Un’opera prima che riprende il noto fumetto di Zerocalcare e mira a essere un film di formazione. La grande sorpresa, oltre all’armadillo più particolare di sempre, è l’interpretazione di Pietro Castellitto. Il film è presentato in concorso nella sezione “Orizzonti” della Mostra del Cinema di Venezia.

La profezia dell’armadillo approda sul grande schermo grazie all’esordiente Emanuele Scaringi. Si tratta della trasposizione cinematografica dell’omonimo fumetto, forse quello più conosciuto, di Zerocalcare. Il ventisettenne Zero, interpretato da Simone Liberati, è un disegnatore spiantato del quartiere periferico di Rebibbia, più precisamente della Tiburtina Valley: terra di Mammuth, tute acetate, corpi reclusi e cuori grandi; un posto dove manca tutto ma non serve niente. Visto che con le vignette non si guadagna, tira avanti dando ripetizioni di francese e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita è un saliscendi dai mezzi pubblici, un andirivieni da un capo all’altro della città per inseguire lavoretti occasionali e far visita alla Madre. Finché un giorno, di ritorno a casa, non lo attende la personificazione della sua coscienza critica, un vero armadillo in placche e tessuti molli, pronto a conversare sulla vita, l’attualità e i massimi sistemi del mondo. Ad affiancare Zero nelle piccole imprese quotidiane c’è Secco, ovvero Pietro Castellitto, l’amico di sempre. Presente anche quando la notizia della morte di Camille, vecchia compagna di scuola e primo amore del protagonista, mette in discussione le poche certezze dell’artista dissacrante, evocando i dubbi e il senso di incomunicabilità che contagiano un’intera generazione di “tagliati fuori”.


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E L’ARMADILLO COME FA?

Valerio Aprea è l’armadillo di Emanuele Scaringi. Un goffo, abbastanza bruttino, molto saggio e serioso personaggio che si aggira nella casa e nella fantasia, o meglio nella coscienza, di Zero. Una scelta assai interessante per questo tipo di film è porre un pupazzone come supereroe, ma senza poteri, fascino o effetti speciali. L’armadillo è semplicemente il più giusto di tutti, quella voce interiore di ogni persona che suggerisce, in un certo senso, di non rimandare a domani quello che si potrebbe fare oggi. È sua la frase nel film: “Aver finito qualcosa che non serve è come non aver mai cominciato”. Forse La profezia dell’armadillo è il primo caso in cui nei fumetti i personaggi cattivi non sono rappresentati da animali, semmai il contrario. “Rinunciare significa scegliere”, suggerisce in una scena l’armadillo a Zero e da qui si capisce bene che carattere ha questo ragazzo. Colpa sua o colpa del nostro Paese, è un piccolo talento del fumetto, molto preparato in diverse materie e conosce anche il francese in modo fluente. Zero però si perde in chiacchiere, ha poca voglia, gli basta stare al mondo. Vorrebbe cambiarlo ma non sa bene come e quindi riflette e aspetta. D’altronde, sempre come dice l’armadillo, “non farti contagiare dalla voglia di cambiare il mondo, un altro mondo non esiste”.

DAL FUMETTO AL FILM

Le riprese de La profezia dell’armadillo si sono svolte lo scorso autunno a Roma e da subito il film ha destato molto interesse. D’altronde l’omonima graphic novel di Michele Rech, meglio conosciuto come Zerocalcare, è un best seller. Il film è stato sceneggiato da Oscar Glioti, Zerocalcare, Valerio Mastandrea e Johnny Palomba. Oscar Glioti, allo scorso Lucca Comics, aveva raccontato che il progetto è stato una gestazione lunga. La scrittura del film è infatti iniziata nel 2013, due anni dopo l’uscita del fumetto. “Così come nei fumetti di Zero il protagonista è liberamente ispirato a Michele, nel film abbiamo creato un protagonista che è liberamente ispirato ai fumetti di Zero. Quindi il grado di separazione tra Michele Rech e Simone Liberati è grandissimo. È un’opera di fantasia, anche perché il linguaggio cinematografico è molto distante da quello del fumetto”, diceva Glioti. Ora quel racconto è film e arriva nelle sale cinematografiche il 13 settembre.

Margherita Bordino

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Autore Zerocalcare
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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.