Addio a Bruno Ganz. Da angelo per Wenders a Virgilio per Lars von Trier

Figlio di un operaio svizzero e di una donna italiana, Bruno Ganz ha interpretato ruoli diversissimi tra loro. A volte politici altri comuni. Un volto che il cinema europeo ha usato in tantissime occasioni. Molto amato dal pubblico internazionale e riconosciuto dalla critica come un vero talento. Lo vedremo al cinema con La casa di Jack di Lars von Trier.

Pane e tulipani
Pane e tulipani

“Non vorrei sembrarle precipitoso, ma se ci dessimo del tu?”, dice il personaggio interpretato da Bruno Ganz a quello di Licia Maglietta in Pane e tulipani di Silvio Soldini. L’attore, di origine svizzera, è morto la scorsa notte in una clinica di Zurigo all’età di 77 anni. Bruno Ganz è stato uno dei volti più noti del cinema tedesco, amatissimo dalle produzioni internazionali e anche dall’Italia. Ha lavorato in alcuni capolavori cinematografici, tra questi Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders e La caduta di Oliver Hirschbiegel. Nelle nostre sale potremo ammirare il suo talento ancora una volta dal 28 febbraio. È lui a interpretare Virgilio nell’horror diretto da Lars von Trier, La casa di Jack, presentato allo scorso Festival di Cannes.

DAL TEATRO AL CINEMA

Bruno Ganz esordisce sulla scena tedesca nel 1961 ed è subito scintilla tra lui e il pubblico. Per dieci anni segue una gavetta non indifferente dividendosi tra teatro e tv. È il palcoscenico il suo più grande amore. Quando conosce Peter Zadeke e Peter Stein abbandona i teatri stabili e gira per tutta la Svizzera recitando in cinema, trattorie, birrerie. Sono gli anni della contestazione giovanile. Con Stein fonda a Berlino uno dei teatri più importanti d’Europa, la Schaubühne, e nonostante il grande successo sceglie di avvicinarsi al cinema. Lo fa diretto sempre dal caro amico Stein nel 1975 con Sommergeste. Il talento di Bruno Ganz viene subito notato e dal 1976 costruisce una carriera straordinaria, quasi invidiabile. Lumiére di Jeanne Moreau, La Marchesa Von O… di Eric Rohmer, L’amico americano di Wim Wenders, Nosferatu, principe della notte di Herzog e così via. Non solo il centro Europa lo richiede ma anche Hollywood. Recita infatti nel 1978 in I ragazzi venuti dal Brasile accanto a Gregory Peck, James Mason e Laurenco Olivier.

IL LEGAME CON WIN WENDERS

Bruno Ganz si presenta al pubblico italiano nel 1980 recitando in Oggetti smarriti di Giuseppe Bertolucci e in La vera storia della signora delle camelie di Mauro Bolognini. Poi, per qualche anno, torna sul palcoscenico e lì sembra avere trovato la sua dimensione, ma Wim Wenders lo richiama. Il regista, ostinato, lo vuole con sé in due progetti incredibili come Il cielo sopra Berlino e il suo seguito Così lontano, così vicino. Il cielo sopra Berlino è il capolavoro che lo consacra al grande pubblico di tutto il mondo. Un film metafisico ma per nulla retorico che attraverso due personaggi non umani, due angeli, mostra le strade, le piazze, le chiese, tutto ciò che riguarda la storia e il tempo, di un Paese diviso. È forse il film con cui Bruno Ganz sarà ricordato maggiormente! Proprio lui che doveva essere Oskar Schindler in Schindler’s List di Steven Spielberg, ma scartato dalla produzione perché non abbastanza conosciuto.

HITLER, UN RUOLO FONDAMENTALE

Nella cinematografia di Bruno Ganz c’è anche L’eternità e un giorno di Theo Angelopoulos, The Manchuian Candidate di Jonathan Demme, Un’altra giovinezza di Francis Ford Coppola, Heidi di Alain Gsponer, The Party di Sally Potter e tanti altri. Anche se negli anni 2000 è fondamentale per lui un ruolo scomodo che sceglie di interpretare, quello di Hitler, in La caduta – Gli ultimi giorni di Hitler di Olivier Hirschbiegel. Il film che racconta gli ultimi giorni di vita del dittatore mentre Berlino veniva conquistata dall’armata Rossa. Bruno Ganz, come dimostrano i vari personaggi che ha interpretato tra teatro e cinema, è stato un grandissimo attore. Non un divo ma un talento cosciente e versatile, a disposizione dell’arte tutta, con grande curiosità e umorismo.

-Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.

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