Made in Italy, il ritorno di Ligabue alla regia dopo 20 anni

Amore, cambiamento e legami profondi con la propria terra. Luciano Ligabue presenta il suo nuovo film nato da un “seme” del passato, dalla canzone “Non ho che te”. Un film come concept album e come racconto di amore e verità verso l’Italia.

Film Made in Italy Luciano Ligabue
Still dal film Made in Italy di Luciano Ligabue

Era il 1998 quando Luciano Ligabue portava al cinema il film Radiofreccia. Dopo vent’anni torna in sala con Made in Italy, un vero e puro concept album in cui parte della sua musica diventa immagine e racconto. Il film distribuito da Medusa ha come protagonisti ancora una volta Stefano Accorsi e Kasia Smutniak. Made in Italy è la storia di una coppia, di un gruppo di amici, di un cambiamento involontario ma dovuto. Una storia che ha a che vedere con il nostro Paese. “Il cambiamento fa paura, siamo propensi a pensare che non porti a buone cose”, commenta Ligabue. “Il cambiamento è una cosa naturale che non riguarda dei precisi eventi, ma la nostra reazione a tali eventi. Riko e Sara vivono in una realtà consolidata e in un momento di crisi, Riko vede le cose molto strette, ha bisogno di cambiare punto di vista e di sguardo”.

LO STATO D’ANIMO DELL’ITALIA

Made in Italy è un “progetto balordo”, come lo definisce in conferenza stampa Ligabue. “Oggi la musica si ascolta fino al ritornello e poi si passa all’altro brano. Io volevo fare un concept album in cui la storia narrata nella mia musica venisse seguita dall’inizio alla fine”, aggiunge il regista. Il cambiamento è un argomento centrale nel film ma anche nella musica di Ligabue, basti ricordare le canzoni Buonanotte all’Italia o Il sale della terra. È un cantautore innamorato della sua Italia e della sua Correggio e questo era il sentimento che più di tutti voleva mettere in risalto. “Volevo raccontare questo sentimento attraverso un uomo normale che non ha tanti privilegi”, continua Ligabue. “Siamo assuefatti dalla bellezza del nostro Paese ma al tempo stesso abituati al suo malcontento irrisolto”. Con Made in Italy Ligabue vuole comunicare proprio questo: lo stato d’animo di persone per bene, persone comuni che da un giorno all’altro devono fare i conti con un cambiamento che non avrebbero mai immaginato.

IL LAVORO COME IDENTITÀ

Made in Italy nasce da un “seme”, e questo è legato al passato musicale di Ligabue. Si tratta del brano Non ho che te. La storia di questa canzone ha generato poi il nuovo album e ora film. “È l’esame di come una persona, quando perde, il lavoro perde la propria identità e utilità sociale. È una seconda crisi”, afferma Ligabue. “Se con Radiofreccia mettevo la macchina sopra i personaggi come per schiacciarli e mostrare Correggio e il gruppo di amici, qui continuo a essere interessato a storie specifiche, e se poi in queste storie altri si riconoscono… è perché lì entra in gioco la finzione”. È così che da un brano del passato si passa a un brano di oggi, a Mi chiamano tutti Riko. Nel nuovo disco di Ligabue, un personaggio appena citato ma che nel film diventa fondamentale è quello di Sara. Un personaggio che il regista ama perché è una donna che ha il coraggio di volere la vita che desidera. A vestirne i panni è Kasia Smutniak, che dice: “mi sono ispirata alla forza che hanno le donne, alla loro capacità di stare con i piedi per terra. Sara è il tipo di donna che nel momento cruciale non ha problemi a prendere una decisione”.

RIKO, UNO DI NOI

Stefano Accorsi è invece Riko. È un operaio che dopo trent’anni di lavoro si trova a casa e senza una direzione. Ha una moglie con la quale vive una forte crisi e un figlio che cerca a suo modo di dargli carica. Riko è un uomo per bene, un uomo come tanti che a un certo punto si trova a dovere scegliere: rassegnarsi o cambiare lui stesso le carte in tavola. Con le parole di Accorsi: “Riko è un uomo che sta. Sta nel suo Paese e nel suo ruolo. Questo è un film sull’amore e sulla vita. Non succede nulla di eclatante nella vita di Riko, succedono cose normali. Ci sono cose che per diverso tempo gli sono andate bene e poi sono cambiante. A fare forte questo film è la grande fiducia che Luciano ha avuto nei suoi attori. C’è tanta verità in Made in Italy”.

 

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.