Due parlamentari della Lega insorgono contro un festival palermitano che si occupa di migranti. Nel mentre il Mibac boccia tre storici festival cinematografici sostenuti dal Comune di Palermo. Niente fondi, né riconoscimenti. Note stonate, nel mezzo di una stagione felice. 

Che la Lega di Matteo Salvini possa non avere in simpatia un festival dichiaratamente cosmopolita, antirazzista e multietnico come “Sabir”, è scontato. C’è tutto già nel nome, preso a prestito da un antico idioma parlato nei porti del Mediterraneo tra l’epoca delle Crociate e il XIX secolo. Più precisamente un pidgin, slang derivato dalla mescolanza di lingue di popoli differenti, incrociatisi a seguito di migrazioni, colonizzazioni, relazioni commerciali. Il ‘Sabir’ era il dialetto dei porti, delle genti meticce, del Mare Nostrum e delle sue floride terre, dei crossing culturali e delle molte intrepide rotte.
Sottotitolo: “Festival diffuso delle culture mediterranee”. La prima edizione nel 2014 a Lampedusa, poi l’anno dopo a Pozzallo, quindi a Siracusa e adesso a Palermo, dove è atteso tra l’11 e 14 ottobre nell’ambito degli eventi per Palermo Capitale Italiana della Cultura 2018.

Max Hirzel, Migrant Bodies Daniele Daricello, autopsy techinician of Palermo Policlinico Hospital, with his tools
Max Hirzel, Migrant Bodies Daniele Daricello, autopsy techinician of Palermo Policlinico Hospital, with his tools

IMMAGINI E PAROLE IN TEMA MIGRAZIONI

In programma laboratori, conferenze, mostre, concerti e spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche, incontri internazionali. Dai “Corpi migranti” di Max Hirzel, che affronta con la fotografia il tema durissimo della gestione dei corpi di migranti deceduti, tra autopsie, sepolture, procedure di identificazione, fino ai reportage di Grazia Bucca, che si trovò a bordo della nave Aquarius nell’inverno del 2017, a immortalare le operazioni di salvataggio condotte con SOS Mediterranée e Medici Senza Frontiere; dal dibattito sul lavoro di badanti e braccianti stranieri, come occasione di sviluppo e non di sfruttamento, a quello su “Città e Porti aperti tra Europa e Africa”; dal workshop di formazione sul ricongiungimento familiare per i rifugiati, agli scatti del reporter Francesco Bellina, infiltratosi ad Agadez, in Niger, insieme al giornalista Giacomo Zandonini, lungo le rotte dei migranti dell’Africa subsahariana; dalla tavola rotonda sulla situazione del Sudan nel contesto del Corno d’Africa, a un focus sui tanti luoghi comuni che scandiscono la discussione pubblica sulle migrazioni; dal workshop con Letizia Battaglia, maestra di una fotografia del realismo e dell’impegno civile, alla mostra “Colours of a Journey”, che raccoglie disegni e dipinti realizzati da piccoli migranti giunti in Europa.

IMPARZIALITÀ O CENSURA?

Insomma, nulla che possa incontrare l’assenso di leghisti, sovranisti, frequentatori di ruspe, di muri e di frontiere (chiuse). Ed è naturale che, nel corso di discussioni e riflessioni, l’impianto ideologico di quella parte politica e le relative strategie di propaganda incontrino critiche, visioni alternative. Tutto assolutamente legittimo. Da un lato l’establishment populista, col mito del nazionalismo e il vizio del sospetto, dall’altro un fronte progressista che oppone le sue forme di resistenza culturale.
Ma per la Lega no, non c’è nulla di normale. Questo continuo stigmatizzare le attuali politiche securitarie basate sulla chiusura e sul respingimento, è evidentemente una faccenda scomoda. Inaccettabile. Anche nel caso di un semplice festival di nicchia. La cultura, quando è voce libera, fa paura: unica nota consolatoria.
L’allarme arriva direttamente da Roma. I due deputati bergamaschi del Carroccio, Simona Pergreffi e Daniele Belotti, hanno presentato un’interrogazione alla Commissione di Vigilanza Rai, denunciando la mancata imparzialità del festival e accusandolo di azioni antigovernative, in polemica aperta con i vertici delle Istituzioni e con gli elettori delle maggiori forze politiche del Paese. Metterci il logo della Rai? Manco per niente!
Ora, anche se Sabir fosse mosso da uno sfacciato spirito polemico, anche se si criticassero duramente le campagne per i blocchi navali, le strategie mediatiche per la criminalizzazione dello straniero e le nuove leggi che contrastano i sistemi di accoglienza per i rifugiati, cosa ci sarebbe di male? Si invoca forse la censura?
Nessuno qui vuole impedire la libertà di espressione”, hanno spiegato i due parlamentari. “Ma quando si parla di servizio pubblico radio televisivo, si dovrebbe parlare anche di imparzialita’, cosa che in questa manifestazione proprio non e’ prevista. Nel programma sono previsti persino convegni sulla campagna elettorale per le Europee 2019 contro movimenti politici definiti ‘regressivi‘”. A essere definiti “regressivi”, i due leghisti, non ci stanno. Ma soprattutto non accettano che la televisione di Stato offra il suo patrocinio alla manifestazione promossa da Arci e sostenuta da una lunga lista di organizzazioni e realtà istituzionali: dal Comune di Palermo – che col Sindaco Leoluca Orlando ha fatto del multiculturalismo una vera e propria carta d’identità politica – a Caritas, Acli e CGIL, fino a UCCA, UNAR e European Civic Forum.

