David di Donatello. Vince il film La pazza gioia

I vincitori della 61esima edizione dei David di Donatello sono “La pazza gioia”, “Indivisibili” e “Veloce come il vento”. Tre grandi film, tre storie memorabili di un cinema italiano ancora molto vivo. Pulsante e coraggioso.

Paolo Virzì, La pazza gioia (2016)
Paolo Virzì, La pazza gioia (2016)

Per molti c’è la notte degli Oscar, la più invidiata e attesa. Per noi c’è “la giornata” dei David di Donatello che, come ogni anno, regala qualche nota di sorriso. “Sono il portavoce del PC, il Partito del Cinema”, esordisce l’attore e regista Roberto Benigni davanti al Presidente Mattarella. “Sono qui a manifestare la mia gioia. Oggi è un incontro con la bellezza, la cultura e l’arte. Il cinema italiano ha fatto grande l’Italia nel mondo. Non può morire mai. La perdita di interesse per quest’arte è una perdita di felicità. Indebolisce la nostra anima, le nostre emozioni”.
I candidati ai David di Donatello 2017, come sempre, fanno tappa al Quirinale prima della cerimonia, ormai solenne con la trasformazione apportata da Sky dallo scorso anno, condotta da Alessandro Cattelan. Questa edizione ha visto una pioggia di candidature per Indivisibili di Edoardo De Angelis e La pazza gioia di Paolo Virzì (ben 17 a testa), seguiti da Veloce come il vento di Matteo Rovere con 16. Sono questi i tre titoli che hanno fatto sognare, un po’ alla La La Land, giornalisti e critici italiani insieme a numero interessante di spettatori. Tre film del tutto diversi tra loro, unici e indiscutibili.

UN’EDIZIONE SPECIALE

Per i David di Donatello è stata un’edizione particolare, la prima senza il papà dei David, Gian Luigi Rondi, scomparso da quasi un anno e sostituito momentaneamente dal regista, eterno giovanotto, Giuliano Montaldo, che sale sul palco solo per premiare Benigni. “Il cinema rende il mondo meno lontano e meno nemico”, continua il Premio Oscar per La vita è bella che, un po’ protagonista di questa giornata, ritira il David di Donatello alla Carriera. Ma come deve essere un film per vincere il David di Donatello? Lo spiegano Alessandro Cattelan, Luca Argentero e Valerio Mastandrea – con loro Fortunato Cerlino, Paola Cortellesi e Matilde Gioli – in Io, te e David, il film breve che dà inizio, in modo simpatico e intelligente, alla 61esima cerimonia. E i film che vincono i David sono film che mostrano il Paese, in tutte le sue sfaccettature. Anche se nel cinema, in questo senso, non ci sono molte, e vere, regole.
I momenti migliori della 61esima edizione dei David di Donatello: Enzo Avitabile emozionatissimo, sul palco per la sua musica così mediterranea, riconoscibile e calorosa, individuata come la migliore per il cinema questo anno; Maccio Capatonda e la “visione” del montatore maniaco, ironico, tagliente e sempre sul pezzo; Valeria Bruni Tedeschi, la vera diva di questa serata, che si presenta davanti la platea e i telespettatori con il migliore discorso di tutti i tempi, divertente, colto e pazzo di gioia. Una cerimonia nel suo complesso un po’ fiacca rispetto allo scorso anno, ma notevolmente in crescita e verso un’unica direzione: rendere questo Premio ancora più importante e conosciuto.

