A Torino “New Desire”, l’omaggio alla regista e artista Chantal Akerman

Lovers Film Festival, Museo Nazionale del Cinema e il Master in Design for Arts del Politecnico di Torino hanno organizzato due giorni nel ricordo e nell’approfondimento della cineasta belga scomparsa nel 2015

Chantal Akerman
Chantal Akerman

Chantal Akerman era una regista e una artista. Tutto il suo percorso è stato dedicato a indagare il dramma dell’esistenza attraverso uno stile sperimentale e un grande e invadente umorismo disincantato. Aspettando il Lovers Film Festival (dal 24 al 28 aprile) a Torino, il cinema ricorda questa regista. Il 23 e 24 febbraio il Cinema Massimo – MNC di Torino ospita New Desire Omaggio a Chantal Akerman, una due giorni dedicata alla grande cineasta belga scomparsa nel 2015 poco dopo aver presentato al Festival di Locarno il suo ultimo lavoro, No Home Movie. Promossa da Lovers Film Festival, Museo Nazionale del Cinema e il Master in Design for Arts del Politecnico di Torino in collaborazione con Aiace e con il supporto di Filmidee e del Sindacato Belleville, l’evento che si svolge anche grazie alla Cinémathèque Royale de Belgique e alla Cinémathèque Française propone un programma inedito per il panorama culturale italiano e allineato con il percorso teorico che ha accompagnato il Master in Design for Arts che, attraverso i due workshop tenuti dagli artisti Doug Ashford e Max Pitegoff e Calla Henkel, ha dato particolare rilevanza a tematiche legate all’identità di genere, in particolare ai vari movimenti di liberazione delle donne, delle minoranze etniche, della comunità LBGTQ+ nelle società capitaliste nelle quali viviamo, e di cui Chantal Akerman è interprete fondamentale. La nostra intervista a Irene Dionisio, Direttrice del Lovers Film Festival.

Chantal Akerman
Chantal Akerman

Come mai un omaggio a Chantal Akerman?
L’evento che si svolge grazie alla Cinémathèque Royale de Belgique e alla Cinémathèque Française propone un programma che per la sua completezza è assolutamente inedito per il panorama culturale italiano, ed è allineato con il percorso teorico che ha accompagnato il Master in Design for Arts che, attraverso i due workshop tenuti dagli artisti Doug Ashford e Max Pitegoff e Calla Henkel, ha dato particolare rilevanza a tematiche legate all’identità di genere, in particolare ai vari movimenti di liberazione delle donne, delle minoranze etniche, della comunità LBGTQ+ nelle società capitaliste nelle quali viviamo, e di cui Chantal Akerman è interprete fondamentale e riconosciuta.

Cosa del suo cinema non dobbiamo dimenticare e anzi recuperare?
La Akerman ha saputo raccontare l’universo femminile – spazio-temporale ed emotivo – con dovizia di particolari morali ed estetici. Ha saputo affrescare con grande libertà intellettuale il proprio mondo interiore, narrandosi in declinazioni sempre variabili racchiusa tra mura da cui scappare. I suoi film – tra il documentario e la poesia visuale – sono diari casalinghi ed urbani di intensità e forza straziante. Embrionalmente già pieni di quel mondo che l’avrebbe portata all’autodistruzione.

In questi due giorni dedicati a Chantal Akerman quale sarà il percorso filmico?
Il percorso che abbiamo scelto per raccontarla si snoda tra il suo film d’esordio, audace e minimale, Je tu il elle, in cui il suo occhio e il suo corpo si svelano senza alcuna pudicizia al pubblico in ogni esigenza fisica e interiore, passando per Toute une nuit in cui seguiamo in una calda estate a Bruxelles una serie di persone alla ricerca di un contatto erotico e profondo tra le vie della capitale belga, fino allo straziante  No Home Movie, l’ultima pellicola presentata a Locarno 2015 in cui il dialogo con la madre affronta il trauma ereditato dell’Olocausto, la sue tormentate esigenze d’artista e di figlia.

Chi parteciperà a questi due giorni dedicati alla cineasta belga?
Abbiamo scelto un percorso su due binari. Quello legato al suo profilo di video-artista che verrà seguito durante la prima parte dell’appuntamento introdotto da Pier Paolo Peruccio (coordinatore Master in Design for Arts) e dalla conversazione tra Gail Cochrane (Visual Arts Supervisor Master in Design for Arts) e Sergio Pace (Storico dell’Architettura e Referente del Rettore per i Servizi Bibliotecari, Archivistici e Museali). La seconda giornata avrà invece un approccio più cinematografico e si snoderà tra le testimonianze di Carlo Chatrian, giornalista, autore e programmatore di fama internazionale, direttore artistico dal 2013 del Festival del film Locarno e da fine marzo 2019 direttore artistico del Festival del Cinema di Berlino; e Caroline Champetier, fra le più note direttrici della fotografia. Ha lavorato fra gli altri con Jean-Luc Godard, Philippe Garrel, Leos Carax, Chantal Akerman, Jacques Doillon, Amos Gitai, Margarethe von Trotta, Benoît Jacquot e Xavier Beauvois.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.

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