Realtà virtuale, vecchi e nuovi autori sono solo alcuni degli argomenti toccati dal direttore artistico della Mostra del Cinema di Venezia in questa chiacchierata.

Lo scorso anno la Mostra del Cinema ha puntato tanto sulla tecnologia e sulla realtà virtuale. Quest’anno quale è l’asso nella manica?
Non ci sono grandi novità. Il concorso riguardante la realtà virtuale lo è stato ed eravamo certi che la qualità di alcune produzioni fosse la conferma che non fosse solo uno strumento tecnologico asservito a funzionalità di tipo classico ma che potesse avere anche una rilevanza estetica e una ricerca formale intrinseca. Cosa confermata dal successo della prima edizione, per cui la seconda è in qualche modo più interessante. Dura per tutto il festival e non soltanto cinque giorni. Non sarà limitata ai professionisti del settore ma aperta a tutti gli accreditati e persino agli spettatori incuriositi da questo nuovo medium. La qualità, rispetto allo scorso anno, è cresciuta ancora, segno che non c’eravamo sbagliati e che c’è una continuità in questo lavoro di ricerca estetica sulle potenzialità offerte dalla nuova tecnologia. Rispetto alla scorsa edizione questa è l’unica insistenza, per il resto la Mostra si presenta con le stesse caratteristiche passate. Abbiamo cambiato nome a una sezione che prima si chiamava “Cinema nel giardino” e ora “Sconfini”. Prima era abbastanza equivoco,” Sconfini” come termine è un po’ più vicino a quello che è lo spirito di una sezione eterogenea che spazia dal cinema d’autore più radicale e sperimentale sino a prodotti destinati al grande pubblico.

Nella conferenza stampa di lancio della 75esima edizione ha parlato di grandi autori che stanno realizzando film più vicini e comprensibili agli spettatori.
La Mostra del Cinema e molti altri festival sono stati accusati in passato di essere poco attenti al cinema destinato al grande pubblico e più attenti a difendere le ragioni di un cinema d’autore che sta diventando sempre più di nicchia, viste le evoluzioni del mercato. Abbiamo fatto un percorso in questa direzione, nell’aprirci un po’ di più alle varie tipologie di spettacolo e di film che vengono oggi prodotti nel mondo senza limitare la nostra selezione al cinema d’autore nel senso più stretto, che forse è un po’ legato a una certa concezione di cinema che risale sostanzialmente agli Anni Sessanta del secolo scorso e che si è riprodotta e imposta nei decenni successivi in maniera forse un po’ troppo esclusiva.

Quali cambiamenti sta vivendo il cinema d’autore?
Oggi il cinema sta cambiando moltissimo anche sotto la spinta della rivoluzione digitale, delle nuove modalità di fruizione, delle piattaforme su cui è possibile vedere film… e che ci sia una forma di apertura anche da parte del cinema d’autore nei confronti del grande pubblico mi sembra un segnale abbastanza rilevante che si ritrova in moltissimo cinema d’autore di oggi. Le crescenti difficoltà che questo tipo di cinema riscontra oggi nel farsi produrre e finanziare ha spinto forse alla scelta di utilizzare codici condivisi con il pubblico. Sono i codici di genere. Non si tratta di cinema di genere in senso stretto, ma di cinema di genere rivisitato dalla prospettiva d’autore e quindi con l’intenzione di rinnovare, di lavorare senza riprodurre stereotipi e sui miti che rappresenta il cinema di genere per la storia del cinema stesso. Questo è uno dei tratti caratteristici di molti dei film presenti in Concorso a Venezia 75.

Oggi il cinema sta cambiando moltissimo anche sotto la spinta della rivoluzione digitale, delle nuove modalità di fruizione, delle piattaforme su cui è possibile vedere film“.

Il cinema è quindi vivo.
Gli autori sono stati sempre un po’ più avanti degli altri, capaci di guardare oltre e di costringere il quadro cinematografico a una torsione e tensione verso nuovi modi e modalità. Sta tramontando un certo tipo di cinema che abbiamo conosciuto e amato nel Novecento, che riguarda la nostra formazione culturale e cinematografica e che continua a essere un punto di riferimento. Il cinema sta cambiando ma non vuol dire che sta comparendo, sta diventando un’altra cosa, altrettanto interessante e bella. Oggi si consuma tantissimo cinema ma diversamente. Se andiamo a vedere soltanto i dati delle frequentazioni delle sale assistiamo a uno stillicidio, a una lenta perdita degli spettatori anno dopo anno. Semplicemente perché gli spettatori guardano film in un altro modo. Stavo leggendo i dati della diffusione delle piattaforme che offrono cinema streaming nei Paesi europei ed è impressionante: 15 milioni di abbonati in Inghilterra… La cosa straordinaria è che gli abbonati alle piattaforme streaming che offrono soltanto cinema in Gran Bretagna hanno superato quest’anno gli abbonati alle pay tv che offrono pacchetti più completi per vari ambiti.

La Mostra del Cinema sta diventando vetrina per i cineasti del futuro. Lo sarà anche in questa edizione?
Noi vediamo tantissimi film: 1800 lungometraggi, circa 1600 cortometraggi, e poi documentari da tutto il mondo. Ed è impressionante il numero crescente di giovani registi anche da Paesi che non hanno una storia e tradizione cinematografica. Questo è segno di una vitalità straordinaria, oltre che di un grande talento che dimostrano sin dal primo film. Sono registi che hanno grande coraggio, certezza e padronanza del linguaggio visivo. Io sono molto ottimista verso il futuro del cinema e lo dimostra la selezione degli ultimi anni in cui, accanto a grandi nomi e registi affermati, abbiamo dedicato spazi enormi della nostra programmazione a giovani autori e talenti, senza contare i programmi specifici che abbiamo avviato, come Biennale College. Abbiamo scoperto molti giovani registi e di questo andiamo fieri!

Infine, parlando di grandi personalità del cinema, la Mostra del Cinema sceglie di premiare David Cronenberg e Vanessa Redgrave. Sono due personaggi e volti attualissimi.
David Cronenberg è uno che ha fatto un percorso personale interessantissimo. È partito dal cinema di genere rinnovandolo, stravolgendolo dall’interno ed è poi approdato a film sempre più personali e critici nei confronti della società contemporanea con una capacità anche di indagare quei meccanismi meno noti, meno conosciuti, meno frequentati che sono le conseguenze della vita degli individui, profonde e antropologiche. Lo ha fatto sempre con una estrema professionalità, sempre molto provocatorio. Proprio per questa sua estrema lucidità e attualità mi sembra che il cinema di Cronenberg deve essere premiato. Un premio alla carriera serve proprio a rivendicare l’estrema attualità di un cinema che continua a essere un punto di riferimento.

E la Redgrave?
Vanessa Redgrave è un’icona incredibile, sessant’anni di carriera straordinaria, un talento inarrivabile al servizio del grande cinema. Lei è stata in grado di spaziare dal free inglese, quello indipendente, radicale, più provocatorio, al grande cinema hollywoodiano, passando per il palcoscenico e per la televisione, non soltanto portando il contributo del suo grandissimo talento ma anche di una personalità fortissima, che la caratterizza molto. La sua carica umana, la sua sensibilità, il suo coraggio di battersi per cause importanti, la sua voglia di prendere posizione sono elementi che la rendono più di una brava attrice.

‒ Margherita Bordino

www.labiennale.org/it/cinema/2018

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CuratoreAlberto Barbera
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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.