Fiore di Claudio Giovannesi
Fiore di Claudio Giovannesi

I VINCITORI

Sarei rimasto volentieri seduto, avendo accanto tre giovani promesse e un venerato maestro, ma sono qui e quindi vi ringrazio. Ringrazio in particolare le tante donne delle quali mi sono circondato in questo film. È stato esaltante! Ringrazio Francesca Archibugi anche per la sua amicizia e le mie attrici, le mie leonesse, Micaela Ramazzotti e Valeria Bruni Tedeschi”, commenta Paolo Virzì, che vince il Premio David di Donatello come Migliore Regista per La pazza gioia, a sua volta Miglior Film di questa 61esima edizione. Un film che prende un altro premio tra i più importanti, quello per la Migliore Attrice, che va alla Bruni Tedeschi. Arrivata sul palco dopo essere rimasta impigliata con il vestito, dice: “Vorrei condividere questo premio con Micaela Ramazzotti perché senza di lei non lo avrei mai ricevuto. Senza Donatella Beatrice non potrebbe esistere. Siamo come Stanlio e Olio”. Il suo è un personaggio triste, buffo e fantasioso. Una donna pazza e normale più di tante altre persone. Una donna con cui identificarsi e con cui “scappare”. Una interpretazione che, sì, meritava il nostro David di Donatello.
Tra gli altri premi, uno si sposta dal cinema al teatro. Si tratta di una categoria nuova, quella della Migliore Sceneggiatura Adattata e va a La stoffa dei sogni di Gianfranco Cabiddu: “Il nostro è un film che parla anche di teatro e oggi è la giornata mondiale del teatro”. Un film con tre grandissimi interpreti quali Ennio Fantastichini, Sergio Rubini e la Sardegna.
Forse tra i David di Donatello più sentiti c’è quello a Valerio Mastandrea, Migliore attore non protagonista per Fiore, che dedica il premio a Josciua Algeri, il giovane protagonista del film di Giovannesi scomparso qualche mese fa, e afferma: “Sono qui per realizzare il suo sogno”. E anche il David ad Antonella Truppo, Migliore attrice non protagonista per Indivisibili, che dice: “Grazie a Edoardo De Angelis che mi ha fatto fare un viaggio meraviglioso accanto a dei compagni fantastici. Con attori sconosciuti e tutti bravissimi”. E rivolgendosi ai produttori: “Spero di ricompensare il vostro coraggio. Che il cinema italiano prenda un po’ della vostra audacia”. Mentre il ringraziamento che più deve far riflettere è quello di Massimo Cantini Parrini, Migliore costumista per Indivisibili: Il cinema italiano è pieno di idee e dobbiamo portare avanti questo cinema pieno di idee anche se con pochi soldi. Mi avevano sconsigliato di fare questo film perché con pochi soldi, e quindi dedico questo premio a chi mi ha sconsigliato”.
Tante e varie categorie e pochi film citati e premiati, film che mostrano come il cinema italiano sta cambiando, come sta cercando nuovamente una sua dimensione e linea, una sua identità e naturalezza. Un cinema che sta ritrovando coraggio, che sta lanciando grandi e giovanissimi talenti. Un cinema che ha idee e che non chiede soldi, chiedi prima sogni.

Veloce come il vento di Matteo Rovere
Veloce come il vento di Matteo Rovere

I PREMI

Migliore Film a La pazza gioia, per la regia di Paolo Virzì.
Migliore Regia a Paolo Virzì, per La pazza gioia.
Migliore resista esordiente a Marco Danieli, per La ragazza del mondo.
Migliore sceneggiatura originale a Nicola Guaglianone, Barbara Petronio, Edoardo De Angelis, per Indivisibili.
Migliore sceneggiatura adattata a Gianfranco Cabiddu, Ugo Chiti, Salvatore De Mola, per La stoffa dei sogni.
Migliore Produttore a Attilio De Razza, Pierpaolo Verga, per Indivisibili.
Migliore Attrice protagonista a Valeria Bruni Tedeschi, per La pazza gioia.
Migliore Attore protagonista a Stefano Accorsi, per Veloce come il vento.
Migliore attrice non protagonista a Antonia Truppo, per Indivisibili. Secondo David di Donatello per lei.
Migliore attore non protagonista a Valerio Mastandrea, per Fiore.
Migliore autore della fotografia a Michele D’Attanasio, per Veloce come il vento
Migliore musicista a Enzo Avitabile, per Indivisibili.
Migliore canzone originale a Abbi pietà di noi, per Indivisibili, musica, testi di Enzo Avitabile, interpretata da Enzo Avitabile, Angela e Marianna Fontana, per Indivisibili.
Migliore scenografo a Tonino Zero, per La pazza gioia.
Migliore costumista a Massimo Cantini Parrini, per Indivisibili.
Migliore truccatore a Luca Mazzoccoli, per Veloce come il vento.
Migliore acconciatore a Daniela Tartari, per La pazza gioia.
Migliore montatore a Gianni Vezzosi, per Veloce come il vento.
Migliore suono a Presa diretta: Angelo Bonanni, Microfonista: Diego De Santis, Montaggio e Creazione suoni: Mirko Perri, Mix: Michele Mazzucco, per Veloce come il vento.
Migliori effetti speciali a Artea Film & Rain Rebel Alliance International Network, per Veloce come il vento.
Migliore documentario a Crazy for football, di Volfango De Biasi.
Migliore film dell’Unione europea a Io, Daniel Blake, di Ken Loach.
Migliore film straniero a Animali notturni, di Tom Ford.
Migliore cortometraggio a A casa mia, di Mario Piredda.
David Giovani a Pierfrancesco Diliberto, per In guerra per amore.

Margherita Bordino

 http://www.daviddidonatello.it/

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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.