“The Girl in the Spider’s Web”, Claire Foy in veste dark

Anteprima mondiale alla Festa del Cinema di Roma, forse il momento più atteso. Il nuovo capitolo di una saga letteraria famosissima e best seller. Un racconto tra adrenalina, suspense e urla di vendetta o giustizia, in base al punto di vista

The Girl in the Spider’s Web di Claire Foy
The Girl in the Spider’s Web di Claire Foy

Nel 2017 era caccia all’attrice per il ritorno di “Millennium”, ora questa attrice c’è e ne esce benissimo oltre che in ottima forma. La giustiziera incattivita è Claire Foy. “The Girl in the Spider’s Web” fa il suo debutto mondiale alla 13esima Festa del Cinema di Roma. Dopo Noomi Rapace, nella versione svedese dei film dalla serie scritta da Stieg Larsson, e Rooney Mara, nella versione diretta da David Fincher, è la volta della “giovane regina” di “The Crown” e di Fede Alvarez. Il passato non passa mai per Lisbeth Salander, hacker in cerca di vendetta, ma prima di tutto orfana abusata. Assoldata da uno scienziato informatico per recuperare un programma di sua invenzione in grado di collassare le sicurezze nazionali e armare il mondo con un click, Lisbeth riesce nell’impresa diventando però bersaglio degli Spiders, un’organizzazione criminale che vuole mettere le mani sul file e rapire August, figlio dello scienziato e chiave di accesso al programma. Tra esplosioni e inseguimenti da vero action, Lisbeth incrocia di nuovo la strada di Mikael Blomkvist, giornalista d’inchiesta di “Millennium”, e quella di Camilla, la sorella creduta morta e subentrata al padre al vertice dell’organizzazione criminale dopo la sua morte.

The Girl in the Spider’s Web di Claire Foy – cast del film

DA REGINA AD HACKER

Claire Foy, già alla Mostra del Cinema di Venezia con “First Man,” si è presentata con grande eleganza e delicatezza oltre che versatilità del tutto inaspettata e molto apprezzata. Con “The Girl in the Spider’s Web” accetta una sfida bella grossa che supera a pieni voti e con grande capacità dark. “La cosa importante è non rendere il personaggio te ma trasformare te in loro”, dice Claire Foy. “Lisbeth Salander non è simpatica, non fa nulla per essere attraente. Larsson ha creato un personaggio articolato e profondo. Il pubblico ama questo personaggio perché non è tradizionale, non è usuale”. Chi ha imparato ad amare Claire Foy con la sua interpretazione in “The Crown” potrebbe notare differenze e similitudini. Potrebbe sembrare impossibile ma è così! “Non direi che la Regina sia determinata come personaggio. Lei e Lisbeth Salander hanno però una somiglianza, non sono in grado di comprendere ed esprimere le proprie emozioni. Lisbeth Salander si rende conto da ragazzina che provare sentimenti fa male, è una cosa che è chiara già molto nel primo libro”. Lisbeth Salander potrebbe essere per certi versi un moderno supereroe: in fondo cerca giustizia per le madri, le figlie, le donne in assoluto. “Non l’ho mai vista come un supereroe”, continua l’attrice. “Se la tagli sanguina! Nel suo personaggio ho sempre ammirato la volontà di sopravvivere, in questo film è molto forte questo elemento. Lisbeth Salander ha fiducia in se stessa, ha la volontà di farcela”.

HITCHCOCK E DE PALMA MAESTRI PER ALVAREZ

Fede Alvarez, noto per gli horror Man in the Dark e il remake di La casa, firma la regia del nuovo capitolo americano riguardante la saga di Millennium. In un certo senso prende l’eredità di Fincher e supera di tantissimo il suo collega. Restituendo un film drammatico, ritmico, noir e sentimentale. “Su un lavoro di questo genere non deve essere fatto un paragone ma la trasposizione deve essere la tua, differente da quella degli altri”, dice il regista. “Il quarto libro poi è proprio differente. È più folle, c’è un’evoluzione. Il film è una sorta di James Bond un po’ folle, mi interessava molto lo sviluppo di Lisbeth Salander”. “The Girl in the Spider’s Web” è un film quasi horror, ma non nel senso letterale del termine. Lo è per i colori, per il gelo delle situazioni e dei sentimenti. “Questo film ha un rapporto con gli altri miei lavori, in particolare la suspense del mio ultimo lavoro”, aggiunge Alvarez. “Hitchcock diceva di girare una scena d’amore come fosse una di morte e viceversa, e qui questo suggerimento è stato molto seguito. Per me lui è un maestro insieme a Brian De Palma”. Sul personaggio di Lisbeth Salander afferma: “Non amo i supereroi, li trovo oppressivi, ma un po’ qui c’è: qui viene presentata come una supereroina ma poi viene cercata di distruggere, c’è sempre un elemento di autorivelazione, quindi questo mi ispira, il fatto che lei alla fine sei umana”.

– Margherita Bordino

Iscriviti alla nostra newsletter
CONDIVIDI
Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.