Cinema: la corsa (meritata) di Glenn Close verso gli Oscar 2019

Da Crudelia De Mon a uomo per sopravvivenza. Una carriera fatta di grandi e piccoli ruoli tutti eccellenti ed eccezionali, costruiti attraverso parole, sguardi e movimenti netti. Glenn Close ha tutte le carte in regola per portare a casa finalmente un premio Oscar con The Wife.

Glenn Close in La Carica dei 101
Glenn Close in La Carica dei 101

Dopo 7 nomination all’Oscar e 45 anni di carriera Glenn Close è vicinissima alla statuetta tanto ambita negli Usa. Già nel 2012 Glenn Close aveva sfiorato il Premio Oscar con l’interpretazione del personaggio principale (e maschile) in Albert Nobbs, lo stesso ruolo che nel 1982 le aveva portato fortuna a teatro. In quella edizione in molti la davano per vincente, ma l’Academy preferì la Meryl Streep di The Iron Lady. Glenn Close ha un fascino molto particolare che esercita benissimo sul grande schermo come sul palcoscenico. Un fascino che viene da molto lontano e sicuramente dalla sua formazione e infanzia. Da anni trascorsi tra Africa ed Europa. In Africa con la famiglia per seguire il lavoro del padre chirurgo, in Europa, più precisamente in Svizzera per i propri studi. New York la consacra nel suo mestiere, ovvero quel quadrilatero che costituisce la Broadway Theatre. Sono gli anni ’80 e lo spettacolo La singolare vita di Albert Nobbs la mette sotto i riflettori dei più importanti critici. Da qui una carriera strepitosa anche se non sempre festeggiata a dovere da riconoscimenti importanti. Glenn Close è comunque una donna e un’attrice realizzata, anche senza troppe statuette. Lo dimostra il discorso fatto ai Golden Globes in cui dedicava il suo premio alle tutte le donne, in primis sua madre, che non si sono sentite mai pienamente compiute. Ora a Glenn Close non resta che salire sul palco degli Oscar, lasciare tutti a bocca aperte con le sue parole e stringere forte un riconoscimento che le spetta da tantissimo tempo. In attesa di quella notte, il prossimo 24 febbraio, i cinque personaggi “cult” interpretati da Glenn Close.

Margherita Bordino

1. ATTRAZIONE FATALE

Glenn Close in Attrazione Fatale

Nel 1987 Adrian Lyne cerca disperatamente quel volto femminile che saprà rappresentare Alex Forrest, la donna mantide borderline capace di sconvolgere la vita tranquilla di Michael Douglas in Attrazione fatale. Un avvocato di Manhattan intrattiene una relazione, forse più un’avventura, di una settimana con una manager di una importante casa editrice. Alla fine lui torna dalla famiglia e la donna non si rassegna a questo finale. A colpire perdutamente il regista sono i lineamenti elitari e capelli biondi, quell’aspetto severo quasi furbo, diviso tra l’attento e il complotto. Un ruolo meritato e suo sin dal primo provino e che consacra Glenn Close sul grande schermo in modo definitivo.

2. LE RELAZIONI PERICOLOSE

Glenn Close in Le Relazioni Pericolose

Stephen Frears ha diretto storie deliziose e intriganti e forse Le relazioni pericolose è il suo più bel film. Una perfida marchesa per umiliare un suo ex amante fa ricorso a un altro ex, Valmont, che si incarica di sedurre, prima del matrimonio, la promessa sposa dell’amante di cui sopra. Glenn Close si cimenta in un ruolo tossico, feroce e incontrollabile. Regala a questo personaggio il suo portamento sofisticato e la sua aria malinconica, affiancando Michelle Pfeiffer e John Malkovich. Le relazioni pericolose è tratto dal famoso romanzo epistolare di Pierre Choderlos de Laclos, portato sul grande schermo da Roger Vadim nel 1959. La sceneggiatura è firmata da Christopher Hampton, autore a sua volta di una fortunata riduzione teatrale del romanzo stesso.

3. LA CASA DEGLI SPIRITI

Glenn Close in La Casa degli Spiriti

Dall’omonimo romanzo di Isabelle Allende al cinema con un cast spettacolo. Accanto a Glenn Close in La casa degli spiriti anche Jeremy Irons, Meryl Streep, Winona Ryder e Antonio Banderas. Un film molto bastonato dalla critica, letto come un formato televisivo passato e vecchio. Unica salvata è proprio Glenn Close. La storia di una famiglia dagli inizi del Novecento fino ai primi anni Settanta, in coincidenza col colpo di Stato avvenuto in Cile. Protagonisti il barone Esteban Trueba, sua moglie, sua figlia e sua sorella. La prima è veggente, la seconda una volta cresciuta amerà un rivoluzionario, la terza avrà un destino crudele. La Close è la nera zitella Ferula. Personaggio cupo ma straordinario perché capace di restare in disparte ma di attirare a sé tutta l’attenzione che spetterebbe a un protagonista.

4. LA CARICA DEI 101

Glenn Close in La Carica dei 101

Tutti conoscono Glenn Close come Crudelia De Mon e in molti da piccoli l’hanno temuta. Nel 1997 la Disney, che cerca da tempo di trarre un live action con persone in carne e ossa dal cartone animato La carica dei 101, affida a Glenn Close i panni della cattiva, l’unica donna al mondo a desiderare una pelliccia di cuccioli di dalmata. La carica dei 101 impone Glenn Close come star vera e propria, le regala quella nota in più di popolarità mettendola alla pari di altre sue colleghe di quel periodo come Sigourney Weaver (amatissima in modo particolare per Ghostbusters). È qui che dimostra ancora una volta un’ottima capacità di recitazione piena di sfaccettature e movenze.

5. ALBERT NOBBS

Glenn Close in Albert Nobbs

Non c’è Glenn Close senza Albert Nobbs. Nel dicembre del 2012, l’attrice americana produce e recita la trasposizione cinematografica dell’opera teatrale che lei stessa ha portato sui palcoscenici di mezzo mondo. E il risultato è insaziabile! La storia di una donna irlandese del XIX secolo che si traveste da uomo e lavora come maggiordomo per venti anni. Ricostruzione storica ed eleganza scenica in questo film aiutano senz’altro un’interpretazione sentita e potente già in scrittura. Il lavoro di Glenn Close è di totale sottrazione, quasi di sfinimento, per raggiungere al meglio il suo scopo: mostrare una figura raffinata, gentile e dal giusto umore. Mostrare i sacrifici di una donna di fronte a un mondo maschile e maschilista. Una storia che conserva purtroppo ancora molto più di un velo di realtà.

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.