La Rai aveva regolarmente aderito. Ma la questione è per l’appunto finita tra aule e commissioni parlamentari, poiché un evento “in cui si analizzano forme per denunciare i vertici del Governo italiano legittimamente eletto, promuovere strumenti di contrasto alle sue politiche sugli hot spot, definire razzisti e populisti milioni di elettori che in Europa sostengono determinate forze politiche” va per forza osteggiato.
Perfettamente in linea, del resto, con il provvedimento che bloccò – dietro un’interrogazione di Ignazio La Russa – la messa in onda della fiction con Beppe Fiorello dedicata alla rivoluzione umanitaria e sociale condotta dal sindaco Mimmo Lucano a Riace. Anche quella, evidentemente, invisa alla compagine che va dalla Lega ai Cinque Stelle, passando per Fratelli d’Italia.
Per costoro la Rai sarebbe dunque non già un’azienda culturale che accoglie tutte le idee e promuove un dibattito aperto, rappresentando laicamente e democraticamente lo Stato. Meglio farne una protesi delle forze politiche di maggioranza, interdetta a metterne in discussione il verbo: pure un semplice patrocinio, concesso a un evento indipendente, diventa inopportuno. È così che con la scusa dell’”imparzialità” si camuffa l’ennesimo delirio. Prove tecniche di regime o ingenuità da quattro soldi?
Certo, aver piazzato un personaggio come Marcello Foa alla presidenza della Rai non fa ben sperare. Sovranista doc, complottista, simpatizzante antivax con idiosincrasie manifeste per ‘Bigpharma’ ed élite finanziarie, avvezzo a condividere improbabili fake sulle sue pagine social, incluse quelle a sfondo razzista, il neo presidente non è figura che rassicura nel mezzo di contese surreali come quella esplosa intorno al Festival Sabir.

E IL MIBAC SCARICA TRE FESTIVAL PALARMITANI

Ma in fatto di patrocini nazionali e di rapporti col governo, le grane non finiscono qui per Palermo. Tre importanti festival cinematografici, sostenuti da amministrazione comunale e Film Commission regionale, sono stati privati del riconoscimento del Ministero dei Beni Culturali: “Sole Luna Doc Fest”, “Sicilia Queer Festival” ed “Efebo d’Oro”.
Secondo quanto previsto dal bando, erano necessari 60 punti minimi su 100 per accedere ai finanziamenti ministeriali, mentre almeno 15 servivano per ricevere il marchio di “Rilevanza nazionale e internazionale”. Per festival, rassegne, premi cinematografici e audiovisivi i milioni di euro stanziati erano 4,9, spalmati tra circa 160 soggetti.
Si è fermato a 14 punti il coraggioso “Sicilia Queer”, creatura dell’omonina associazione indipendente: da anni fiore all’occhiello della scena siciliana, è costruito con criteri d’internazionalità intorno a tematiche forti e di rottura, a partire dalla questione dell’identità di genere (“Queer è come noi decliniamo il pluralismo di pensiero critico; dalla Sicilia lo sguardo è rivolto al mondo intero, la soggettività non è individualismo ma un’idea nuova di cittadinanza, di giustizia sociale, di diritti e di libertà per la persona”).
“Sole Luna” ed “Efebo d’Oro” sono arrivati invece a quota 53 e 58, non sufficienti comunque a ricevere i fondi. L’uno, promosso dall’associazione “Sole Luna, un ponte tra le culture” si concentra sulla produzione di documentari, con tanto di sconfinamenti nel mondo delle arti visive, della musica e del teatro, mantenendo un’attenzione alta per l’attualità, la storia, i territori del mediterraneo, il principio del rispetto tra popoli; l’altro, storico premio internazionale di cinema e narrativa, focalizzato sul rapporto tra immagini in movimento e scrittura, consegnerà per il suo quarantennale  il Premio alla carriera a Sergio Castellitto Margaret Mazzantini.

