La paranza dei bambini. Alla Berlinale il film di Claudio Giovannesi dal libro di Roberto Saviano

Claudio Giovannesi e Roberto Saviano presentano alla Berlinale il film La paranza dei bambini. Una storia che parla di adolescenti, di desideri e di pistole che inevitabilmente conducono a una guerra. Il racconto di una età difficile, di una città complicata ma al tempo stesso una storia universale, che potrebbe essere ambientata in qualsiasi altra parte del mondo. In sala dal 13 febbraio.

la paranza dei bambini 2
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Al centro de La paranza dei bambini, trasposizione cinematografica dell’omonimo libro di Roberto Saviano, c’è l’innocenza. Claudio Giovannesi presenta alla 69esima Berlinale il suo film, unico italiano in Concorso verso il Golden Bear. Il film racconta l’incoscienza di alcuni ragazzi che dal gioco innocente passano alla guerra e alla violenza rinunciando alla loro adolescenza. Claudio Giovannesi, giovane regista e al suo settimo film, continua a brillare e a mostrare una chiara idea di cinema, molto reale. Una regia consapevole e che cerca visivamente quello che vuole comunicare. Con La paranza dei bambini la sfida più grande è stata forse quella di mostrare la violenza di cui ha scritto Saviano e che con le parole assume altri connotati, forse più “semplici” rispetto al cinema. Giovannesi è riuscito a utilizzare le immagini ne in modo ricattatorio ne esibizionista, ha trovato la giusta misura anche attraverso la scelta dei volti, tutti esordienti.

DESIDERI E PISTOLE

Napoli 2018. Sei quindicenni – Nicola, Tyson, Biscottino, Lollipop, O’Russ, Briatò – vogliono fare soldi, comprare vestiti firmati e motorini nuovi. Giocano con le armi e corrono in scooter alla conquista del potere nel Rione Sanità. Con l’illusione di portare giustizia nel quartiere inseguono il bene attraverso il male. Sono come fratelli, non temono il carcere né la morte, e sanno che l’unica possibilità è giocarsi tutto, subito. Nell’incoscienza della loro età vivono in guerra e la vita criminale li porterà ad una scelta irreversibile: il sacrificio dell’amore e dell’amicizia. La paranza dei bambini, al cinema dal 13 febbraio con Vision Distribution e Palomar, è stato girato a Napoli la scorsa estate e vede nel cast principale giovani ragazzi dei quartieri di Napoli che non hanno mai recitato prima: Francesco Di Napoli, Ar Tem, Alfredo Turitto, Ciro Vecchione, Ciro Pellecchia, Mattia Piano Del Balzo. Alla stesura delle sceneggiature ha partecipato lo stesso Saviano che ha detto: “non è un racconto di una generazione criminale ma sulla generazione criminale. Cosa conta? Il denaro, i follower. Non esiste altro secondo questi ragazzi. O c’hai i soldi o sì fesso”.  La paranza dei bambini mostra dei ragazzi intorno ai 14 e 16 anni che hanno dei desideri. Sono ragazzi di “periferia”, anche se in questo caso si tratta del centro.  Sono desideri comuni ai ragazzi di Roma, Berlino, Parigi con la differenza che questi ragazzi, quelli del film, hanno come lampada di Aladino una pistola. “La pistola è il grande gioco che diventa poi dramma e guerra”, aggiunge Saviano.

L’ADOLESCENZA E IL CRIMINE

Claudio Giovannesi che ha diretto anche alcuni episodi di Gomorra – La serie segue quel filone ma al tempo stesso se di discosta. Si allontana da quello che ha già fatto, che abbiamo già visto e con la scelta di questa storia, di questo film sviluppa e affronta un tema universale: la difficile adolescenza. Giovannesi sceglie di mostrare l’adolescenza in relazione alla scelta criminale. Si allontana dai fatti di cronaca e quindi dal film di denuncia. La paranza dei bambini guarda alla scelta di alcuni adolescenti di diventare criminali. Come cambia la loro vita? Cosa vuol dire realmente questa scelta? Perché per loro non esiste un’alternativa? Non è un film su Napoli, Napoli è solo un’ambientazione. “Per me è stata un’ambientazione fondamentale perché ha un centro storico ancora popolare e popolato dalla malavita. Io guardavo Napoli e pensavo alla Napoli di Totò e De Sica”, ha detto il regista. La paranza dei bambini è la dimostrazione di come il cinema italiano (e giovane) sia perfetto per raccontare e rappresentare il reale. Di come il neorealismo sia nel nostro DNA e di quanto all’estero apprezzino questa nostra essenza cinematografica.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.

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