Vice – L’Uomo nell’Ombra: il biopic su Dick Cheney firmato da Adam McKay

Reduce dal successo de La grande scommessa, lo sceneggiatore e regista premio Oscar Adam McKay, torna ad approfondire i retroscena e gli intrighi del potere con un biopic che racconta l’ascesa politica di Dick Cheney, vicepresidente degli Stati Uniti durante l’amministrazione di George W. Bush.

Vice – L'Uomo nell'Ombra: il biopic su Dick Cheney firmato da Adam McKay
Vice – L'Uomo nell'Ombra: il biopic su Dick Cheney firmato da Adam McKay

Dallo scoppio della crisi finanziaria del 2007-2008 alla politica, il passo è breve per Adam McKay. Per la sua ultima fatica, Vice – L’uomo nell’ombra, candidato a sei Golden Globes, il regista di Filadelfia si affida a Christian Bale e Steve Carrell, il duo di star che aveva già diretto ne La grande scommessa, e conferma un’originalità e una vitalità mai banale, a tratti rivoluzionaria, che rende arguta e molto particolare la sua narrazione. “Questa è una storia vera. Per quanto possa esserlo, considerando che Dick Cheney è riconosciuto come una delle persone più riservate della storia. Ma abbiamo fatto del nostro meglio, cazzo!”. Il film si apre con questa didascalia. Parole oneste e corrette, ma troppo fragili per lasciare spazio ad un’unica interpretazione. È evidente che il regista, consapevole dei meccanismi perversi dietro la macchina da presa, si prende gioco dello spettatore e al tempo stesso lo rende partecipe di una tragedia classica in chiave moderna.

STORIA DI UN BURATTINAIO SILENZIOSO

Analizzando gli anni più profondi e significativi del protagonista, McKay ci offre uno sguardo personale, a tratti perfidamente comico, sulle contraddizioni del sistema politico statunitense. Da operaio elettrico nel Wyoming, Cheney – interpretato da un irriconoscibile Christian Bale, ingrassato di quasi 20 chili: “Sono un attore, il mio corpo e la mia mente sono dei contenitori che posso riempire permettendomi di esplorare la vita di altre persone”, spronato a cambiare vita dalla tenace e fedele moglie, Lynne (Amy Adams), riesce a diventare assistente dell’allora Segretario alla Difesa Donald Rumsfeld (Steve Carrell), per poi insediarsi  come Capo dello Staff della Casa Bianca sotto l’amministrazione di Gerald Ford e, dopo cinque mandati nel Congresso, come Segretario alla Difesa per George W. Bush (Sam Rockwel). Tra conflitti interni e giochi di potere, il film racconta uno dei periodi più delicati e difficili del secondo dopoguerra, culminato con l’attacco alle Torri Gemelle l’11 settembre del 2001. Con uno stile innovativo, impreziosito da inserti documentaristici, il cineasta statunitense ripropone in maniera più sobria l’esperimento eseguito con La grande scommessa, lasciando alla voce narrante, un comune cittadino americano (Jesse Plemons) il compito di dare un volto e un corpo alla verità assoluta. Il cast fa la differenza, ognuno dei protagonisti mette in luce un aspetto, quello della complessità, fondamentale per la costruzione della cronaca storica. I dialoghi avvincenti e la sceneggiatura perfetta, profondamente machiavellica, incidono in modo notevole sui temi trattati ma anche, e soprattutto, sui tempi e i ritmi del lungometraggio.

L’AMERICA DI OGGI, IL POPULISMO DI IERI

Sembra assurdo come delle volte passato e presente possano essere collegati tra loro. Adam McKay in Vice – L’uomo nell’ombra è posizionato su una linea temporale interattiva che consente allo spettatore, nella sua relazione con la storia, di riflettere sul diabolico laboratorio del populismo dilagante, radicato purtroppo nell’attuale tessuto sociale. Impossibile non fare un parallelismo tra l’America di Trump e quella di Cheney, approfondire le componenti essenziali di un paese allo sbando, preda di un sovranismo psichico. Sembrano necessarie, quanto mai attuali, in questa tragedia shakespeariana, le parole di Antonio Gramsci: “Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri”. E se da una parte dobbiamo accettare le presunte verità di Vice, mostrateci con eleganza e spregiudicatezza da uno dei registi più interessanti in circolazione, dall’altra non ci resta che l’enorme zona d’ombra nella quale siamo sprofondati.

– Luigi Affabile

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Luigi Affabile
Luigi Affabile nasce in provincia di Napoli nel 1988. Dopo un'infanzia, divisa tra cartoni animati, videogiochi e film in bianco e nero in compagnia della nonna, si iscrive all'ITIS Enrico Medi di San Giorgio a Cremano (città nota per aver dato i natali a Massimo Troisi) dove consegue il diploma di perito elettrotecnico. Dopo svariati lavoretti, si appassiona alla lettura che, insieme al cinema, rappresenta il rifugio per difendersi dal mondo. Attualmente è impegnato nella ricerca della propria realizzazione personale, ma allo stesso tempo scrive per un magazine di arte e cultura e sogna una carriera da scrittore.