Venezia 73. Gran successo per il Papa di Paolo Sorrentino

La pellicola più attesa della Mostra del Cinema di Venezia non è in concorso. E non è neanche un film, ma una serie tv diretta da sua eminenza Paolo Sorrentino. Sette minuti di applausi nella proiezione ufficiale, pienamente meritati.

Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) - photo Gianni Fiorito
Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) - photo Gianni Fiorito

SORRENTINO MAGO DELLA SERIALITÀ
Che The Young Pope sia il sequel de La Grande Bellezza appare evidente dopo la visione delle prime due puntate della serie tv di Paolo Sorrentino. Ancora una volta un bagno visivo nella magnificenza di Roma e nei chiaroscuri modulati dal potere temporale della Chiesa. Un film lungo dieci ore, lo ha definito il regista durante la conferenza stampa, costato molta fatica in termini di scrittura, una serie tv a cui ha voluto portare in dote il cinema.
The Young Pope si rivela senza dubbio una conferma per chi già ama il cinema di Sorrentino e una bella sorpresa per chi lo ha sinora apprezzato con riserva. La serialità è congeniale al suo stile e la narrazione scorre in maniera fluida, creando nello spettatore l’attesa di scoprire come l’intreccio si dipanerà, elemento fondamentale in questo linguaggio.
Anzi, ciò che appariva poco convincente nei suoi film, cioè un approccio troppo estetizzante che di rado riusciva a restituire la rotondità dei personaggi, adesso trova un equilibrio con la necessità obbligata di approfondire. E si accorda benissimo col soggetto: la vicenda di un uomo poco limpido, impermeabile e custode di un segreto, che agisce in un contesto che gli somiglia, il Vaticano. Anche la fotografia patinata e luminosa, inconfondibile tratto distintivo di Sorrentino, qui acquista forza nell’aura sacrale che trasmette, aiutando la forma a restituire il contenuto.


QUESTO PAPA CREDE IN DIO?
Un irresistibile Jude Law interpreta Lenny Belardo che impersona Pio XIII, un papa di appena 47 anni (l’età di Sorrentino, prima di tante analogie con la biografia del regista); la cui elezione è stata pilotata dal machiavellico Segretario di Stato Voiello (Silvio Orlando) allo scopo di manipolare il giovane pontefice, senza però fare i conti con le ambizioni e i piani di Lenny/Pio XIII, che da subito gli affianca la presenza di Suor Mary (Diane Keaton), la donna che lo ha allevato.
L’anteprima presentata a Venezia serve a introdurre il personaggio e lo sfondo surreale in cui si muove, senza sciogliere delle ambiguità che probabilmente verranno chiarite nelle puntate successive. Per esempio non si capisce se Belardo creda o meno in Dio. Non sappiamo se prevarrà in lui e nel ministero che incarna il bene o il male. E men che meno è facile intuire se ci si trova in presenza di narciso mitomane dalla personalità infantile, o di fronte a un fine stratega la cui impenetrabilità è il punto di forza.

Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) - photo Gianni Fiorito
Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) – photo Gianni Fiorito

UN PAPA TABAGISTA
La scena iniziale è un’autocitazione, nel senso che è un film di Sorrentino nel film di Sorrentino. Un neonato (l’eletto) attraversa una distesa di corpi infantili, e da adulto emerge dalle acque della laguna direttamente in piazza San Marco (immagine già presente in Youth, però non gli era venuta bene e l’ha ripetuta, Sorrentino dixit). Per poi (sempre nel sogno) fare un discorso di cui il Vaticano probabilmente non sarà felice: l’inconscio di Santa Romana Chiesa pare reclamare suore che officiano i riti, contraccezione, aborto, divorzio, sesso libero e tutto ciò che al momento rappresenta peccato mortale.
Il nuovo Papa viene introdotto con una modalità tipica dei personaggi maschili del cinema americano, nudo e di spalle. Uscito dalla doccia Belardo indossa Havaianas bianche di super tendenza e ascolta musica da una radio di design Tivoli (bianca, of course). E fuma, tanto, tantissimo, quasi in ogni scena, da perfetto divo: Sorrentino dice di aver fatto questa scelta perché Ratzinger fumava e non per trasmettere un’aura trasgressiva, ma qualunque sia il motivo è innegabile che il profilo di Jude Law con la sigaretta accesa sia perfetto per locandine e trailer.

Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) - photo Gianni Fiorito
Paolo Sorrentino, The Young Pope (2016) – photo Gianni Fiorito

MARKETING VATICANO
Non sappiamo se nel delineare il suo personaggio Sorrentino si sia ispirato consapevolmente ad Andrea Pazienza e alla sua teoria della rockstar, concentrato purissimo di carisma, che il novello Pio XIII spiega a una incredula (e dopo pochi minuti già innamorata) responsabile del merchandising vaticano: il Papa deve adottare la strategia di Banksy, dei Daft Punk, di Kubrik, di Salinger, la sua leggenda deve essere alimentata dalla sua assenza, quindi via immaginette, piatti dipinti, calamite.
E infatti la prima omelia si svolgerà in controluce, a favore di silhouette. Il Papa è una rockstar. E forse ha anche dei super poteri, una allusione di suor Mary subito smorzata da Belardo pare presagirlo: del resto, altrimenti, come fa un canguro a sbucare dagli appartamenti papali?
Chissà se e come la vicenda delle dimissioni di Ratzinger ha influito nell’infondere al personaggio di Pio XIII tratti tanto mondani e capricciosi, quanto affascinanti ed enigmatici. E ancora chissà se il film di Sorrentino sarà profetico come lo è stato quello di Nanni Moretti. Di certo c’è che il potere è conoscenza (lo rivela il napoletano e saputo Voiello), e Paolo Sorrentino e Pio XIII questo lo hanno capito bene.

Mariagrazia Pontorno

http://www.labiennale.org/it/cinema/

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