Giant: sotto le bombe. Il corto in realtà virtuale di Milica Zec presentato al Maxxi di Roma

Giant è un cortometraggio in realtà virtuale che porta lo spettatore nel vivo di un bombardamento. Una visione per toccare con mano la tragedia di una famiglia, costretta a inventare una favola per nascondere alla figlia gli orrori della guerra. Nata dall’esperienza personale della regista Milica Zac cresciuta nella Serbia dilaniata dal conflitto civile degli anni ’90, Giant è presentato per la prima volta in Italia dopo un tour di più di 40 festival nel mondo.

GIANT, Milica Zec al Maxxi
GIANT, Milica Zec al Maxxi

Luce spenta, interno giorno o notte non è dato saperlo. I protagonisti sono una giovane e moderna mamma, un premuroso papà e Rose, una bambina di 6 anni dalla voce allegra e con tanta voglia di futuro. Una famiglia unita, coesa che gioca con le ombre cinesi.  In questo cono di luce c’è un gigante che si rivela a Rose, un’ombra generata nel buio. Una figura misteriosa che fa tanto rumore, che fa tremare le pareti per quanto è goffo. Vuole solo giocare con Rose, le vuole fare il solletico. Ma Rose inizia a spaventarsi, quel boato fa paura. Il gioco termina quando il papà accende la luce: il gigante sparisce, ma i tuoni cupi e prolungati continuano.

GIANT, Milica Zec al Maxxi
GIANT, Milica Zec al Maxxi

IL GIOCO DI ROSE

Luce accesa, interno giorno o notte, non è dato saperlo. Con uno switch ci troviamo catapultati in una cantina con Rose, mamma e papà e con quel gigante che purtroppo è una minaccia reale che i genitori cercano di nascondere alla piccola sotto forma di gioco. Scatoloni, provviste, polvere, la mamma dal volto raggelato. Tutto fa capire che siamo gli spettatori di una tragedia che sta per accadere. Solo 6 minuti per conoscere questa famiglia che si ripara dai bombardamenti e inventa una storia per distrarre Rose che fortunatamente ancora non concepisce il dramma della guerra. Ma il gigante è la guerra. Quale guerra non si è dato di saperlo, sappiamo solo che la regista Milica Zec è serba e che mette in scena un’esperienza personale legata ai bombardamenti Nato del 1999 durati più di 2 mesi. Crollò tutto, case, edifici, scuole, ospedali.

GIANT fotogramma
GIANT fotogramma

UN IMPORTANTE CURRICULUM

E adesso quest’esperimento virtuale – al confine tra videoarte e docufilm, cortometraggio e videogioco – scaraventa lo spettatore, attraverso l’uso di cuffie e di un visore, in quella cantina/bunker a vivere un’esperienza che di virtuale, almeno dal punto di vista emotivo, ha ben poco. Giant, realizzato insieme a Winslow Turner Portr III (creativo tecnologico e produttore che vive a Brooklyn), è stato sviluppato nell’ambito di un programma di incubazione di arte, tecnologia e design del New Museum di New York. È stata poi presentata nel 2016 al Sundance Film Festival per poi partecipare a numerose rassegne in tutto il mondo, giungendo in Italia, per la prima volta, al Festival Internazionale di Ferrara fino al Maxxi di Roma. È, inoltre, il primo capitolo di una trilogia sul male che l’uomo infligge ai suoi simili e all’ambiente. Il secondo capitolo, Tree, sul tema del cambiamento climatico, in cui lo spettatore diventa un albero è co-prodotto da Fondazione Pianoterra onlus, che ha promosso anche gli eventi italiani e che ne ha riconosciuto il valore e il potenziale trasformativo in contesti di grande vulnerabilità. Quello a cui noi spettatori abbiamo preso parte è un tragico Kammerspiel che, attraverso le tecnologie di visione a 360° crea un unico piano sequenza immersivo nella guerra e nella paura. I dettagli, la polvere, il soffitto, il pavimento, i boati, la lampadina che salta, rendono unica l’esperienza del conflitto bellico che per la prima volta cessa di essere un servizio giornalistico che scorre nel flusso dei telegiornali e si rivela in tutta la sua violenza e crudezza.

– Jasmine Pignatelli

http://giantofficial.com

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Jasmine Pignatelli
Nata in Canada nel 1968, vive a Bari e Roma. È impegnata in un personale e convinto percorso artistico nella scultura con particolare vocazione alla ceramica, con all’attivo diverse mostre collettive e personali. Al lavoro di artista affianca quello di art player come promotrice di eventi e mostre. Dopo il liceo artistico e la laurea in Architettura al Politecnico di Milano, si avvicina all’arte contemporanea con un approccio storico-critico. Collabora per diversi anni con numerose gallerie d’arte e riviste del settore e si impone come autrice di saggi critici ottenendo nel 2007 l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti Pubblicisti.