Sole Luna Doc Fest 2017 allo Spasimo di Palermo
Sole Luna Doc Fest 2017 allo Spasimo di Palermo

LO SFOGO DELL’ASSESSORE ALLA CULTURA

Non si è fatto attendere l’amaro commento dell’assessore alla Cultura Andrea Cusumano, che sulla sua pagina Facebook ha evidenziato “l’enorme sforzo fatto in questi ultimi anni dagli organizzatori, dal Comune e dalla Film Commission regionale, dimostrando capacità di visione e progettazione, capacità d’integrazione progettuale tra istituzioni territoriali e società civile”. E ancora: “Non è solo la perdita del supporto finanziario, è il messaggio di disattenzione per il Sud che cresce e che costruisce, tra mille problemi, capacità progettuale e profondità culturale, ciò che ci rammarica”. Appare in effetti insolita la scelta d’ignorare Palermo giusto nell’anno in cui lo stesso Ministero l’aveva eletta Capitale Italiana della Cultura, mentre Manifesta la sceglieva come sede per la sua dodicesima edizione, seguita a ruota da kermesse di rilievo come il Festival di Sky Arte. Un anno felice, denso di appuntamenti, cambiamenti, sfide, nel tentativo di rilanciarsi e reinventarsi, anche e soprattutto attraverso la cultura.
Sorpresi e amareggiati i dirigenti della Film Commission, a partire dal Direttore Generale Alessandro Rais, che alla testata Meridionews spiega come già nel 2017 i contributi erano stati inspiegabilmente interrotti: “Non si tratta di quest’ultima tornata di finanziamento ma anche della precedente. Proprio il sostegno della Regione Siciliana, all’interno del programma ‘Sensi Contemporanei’, ha permesso di svolgere nell’Isola festival di qualità che hanno promosso il territorio attraverso significative manifestazioni culturali. Col risultato che questi festival negli anni sono cresciuti, sia come impatto sul territorio sia come maturazione della proposta culturale e dell’eco internazionale. Di questo noi siamo orgogliosi“.
Ma chi ha operato la valutazione sui progetti? La commissione, nominata a febbraio 2018 tramite bando del Mibact-Direzione Cinema, dunque sul finire dell’era Franceschini, è composta da Giovanna Gagliardo (regista e sceneggiatrice), Marina Giovannini (consulente legale per società di produzione/distribuzione cinematografiche e televisive), Guia Loffredo (produttrice), Gianfranco Rinaldi (consulente legale in ambito fiscale e del diritto d’autore, specificamente per il settore cinematografico) e Francesca Rossini (Segretaria AGIS ANEC Puglia e Basilicata).
Insindacabile il giudizio degli esperti, ci mancherebbe. E però tre festival su tre cassati, tutti con una storia e un prestigio istituzionale, non è un segnale che incoraggia. Da un lato si bloccano i fondi destinati alla riqualificazione delle periferie, che gli esecutivi precedenti avevano stanziato, dall’altro si nega un sostegno anche minimo a iniziative che promuovono ricerca intellettuale, pensiero, produzione artistica, cultura contemporanea. E che difendono qualità e valori cruciali: dal rispetto per le diversità al dialogo interculturale, da un’etica dei diritti a quella responsabilità sociale fondata su conoscenza, territorialità, abbattimento di griglie e di confini. Il Sud è anche e soprattutto questo tipo di scommessa, di risorsa. Incoraggiarne gli sforzi – in assenza di network locali d’impresa, di economie fiorenti, di un sistema pubblico e privato sempre efficiente – è un fatto sano. Per il Paese intero.

–       Helga Marsala

www.festivalsabir.it/
www.efebodoro.it/
www.solelunadoc.org/
www.siciliaqueerfilmfest.it

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Helga Marsala
Helga Marsala è critico d'arte, giornalista, notista culturale e curatore. Insegna all'Accademia di Belle Arti di Roma, dove è anche responsabile dell'ufficio comunicazione. Collaboratrice da anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo come caporedattore per la piattaforma editoriale Exibart. Nel 2011 è nel gruppo che progetta e lancia la piattaforma Artribune, dove ancora oggi lavora come autore e membro dello staff di direzione. Svolge un’attività di approfondimento teorico attraverso saggi e contributi critici all’interno di pubblicazioni e cataloghi d’arte e cultura contemporanea. Scrive di arti visive, arte pubblica e arte urbana, politica, costume, comunicazione, attualità, moda, musica e linguaggi creativi contemporanei. È stata curatore dell’Archivio SACS presso Riso Museo d'arte contemporanea della Sicilia e membro del Comitato Scientifico, collaborando a più riprese con progetti espositivi, editoriali e di ricerca del Museo. Cura mostre e progetti presso spazi pubblici e privati in Italia, seguendo il lavoro di artisti italiani ed internazionali. Nel 2018 lavora come Consulente per la Cultura del Presidente della Regione Siciliana e poi dell'Assessore dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana.
  • Naya

    Invece di pensare a problem i più grandi in Sicilia come la disoccupazione e le città in dissesto. Si pensa ai migranti e sperperare soldi così… che si pensasse prima alla gente della propria terra costretta ad emigrare o suicidarsi perché non riesce a campare piuttosto che aggravare di più i problemi della Sicilia che va sempre indietro a peggiorare!!!