Venezia 74: il nuovo film di Paolo Virzì e la terza età, tema dominante al Lido

Il problema dell’invecchiamento protagonista alla 74. Mostra d’arte Cinematografica di Venezia. Il film di Paolo Virzì. Violenza e lucida follia nella pellicola di George Clooney. Ecco cosa è accaduto il quinto giorno al Lido, nel nostro diario.

Si vede che il nostro non è un pianeta per vecchi, se neanche a metà festival sono già tre le pellicole che affrontano il tema della terza età: vedendo il film di Paolo Virzì presentato nella proiezione mattutina in Sala Darsena il ricordo si è intrecciato con il film passato nell’ultima proiezione stampa, sempre nella stessa sala, la sera precedente. La Villa e The Leisure Seeker (Ella&John) hanno infatti comune una scena madre identica, e i due registi avranno trasalito più degli spettatori prendendo atto che la loro più che una idea originale è una intuizione lucida su un futuro vicinissimo.
Insieme al problema dell’invecchiamento della popolazione occidentale e a quello ambientale, affrontato nelle pellicole dei giorni scorsi, a Venezia continuano ad essere un classico violenza e follia, fulcro narrativo di Suburbicon, attesissima e spietata pellicola di George Clooney sceneggiata dai fratelli Cohen, e di Foxtrot, film in concorso con la regia di Samuel Maoz, la cui scena di danza tra il protagonista e il suo fucile è già un cult tra i discorsi da vaporetto. In serata, in Sala Grande, si è svolta la cerimonia di premiazione Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker, riconoscimento che quest’anno è andato a Stephen Frears, che a seguire ha presentato il suo film fuori concorso Victoria e Abdul, in cui il regista si cimenta per la seconda volta a raccontare la storia di una regnante, interpretata da Judy Dench, a sua volta al suo secondo ruolo nei panni della regina Vittoria.

Mariagrazia Pontorno
www.labiennale.org

1. I TABÙ DELLA TERZA ETÀ RACCONTATI DA VIRZÌ

Venezia74, photo Irene Fanizza Donald Sutherland, Helen Mirren e Paolo Virzi

 

A meno di due anni dal successo de La pazza gioia Paolo Virzì firma un altro road movie, stavolta ambientato sulle strade che hanno lanciato questo genere, le uniche in cui il viaggio e la meta coincidono, quelle americane. I protagonisti della vicenda sono due anziani e malati coniugi, John (Donald Sutherland) ed Ella (Helen Mirren, in aria di Volpi), decisi a compiere un ultimo viaggio in camper che li porterà a confrontarsi con il senso più autentico del legame matrimoniale. Virzì sceglie di mettere in scena tabù geriatrici come l’incontinenza e il sesso tra vecchi, mostrando senza filtri il ruolo assunto dagli anziani nella società contemporanea, quello cioè di semplici impiastri. Il film segna l’esordio internazionale di Virzì, sul solco di un percorso che i registi ormai consolidati in Italia usano intraprendere da un decennio a questa parte. È interessante notare come il grande cinema italiano del passato si sia imposto a livello internazionale senza la necessità di dover emigrare, presentando cioè una specificità così forte da creare un canone ammirato in tutto il mondo. Ci sono stati casi importanti di produzioni internazionali, lo stesso Ferreri per esempio, per l’epoca in cui lavorò, fece delle scelte rivoluzionarie pure da questo punto di vista, girando il suo primo lungometraggio in Spagna e poi, a seguire, tanti film in Francia e persino uno a New York. Scelte, però, dettate da un’urgenza reale piuttosto che essere semplici tappe di carriera.

Sala Darsena,
The Leisure Seeker (Ella&John)
Paolo Virzì, in concorso

2. VIOLENZA E LUCIDA FOLLIA NELL’ATTESISSIMO FILM DI CLOONEY

SUBURBICON – Julianne Moore e Matt Damon, Paramount Pictures and Black Bear Pictures.

L’attesissimo film di George Clooney è un lavoro privo di sbavature, perfettamente concepito e partorito dall’industria di Hollywood. Dalla sceneggiatura scritta insieme ai fratelli Cohen, alla fotografia, agli attori, al montaggio, qualsiasi cosa è al posto giusto, un esercizio di stile ventiquattro frame al secondo, un meccanismo così ben orchestrato da risultare mostruoso, amplificando la cattiveria purissima che ne costituisce la struttura. Persino la tempistica non potrebbe essere più azzeccata, visto che Suburbicon è il nome di una comunità per soli bianchi, e potrebbe essere la Charlottesville degli ultimi tristi episodi di cronaca. L’utopia di un luogo dalla reputazione irreprensibile reclamata dai depliant si scontra con il rancore covato da ogni famiglia nel proprio villino di pertinenza, il cui destino non può che essere maledetto. Dietro le facciate candide di Suburbicon risiede tutto il male rimosso dell’intera comunità e tale schizofrenia sociale si incarna persino nelle due protagoniste femminili, gemelle, interpretate entrambe da Julianne Moore, una buona, l’altra cattiva, una bionda, l’altra mora. Un film che attinge all’immaginario di Tarantino e di Hitchcock per dipingere un affresco nerissimo ambientato negli anni ’50, ma in cui riconosciamo nettamente l’America di Trump, grazie, ancora una volta, alla lente temporale del cinema.

Sala Darsena,
Suburbicon di George Clooney
In concorso

3. UN FILM DELICATO E TOCCANTE

La Melodie

La melodie è il film più delicato e toccante sinora visto alla Mostra del Cinema, una storia originale e piena di senso, un cast di attori convincente seppure costituito in gran parte da bambini, una ambientazione che restituisce la verità delle vicende trattate, guardando lo skyline di Parigi dai tetti della periferia estrema. Simon è un violinista che tiene un corso di musica nella scuola media inferiore di una banlieu, che nonostante alcune ritrosie iniziali riuscirà a trovare una chiave per coinvolgere gli allievi, tra cui Arnold, ragazzino di grande talento che grazie alla musica sarà in grado si incanalare le tante amarezze della sua giovane vita. Il film di Rachid Hadi è una riflessione magnifica sulle potenzialità che l’arte può avere nei processi di trasformazione e democratizzazione della società se inserita in maniera cosciente nei percorsi di studio. Nel concerto finale in cui i ragazzini si esibiscono con la Filarmonica di Parigi, il grande applauso del pubblico del concerto si è confuso con quello di chi in sala assisteva al film.

Sala Biennale,
La Melodie di Rachid Hami
Fuori Concorso

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