7 Sconosciuti a El Royale, il nuovo film di Drew Goddard apre la 13esima Festa del Cinema di Roma

È il cinema che cambia, che si evolve e che trasforma i generi. È il neo-noir che si presenta alla Festa del Cinema di Roma con l’opera seconda di Drew Goddard, regista colto e consapevole non solo dell’immagine ma anche dei dettagli minuziosi che costituiscono un racconto ricco di segreti e note musicali

7 Sconosciuti a El Royale
7 Sconosciuti a El Royale

Cosa succede se 7 perfetti sconosciuti “un po’ troppo invadenti” si trovano insieme in un hotel tra California e Nevada? Per scoprirlo basta vedere 7 sconosciuti a El Royale, opera seconda di Drew Goddard che apre la 13esima Festa del Cinema e arriva nelle nostre sale dal 25 ottobre con 20th Century Fox. Drew Goddard potrebbe non risultare un nome noto nel cinema, ma ha un grande bagaglio da sceneggiatore e di successo. Ha alle spalle una lunga esperienza televisiva come autore di serie del calibro di Buffy, il suo spin-off AngelLost. Goddard parla del film come “la mia lettera d’amore per il cinema e la letteratura noir di quegli anni”, un amore vero e viscerale che si manifesta in un racconto consapevole in ogni suo passo.

7 Sconosciuti a El Royale
7 Sconosciuti a El Royale

DALL’HORROR AL NEO-NOIR

Goddard ha esordito nella regia con l’horror Quella casa nel bosco. Un film di genere molto classico che sottolinea in un certo senso il suo essere un conoscitore esperto del cinema. Un film in cui il citazionismo è presente ed evidente, oltre che dichiarato. Con il suo secondo progetto da regista, 7 sconosciuti a El Royale, si cimenta in qualcosa di nuovo. Non è un horror, non è un thriller, non è un film di azione. È un po’ di tutto questo! È un neo-noir che porta con sé le radici del genere ma ne ripercorre una linea, soprattutto estetica, meno convenzionale. 7 sconosciuti a El Royale non è ambientato ai giorni nostri, ma nel 1969. “Per me la musica è un momento molto importante”, racconta Goddard. “Diciamo che in un certo senso è il cuore di questo film perché quello che volevo celebrare era proprio la creazione effettiva, reale della musica ed è in un certo senso un’espressione di una storia d’amore che dura da una vita. Per me la musica è fondamentale, è importante e volevo anche rendere omaggio agli artisti che hanno creato la musica, che sono riusciti a creare soprattutto negli anni ’60 qualcosa di eccezionale, di fantastico nonostante i periodi e i momenti tumultuosi in cui si sono trovati a vivere. Per me la musica è veramente l’anima di questo film”.

UN PO’ ANDERSON, UN PO’ TARANTINO

7 Sconosciuti a El Royale è un film letale. Sette persone si trovano in questo posto fermo e smarrito nel mondo, o meglio tra due stati americani totalmente differenti. E mentre le tinte degli interni, i costumi e le luci ricordano un certo stile di Wes Anderson, non può che saltare alla mente un altro tipo di racconto e di regia che trova molte connessioni in e con questo film, il “metodo Tarantino”. Da un lato si avvertono forti e penetranti i colori pastello, quelli della cultura pop e degli anni del cambiamento sociale del mondo occidentale; dall’altro è come essere catapultati in un western senza logica in cui ognuno ha una colpa o un peccato con cui deve fare i conti. La psichedelica fotografia che ipnotizza lo spettatore davanti il film è firmata dal talentuoso Seamus McGarvey, che conta al suo attivo film come The Greatest Showman, The AccountantAnimali notturni, mentre la colonna sonora che si incrocia e incastra con le canzoni status di quegli anni è opera di Michael Giacchino. Drew Goddard dimostra di avere un tocco patinato ma dettagliato, ben strutturato e descrittivo ma al tempo stesso crea una storia e dei personaggi che servono a leggere i duplici aspetti del male e a lasciare dubbi e interrogativi nello spettatore. Del cast fanno parte Jeff Bridges, Cynthia Erivo, Dakota Johnson, Jon Hamm, Cailee Spaeny, Lewis Pullman e Chris Hemsworth. Ognuno con un talento ben preciso e con una grande potenza nello sguardo, come se i segreti dei personaggi fossero stati totalmente inghiottiti dai loro interpreti.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.