Dal romanzo giapponese “Silence”, il ritorno al cinema del regista premio Oscar. Con un dramma che prende le mosse da controversi e delicati temi spirituali.

Due padri gesuiti, due religioni, due verità. Martin Scorsese torna in sala in Italia dal 12 gennaio con Silence. È il 1640 quando due padri gesuiti di origini portoghesi decidono di andare in Giappone alla ricerca del loro mentore, scomparso da tempo, per continuare il suo percorso apostolico di diffusione del cristianesimo. Il Giappone, paese buddista, non è pronto a una rivoluzione religiosa. “Il Giappone è una palude, e nella palude non cresce nulla”, come dice uno dei personaggi. Silence, tratto dal romanzo di Shusaku Endo del 1966 e sceneggiato dallo stesso Scorsese insieme a Jay Cocks, è una intensa e drammatica riflessione religiosa, o meglio spirituale, sul silenzio di Dio di fronte alla sofferenza dell’umanità.

LA STORIA

Nel 1988 l’allora arcivescovo Paul Moore regalò al regista Martin Scorsese una copia del romanzo. Silence, nella sua forma letteraria, aveva riscosso molto successo in Giappone in quanto basato su un argomento “minato” e molto discusso. Il tema analizzato nel libro, e quindi il silenzio di Dio, il senso di vacillamento della fede dinanzi agli orrori della vita, ha colpito profondamente il regista – premio Oscar con The Departed. Il bene e il male (2007) –, cresciuto in una famiglia cattolica e con idee cattoliche. Scorsese per realizzare Silence, che nella sua struttura scenica ha del “kolossal”, ha voluto intorno a se una squadra di tecnici e artisti fidatissima, con cui ha raggiunto importanti obiettivi cinematografici. Tra questi è inconfondibile la mano dell’italiano Dante Ferretti. La cura del dettaglio nei costumi salta subito all’occhio. Niente di pomposo o visivamente aggressivo, tutto molto bilanciato con i colori della natura e con il freddo senso di smarrimento.
Silence è ambientato all’epoca dei “cristiani nascosti”. Un’epoca di persecuzioni e violenze, di offese e uccisioni, di crisi spirituale e umana. Una crisi non dovuta a chi è stato comunicato il cristianesimo ma a chi doveva diffonderlo, e di fronte al silenzio di Dio, al suo essere invisibile davanti all’assassinio di centinaia e centinaia di credenti, ha perso in parte la “speranza”. Padre Ferreira, filo conduttore dall’inizio alla fine del film, è l’immagine di questo senso di abbandono. Dell’uomo che brancola nel buio quando sente che la propria fede è messa in discussione. Padre Ferreira rinuncia alla sua fede, al silenzio, per rifugiarsi in un altro silenzio, di rassegnazione, e per salvarsi dalla persecuzione sceglie di convertirsi al buddismo e sposare una donna giapponese.

UNA LUNGA RIFLESSIONE

Un film forse troppo didascalico e lì per lì troppo lento. Un film forte e sicuramente da elaborare, in cui non è messa in dubbio l’esistenza di Dio, ma il suo evidente silenzio, a volte troppo doloroso per essere sopportato. La scrittura di Silence da parte di Scorsese ha richiesto circa 25 anni. È stato un vero percorso di riflessione dello stesso regista che non ha trattato banalmente il tema della libertà di culto, della fede e della profondissima spiritualità, ma neppure approfondito. Dalle sue stesse parole, comparse nel 2007 nella prefazione inglese del romanzo: “Il cristianesimo è basato sulla fede, ma se studi la sua storia capisci che c’è stato un continuo processo di adattamento, vissuto in mezzo a tante difficoltà, per poter far fiorire la fede. È un paradosso che può essere anche estremamente doloroso perché credere e dubitare sono antitetici. Eppure io credo che vadano pari passo, l’uno nutre l’altro”.

Martin Scorsese – Silence (2016)
Martin Scorsese – Silence (2016)

I PROTAGONISTI

Il film, pur ambientato in Giappone, è stato interamente girato a Taiwan. Terra simile per clima e paesaggi. Ambientazioni necessarie per ricreare quel silenzio e quella quiete che Scorsese voleva comunicare. Un silenzio non di giudizio ma di riflessione, in cui ognuno porta la fede nel cuore, non la rinnega, ma la preserva. Oppure la rinnega e va avanti.
Fanno parte del cast di Silence: Andrew Garfield (The Amazing Spiderman, The Social Network) e Adam Driver (Star Wars – Il risveglio della Forza, Paterson), i due missionari alla ricerca del loro mentore interpretato da Liam Neeson (Schindler’s List, Gangs of New York, Batman Begins). Accanto a loro un cast giapponese, meno noto al pubblico italiano, che vanta grandi nomi come Tadanobu Asano e Shinya Tsukamoto.

Margherita Bordino

Martin Scorsese – Silence
USA, 2016
drammatico, 161’
www.paramount.com

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AutoreMartin Scorsese
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Margherita Bordino
Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in giro per il Belpaese tra festival e rassegne cinematografiche o letterarie. Laureata in Letteratura, musica e spettacolo, e Produzione culturale, giornalismo e multimedialità. È giornalista pubblicista e lavora come freelance. Collabora tra gli altri con Cinematographe.it, la Rivista 8 1/2, fa parte della redazione del programma tv Splendor e coordina Cinecittà Luce Video Magazine.