagini è una sfida che crea molta attesa.

TURTURRO, LA COMPLESSITÀ DEL PROGETTO E IL GENIO DI HERLITZKA

“Il nome della rosa” è una serie girata interamente in lingua inglese e per la maggior parte negli Studi di Cinecittà. Il suo protagonista, John Turturro, ha anche partecipato alla stesura finale sceneggiatura e per lui, che prima di questo lavoro non conosceva il libro di Eco, è stato un privilegio. “È stata una grande esperienza e collaborazione. È stato davvero difficile adattare i dialoghi italiani in lingua inglese”, dice l’attore. E riguardo a “Il nome della rosa” aggiunge, “l’ho trovato un libro fantastico, bellissimo. Racconta di un mondo attuale ancora oggi, pertinente ai tempi moderni – questo fortunatamente o sfortunatamente in base alla propria visione del mondo”. John Turturro è rimasto colpito dal cast italiano e dal lavoro fatto da questi attori con la lingua inglese per via dei dialoghi molto complessi.  E riferendosi al grandissimo, e sempre sublime, Roberto Herlitzka ha aggiunto: “devo dire che quando si recita in un’altra lingua è difficile essere compreso ma essere ironico è impossibile. Una volta abbiamo fatto una prova nel mio camerino e sono rimasto letteralmente a bocca aperta nel vedere con quale bravura riusciva a recitare in una lingua che non conosceva”. L’attore torinese tornando sull’argomento dice scherzosamente: “mi è piaciuto molto recitare in inglese perché quando lo faccio e riesco a dire una battuta mi sembra di essere bravissimo. Questo non ha fatto che aumentare il mio dolore perché anche se l’inglese l’ho studiato non capisco una parola quando parlano, perciò non ho potuto fare altro che scambiare smorfie simpatiche con il resto del cast”.

LA BIBLIOTECA, LA LUCE E IL CAST ITALIANO

Grande protagonista de “Il Nome della Rosa”, nella serie come nel libro, è la biblioteca. Quel luogo enorme, meraviglioso in cui tutto si nasconde. È lì la forza di ogni uomo, nel sapere e nella conoscenza che l’Inquisizione ieri, altri oggi cercano di veicolare, restringere e vietare. La grande metafora che si nasconde dietro le parole e la trama pensata da Umberto Eco è fedelmente raccontata e mostrata anche attraverso una scelta realistica della luce voluta dallo stesso regista Giacomo Battiato (e da notare sin dal primo episodio soprattutto nelle scene totalmente buie e accompagnate solo da una candela). Questa serie ha una ricostruzione perfetta a livello fotografico e scenografico. Tutto quel periodo storico è ben messo in risalto pur restando sfondo di una serie di personaggi estremi, quasi shakespeariani. Un personaggio “nuovo” però c’è ed è affidato all’attrice Greta Scarano. Lei è Anna e poi Margherita, una si difende con la spada e l’altra con arco e frecce. “Una donna che racconta tante cose. L’uguaglianza di genere, il rispetto del prossimo e tanto altro ancora. È stata una esperienza totalizzante. Anche se devo ammettere che per me il regista è stato un faro lungo questo viaggio. La sua solidità ci ha portato avanti in questa lavorazione complicata e in un contesto lavorativo altissimo”. Il personaggio già ben sviluppato nel libro e che in tv lo sarà ancora di più è Salvatore, il mostro dell’abbazia. Nella serie la sua funzione all’interno sarà centrale e di lui scopriremo molto più di quello che sappiamo. A vestire i suoi panni è Stefano Fresi, finalmente in una veste diversa rispetto a quella in cui viene spesso recepito. A lui un ruolo molto importante, che mostra dove finisce l’uomo e dove inizia l’animale. Altro attore italiano e con un ruolo notevole è Fabrizio Bentivoglio, che dice: “non capita sempre di affrontare qualcosa che ti da la possibilità di superare i tuoi limiti. Il nostro è sempre un lavoro di squadra. Avere accanto attori internazionali di questo calibro porta il gioco ancora più in alto e io ho provato a esserci”.

RICCHEZZA ARTISTICA E INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA RAI

Tinny Andreatta, direttrice di Rai Fiction, ha sottolineato l’importanza di questa serie. “‘Il nome della rosa’ è un progetto che rientra nell’internazionalizzazione delle produzioni Rai. Una serie che nasce dal libro italiano più importante del secolo scorso, amato a livello internazionale e che ha coinvolto lettori di ogni età. La dimensione seriale è estremamente adatta alla ricchezza del romanzo di Eco. Di una enciclopedia che parla di arte, storia ma anche di sapere e temi legati all’oggi come la tolleranza e la paura. Nell’arco seriale queste sfumature del libro sono approfondite e la regia di Battiato è una festa degli occhi con molte citazioni a iconografie pittoriche del medioevo e epoche successive. Il regista e gli sceneggiatori hanno scavato all’interno di questi personaggi ricercando pregi e difetti, mostrando la debolezza o vulnerabilità umana”.

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.

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