Firenze. Dove il cinema guarda al Medio Oriente

44 pellicole in anteprima, un omaggio alla regista turca Yesim Ustaoglu, tra le poche donne attive nel Paese dietro alla macchina da presa, e il divo egiziano Khaled Abol Nagha come guest star. Il festival “Middle East Now” sceglie per la settima edizione il fil rouge "Live & Love Middle East". Un diario collettivo con decine di sguardi d'amore: oltre i pregiudizi, gli stereotipi e la cronaca quotidiana.

UNA PRIMAVERA ALL’INSEGNA DELL’EST
C’è anche la storia d’amore raccontata dalla prima commedia romantica girata a Jeddah, in Arabia Saudita – il paese più chiuso al mondo, nel quale il cinema è stato bandito nel 1972 –nell’intensa e multiforme programmazione messa a punto da Lisa Chiari e Roberto Ruta (che i lettori di Artribune conoscono anche per i loro straordinari reportage pubblicati sul nostro magazine), da sette anni alla guida di Middle East Now.
Fiore all’occhiello della Primavera di Cinema Orientale – iniziativa promossa dall’associazione culturale Map of Creation – la settima edizione del festival, in programma dal 5 al 10 aprile, si snoda tra le consuete location del Cinema Odeon e Stensen, raggiungendo, con gli eventi dedicati al food e due mostre, anche ad altre location nel centro storico.

LIVE & LOVE MIDDLE EAST
Dalle Primavere Arabe alla guerra in Siria, dalla crisi libica all’avanzata sanguinosa dell’Isis, il Medio Oriente continua a essere presentato, dai media internazionali, con un’accezione prevalentemente negativa. In linea con il suo spirito fondativo, il festival fiorentino, esperienza necessaria e unica nel panorama nazionale, prosegue nell’incessante azione di scalfire quel ritratto sommario e approssimativo che la cronaca restituisce, giorno dopo giorno.
Il Medio Oriente presentato quest’anno – attraverso storie, personaggi, attualità, tradizioni con sconfinamenti verso nuove discipline artistiche, come il balletto e l’illustrazione, per la prima volta inserite nel cartellone – rivela quanto forte e duraturo possa essere, ovunque e comunque, l’amore verso la propria terra di origine. Forte e duraturo anche quando si è costretti a scappare e ripiegare nel grande campo profughi di Zaatari, in Giordania, dove si snodano le vicende quotidiane di migliaia di siriani in fuga raccolte nel documentario District Zero. Forte e incessante anche quando l’appartenenza a una classe sociale privilegiata nulla può di fronte allo scoppio della guerra civile, determinando l’allontanamento forzato anche delle agiate giovani donne siriane ritratte nelle mostra fotografica Our Limbo, con scatti della giovane artista libanese Natalie Naccache.
E ancora, forte e incredibile, come nel film di apertura Degradé, primo lungometraggio dei fratelli Nasser – tra le più promettenti risorse del cinema Made in Palestina – che, dopo il debutto a Cannes, propone anche al pubblico fiorentino la storia di dodici donne trattenute in un salone di bellezza a Gaza dagli scontri provocati, all’esterno, dal furto di una leonessa sottratta allo zoo locale. Un amore che può palesarsi in tutta la sua forza e determinazione quando si associa al coraggio e all’azione per invertire lo status quo, come rivela il sorprendente documentario Speed Sisters con protagonista un team di giovani pilote automobilistiche palestinesi.

UN PROGRAMMA INTENSO
Curato da Felicetta Ferraro, il programma di approfondimenti sui temi cruciali del Medio Oriente contemporaneo proporrà ogni giorno un appuntamento fisso: Il punto delle 19.30 ospiterà quattro conversazioni con esperti, saggisti e studiosi e si concluderà domenica 10 con Il talk della domenica, dal titolo provocatorio Se vuoi la pace, trova un accordo. O forse no?.
Con la consueta lungimiranza, Middle East Now intercetta e recepisce le più promettenti espressioni artistiche della scena mediorientale, come testimonia la felice scelta di sostenere la residenza e dare visibilità alla venticinquenne Nour Flayhan, designer e illustratrice libanese cui è stata affidato anche l’intero progetto grafico dell’edizione 2016. Con l’allestimento di Archivio Personale, il suo progetto-mostra My Lebanon, visitabile fino al 27 aprile negli spazi del locale Amblè, trasferisce in accattivanti illustrazioni una dimensione intima, ma pop, del Libano dei nostri oggi. Una promessa di innamoramento per chiunque sceglierà di vederlo con i propri occhi.

Valentina Silvestrini

www.middleastnow.it

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Valentina Silvestrini

Valentina Silvestrini

Dal 2016 coordina la sezione architettura di Artribune, piattaforma per la quale scrive da giugno 2012, occupandosi anche della scena culturale fiorentina. È cocuratrice della newsletter "Render". Ha studiato architettura all’Università La Sapienza di Roma, città in cui ha conseguito…

Scopri di più