Natale al cinema: il circo americano raccontato nel film The Greatest Showman di Michael Gracey

Il grande circo americano tra diversità e perfezione, tra essere o non essere, tra bellezza e spettacolo. Dopo Moulin Rouge torna al cinema il grande musical con protagonista Hugh Jackman. Dal 25 dicembre con 20th Century Fox.

The Greatest Showman
The Greatest Showman

È un grande spettacolo, The Greatest Showman diretto da Michael Gracey. Scritto da Jenny Bricks e Bill Condon, è uno spettacolo di colori, musica e suggestioni. C’è un messaggio forte alla base: essere felici è possibili, sempre. E c’è una nota positiva anche per la critica, o la stampa in genere. Spesso capita nei film di trovare “commenti” a sfavore dei giornalisti (si pensi a Birdman), qui invece c’è un invito a godere dell’arte e dell’intrattenimento senza tenere il muso o prendersi troppo sul serio. The Greatest Showman, nelle sale italiane dal 25 dicembre con 20th Century Fox, è un film per tutti, giustissimo per il periodo natalizio e di “spensieratezza”. Un film di compagnia e in compagnia in cui chi è cresciuto negli anni ‘90 non potrà non farsi trascinare dal ritmo pop e da qualche passo alla Michael Jackson, anche se il contesto è del tutto diverso essendo ambientato nel 1800. E poi c’è l’elemento più importante di tutti: la diversità. The Greatest Showman mostra come questa sia una cosa bella. Come essere diversi non debba avere una accezione negativa. Lo si può essere per aspetto (forse!) e lo si può trasformare in vantaggio e bellezza.

SOGNO E IDENTITÀ

The Greatest Showman è la storia di un uomo “eterno secondo”, che sente quindi la necessità di primeggiare, per sé e per le persone a lui care. Vuole dimostrare a sé stesso e agli altri che esiste e che non è il rango a fare l’uomo. Il suo obiettivo però finisce con offuscargli la mente. Diventa un’ossessione, un tormento che lo porta a diventare quasi “avaro”. Ma si sa, non sono i soldi o la fama a fare la felicità. Questa è una dimensione va cercata bene e una volta trovata, consolidata. La felicità è essenziale, ma è gratis ed è per tutti. L’uomo in questione è Phineas Taylor Barnum, interpretato da Hugh Jackman, attore talmente bravo anche nel canto e nella danza da non riuscire a togliergli gli occhi di dosso neanche per un istante: un vero showman! La sua è una storia di amore, di vita e di strada. Una storia dove le parole “casa” e “famiglia” sono importanti e ben consolidate. Accanto a queste però, ancora più rilevanti sono “sogno” e “identità”, due parole quasi profetiche. Con The Greatest Showman ci troviamo davanti al genere musical – quello “vero vero” – e al circo, nel senso più puro e genuino del termine. È inevitabile non aprire una piccola parentesi a riguardo: La La Land ha finalmente un ottimo competitor, un film che spodesta il musical di Damien Chazelle e si posiziona come grandissimo spettacolo del 2017. D’altronde era dal 2001, e quindi da Moulin Rouge, che un grande studio cinematografico americano non portava al cinema un musical originale.

IL VERO SHOW

I protagonisti dello show di Barnum sono tanti, tantissimi. Sono persone non perfette nell’aspetto fisico, ma esilaranti nei loro movimenti e di grande cuore. Ad interpretarli sono Keala Settle, Paul Sparks, Diahann Carroll, Yahya Abdul-Mateen II, Natasha Liu Bordizzo, Austyn Johnson, Cameron Seely, Fredric Lehne e Will Swenson. Accanto a loro ci sono “i belli ma non perfetti”: Michelle Williams, Zac Efron, Rebecca Ferguson e Zendaya. E mentre Michelle Williams e Zac Efron, se pur bravi, non riescono ad uscire dai loro storici personaggi recitati rispettivamente in Dawson’s Creek e High School Musical, l’interpretazione di Keala Settle (in The Greatest Showman la donna barbuta) è un vero gioiello della recitazione. Sono inoltre sorprendenti musiche, coreografie e costumi, la maggior parte dei quali realizzati a mano e disegnati da Ellen Mirojnick (vincitrice dell’Emmy per Behind the Candelabra): “Abbiamo adottato un approccio più fantastico, il nostro obiettivo era trasmettere al pubblico romanticismo e gioia piuttosto che puntare a una fredda, storica accuratezza. Abbiamo creato la nostra piccola fabbrica di miracoli”, ha svelato Mirojnick, “Il motto era correre rischi e provare assolutamente tutto”. Lei che ama disegnare in special modo abiti maschili ha definito particolarmente piacevole “creare una silhouette per Hugh soprattutto perché può portare tutto e qualsiasi cosa. Può semplicemente mettere qualcosa e diventare il personaggio in modi diversi da quello che hai immaginato”.

DA UNA STORIA VERA

Il film è tratto da una storia vera e non propriamente positiva. Il signor Phineas Taylor Barnum – politico, uomo di spettacolo e imprenditore americano – nel 1835 compra una vecchia schiava, Joice Heth, e la mostra al pubblico dicendo che ha 160 anni. “La balia di George Washington signore a signori“, la chiama. Il successo lo porta nel 1841 ad acquistare l’American Museum a New York per trasformarlo in un teatro dove esibisce “freaks”, per lui fenomeni, persone deformi spesso irreali. Tra questi freaks ci sono: il General Tom Thumb, Charles Stratton, alto 63 centimetri e mezzo che ha 5 anni (però Barnum lo presenta come dodicenne); la cantante d’opera europea Jenny Lind; l’elefante gigante Jumbo; i gemelli siamesi Chang & Eng Bunker. Nel 1844-45 il circo Barnum fa una tournée in Europa dove espone i suoi “personaggi” davanti alla Regina Vittoria. Nel 1871 Barnum fonda “The Greatest Show on Earth“. Il suo circo riscuote un successo  strepitoso, diventando una vera leggenda nel mondo. I tempi però cambiano e anche i gusti degli spettatori e a maggio 2017 il “Barnum Show” ha calato definitivamente il sipario.

Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.