David Lynch racconta il suo amore per la pittura e l’incontro con Fellini

È considerato il regista surrealista per eccellenza. Reduce dal successo della terza edizione di Twin Peaks, arriva alla Festa del Cinema di Roma David Lynch. Il più atteso tra gli ospiti dopo il giovane genio di Xavier Dolan.

David Lynch
David Lynch

Voleva fare il pittore e studiava arte, poi è diventato un maestro indiscusso del cinema. David Lynch è il protagonista dell’ultimo Incontro Ravvicinato della Festa del Cinema di Roma, edizione numero 12. Al regista va il Premio alla Carriera consegnato dall’Oscar Paolo Sorrentino. “Non ero per niente appassionato di cinema, non andavo a vedere film e la mia ispirazione più grande è la città di Philadelphia”, commenta Lynch come prima battuta. “Città che amo per tutti motivi sbagliati perché è sporca, corrotta, violenta e sempre in preda al terrore. A parte la follia di questa città, anche la sua architettura, questi colori intensi, questi interni dalle tonalità improbabili, queste proporzioni strane, questi mattoni ricoperti di fuliggine, questo ambiente caratterizzato dalla presenza delle fabbriche… è il mondo che ritrovate nei miei film”. David Lynch per un’ora intrattiene il pubblico della Festa del Cinema parlando dei suoi film, quelli da lui girati e quelli da lui preferiti. Tra questi ultimi: Lolita, Viale del tramonto e 8 e ½. Nelle sue parole c’è tanta Italia. C’è il ricordo al produttore Dino De Laurentiis con cui ha realizzato Dune e Blu Velvet, il ricordo di Fellini e Tonino Delli Colli. E poi c’è la sua prima passione, quella per l’arte e per la dimensione del caos e del sogno.

Federico Fellini, 8 e mezzo
Federico Fellini, 8 e mezzo

L’INCONTRO CON FEDERICO FELLINI

Quella volta con Fellini, direttamente dalle parole di David Lynch. “Ero a cena con Marcello Mastroianni, mangiando funghi, e gli dissi che ero un vero appassionato di Federico Fellini. Il giorno dopo mandò una macchina a prendermi perché aveva organizzato una giornata intera a Cinecittà da trascorrere con Federico. All’epoca stava girando Intervista e il direttore della fotografia era Tonino Delli Colli. Anni dopo stavo a Roma (1993) per girare uno spot per la Barilla. C’era Depardieu e di nuovo Tonino. Parlando mi disse che Fellini era ricoverato in ospedale. Andammo a trovarlo e mi ricordo che in questa stanza c’erano due letti singoli e nel mezzo una sedia a rotelle dove era seduto Fellini. C’era lì un giornalista (Vincenzo Mollica) con cui si mise a parlare Tonino mentre io dialogavo con Federico. Gli ho tenuto la mano, abbiamo chiacchierato per più di mezz’ora e mi ha raccontato come quello che stava succedendo nel mondo del cinema lo intristiva: l’entusiasmo del cinema nei giovani era sparito ed era rivolto verso la televisione. Lasciando la stanza gli dissi che tutto il mondo stava aspettando il suo prossimo film, e poi Vincenzo molti anni dopo mi disse che, una volta uscito dalla stanza, Fellini gli disse: ‘questo è un bravo ragazzo’. Andammo a trovarlo di venerdì, la domenica Fellini entrò in coma e morì due settimane dopo”.

FRANCIS BACON E LA PITTURA INFANTILE

David Lynch è un simbolo del cinema surreale. Osannato dalla critica ma anche dai giovanissimi spettatori. Proprio al 70esimo Festival di Cannes è stato accolto con grande calore per l’anteprima della terza stagione di Twin Peaks, 25 anni dopo la messa in onda televisiva della seconda. Dai tratti di questa serie, ma anche dai suoi vari film, i temi centrali e portanti si ripetono e tornano, allo stesso modo i colori. Potremmo definire Lynch “un pittore del cinema”. E lui d’altronde, vive da sempre di pittura e scultura. Non meno recenti solo le sue mostre in giro per il mondo, anche con varie installazioni. “Le idee possono nascere nel cinema ma anche in moltissime altre cose e mi piace poter dipingere delle idee”, dice il regista. “A volte riesco a cogliere un’idea che mi entusiasma e questa posso portarla su una tela. Posso mettere a punto un’azione, una reazione e uno scambio. In questo momento devo ammettere che mi piace la pittura brutta, quella un po’ infantile”. E sui suoi gusti personali, quelli da ammiratore aggiunge: “amo moltissimo Francis Bacon, secondo me è tra i migliori artisti della storia e della pittura. Amo il modo in cui esplora i fenomeni organici, tutta la fenomenologia organica e la costruzione non definita della figura”.

– Margherita Bordino

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.

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