Goodbye Marilyn a Venezia 75. Gianni Canova intervista la Monroe

Il corto d’animazione che non ti aspetti. Alle Giornate degli Autori un’interessante e attuale intervista fatta alla bionda diva hollywoodiana, che quest’anno avrebbe compiuto novant’anni.

Goodbye Marilyn

Tredici minuti di pura cinefilia, arte e intrattenimento. Goodbye Marilyn è un cortometraggio d’animazione sorprendente, firmato da Maria di Razza. Mette insieme, e in poco tempo, alcuni elementi particolarmente interessanti del nostro cinema contemporaneo. Goodbye Marilyn mostra la grande diva di Hollywood oggi. L’attrice non si concede al pubblico da cinquant’anni, da quando, senza alcuna spiegazione, decise di ritirarsi per sempre dalle scene. Sorprendentemente Marilyn decide di rompere il silenzio e di concedere un’intervista. Il giornalista cercherà di decifrare il mistero di una donna che, all’apice del successo, rinunciò alla fama in nome della propria libertà, diventando un mito.

LA DIVA DI IERI E DI OGGI

Sono diventata un mito, è un lavoro a tempo pieno”, recita la Marilyn animata parlando con il giornalista. Maria di Razza presente una donna consapevole del suo ruolo, sia nel passato sia nel presente. Un’attrice che ha segnato la sua epoca e che segna l’attuale cinema e immaginario mondiale. Bionda, bella e cotonata. Questa l’immagine che la settima arte insieme alla fotografia ci ha restituito degli anni di Marilyn Monroe e in questo corto la troviamo in splendida forma, oltre che lucida e attuale in ogni sua frase. Oggi le distanze con i divi si sono accorciate, a causa della tecnologia e della comunicazione differente. Eppure no… Maria di Razza, e anche molti di noi, vuole pensare che Marilyn se fosse viva sarebbe comunque una diva e condurrebbe una vita lontana da tutto e colma di mistero per i suoi fan. Il mantra della Marilyn di Goodbye Marilyn si riassume in due punti: il valore della distanza; la bellezza del mistero. E come darle torto! Goodbye Marilyn, l’intervista immaginaria ad una Marilyn sopravvissuta alla fatale notte del 4 agosto 1962, ha anche un’animazione molto particolare. I disegni giocano con pochi colori e tra questi il nero e il porpora, vinaccio. Nello scorrere delle immagini si notano anche vari riferimenti alla giovane Marilyn, quella col vestito bianco, e alla pittura che lei stessa ha ispirato, quella di Andy Warhol. Un corto che si rifà all’omonimo fumetto di Francesco Barilli e Roberta “Sakka” Sacchi, edito dalla Becco Giallo. Un volume e un racconto brillante che parla della condizione femminile, dello star system, e più in generale di un periodo storico segnato da grandi speranze e grandi tragedie.

Goodbye Marilyn

IL CINEMA NEL CINEMA

Goodbye Marilyn non è solo un semplice corto. È il cinema nel cinema. La voce di Marilyn è quella di Maria Pia Di Meo, mentre la voce del giornalista che la intervista è di Gianni Canova. Ebbene, per chi il cinema lo segue e lo ama questi due “interpreti” non sono degli sconosciuti, anzi… sono nomi e volti autorevoli e autoriale, la prima nel doppiaggio, il secondo nella critica cinematografica. Maria Pia Di Meo, classe 1939, inizia col il doppiaggio e con il teatro dal 1944. È figlia d’arte e nell’arte è cresciuta. La sua voce ha accompagnato molte generazioni e molti interpreti internazionali. È un po’ un’icona. Da sempre è la voce italiana di Meryl Streep, e negli anni lo è stata anche di altre grandissimi attrici della tradizione cinematografica più amata, come Audrey Hepburn (Cenerentola a Parigi, Colazione da Tiffany, …), Julie Andrew (Mary Poppins, Tutti insieme appassionatamente, …) e Jane Fonda (Lettere d’amore, Youth – La giovinezza, …). Gianni Canova è invece “il cinema maniaco”, dal titolo del programma che conduce su Sky. È anche critico cinematografico e rettore della IULM. Inoltre tra i suoi ultimi libri c’è “Divi Duci Guitti Papi Caimani. L’immaginario del potere nel cinema italiano”, un libro che gioca su tanti interrogativi e tra questi: Perché il cinema americano quando mette in scena uomini di potere li chiama con il loro vero nome (JFK, Nixon, Lincoln) mentre il cinema italiano ha bisogno quasi sempre di ricorrere a maschere (il divo, il duce, il caimano)? Insomma, Gianni Canova è il giornalista perfetto per tenere testa ed entrare in empatia con una diva come Marilyn.

Margherita Bordino

 

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.