Campsirago. Una residenza nel segno della Land Performing Art

Campsirago Residenza riorganizza i suoi spazi per divenire il punto di riferimento nazionale del teatro nel paesaggio. Da qui prenderà il via l’International Accademy for Natural Arts, il primo centro italiano dedicato alla Land Art che utilizza il format Radius: un nuovo metodo di ricerca già sperimentato dal collettivo Pleiadi nel quartiere Isola di Milano.

Campsirago. R500. Photo Alvise Crovato
Campsirago. R500. Photo Alvise Crovato

Nel corso degli ultimi anni il panorama performativo ha visto il moltiplicarsi di esperienze tese a delineare nuove possibilità di leggere il paesaggio. Un contributo prezioso in questa direzione è la ricerca condotta dallo spazio di residenza artistica Campsirago, diretta da Michele Losi, e dalla compagnia residente Pleiadi. Il collettivo è da sempre impegnato in azioni site-specific, in contesti urbani e naturali, alla scoperta di spazi performativi non convenzionali e dei loro delicati equilibri.

NASCITA DELL’INTERNATIONAL ACCADEMY FOR NATURAL ARTS

Nota per la rassegna estiva Festival delle Esperidi, Campsirago, grazie al progetto Campsirago Luogo d’Arte e al Comune di Colle Brianza, ristruttura lo storico Palazzo Giambassi per dotarsi di nuovi spazi destinati a eventi di formazione, residenze artistiche e a un programma culturale continuativo. Il prossimo 8 maggio 2021 partirà la campagna di crowdfunding per raccogliere 20mila euro a sostegno della ristrutturazione. L’obiettivo è divenire il punto di riferimento nazionale del teatro in natura e delle performance site-specific.
La residenza ospiterà l’International Accademy for Natural Arts, il primo centro italiano di arti performative applicate al paesaggio, una realtà accademica fondata in Olanda dallo studioso di arte performativa Sjoerd Wagenaar che abbraccia anche il Giappone e la Francia.

Campsirago. R500. Photo Alvise Crovato
Campsirago. R500. Photo Alvise Crovato

INTERROGARE IL PAESAGGIO CON IL METODO RADIUS

Nell’ambito dell’International Accademy for Natural Arts olandese nasce una nuova metodologia di ricerca per lo studio del paesaggio ideata dallo stesso Wagenaar: il format Radius. Intorno al progetto, oltre al gruppo Pleiadi guidato da Michele Losi, si raccoglie una rete di partner culturali di 11 Paesi del mondo: Olanda, Giappone, Portogallo, Francia, Regno Unito, Germania, Lituania, Slovenia, Slovacchia, Austria e Grecia.
Radius segna la nascita di un nuovo metodo per indagare un luogo, una comunità, una questione socio-politica a partire dalla selezione di raggio territoriale di 500 metri che si traduce in un’azione performativa. La ricerca è dettata dalle specificità di ciascun luogo e si avvale del lavoro di artisti, architetti, biologi e, soprattutto, abitanti. Ogni “Radius” è una mappa dalla quale emergono storie, conflitti e interrogativi universali sulle modalità d’interazione dell’uomo con l’ambiente circostante: la libertà nello spazio pubblico e privato, l’influenza dell’architettura urbana sulla socialità, la relazione tra reddito e accesso al verde urbano e molto altro.

IL COLLETTIVO PLEIADI ALL’ISOLA DI MILANO

È su un distretto milanese che si inserisce il “Radius” realizzato dal Collettivo Pleiadi: Isola, quartiere popolare ieri, simbolo della rinascita di Milano oggi. L’immagine delle vecchie case popolari riflessa sulle vetrate dei lussuosi appartamenti del Bosco Verticale testimonia una realtà fatta di contraddizioni, emblematica della gentrificazione che l’ha interessata negli ultimi anni. Qui emerge il rapporto di forza tra coloro che vivono il quartiere e chi, dall’esterno, concerta trasformazioni urbanistiche fulminanti e incisive.
Un secondo studio, dal titolo R500 Safari nel labirinto urbano, è stato restituito al pubblico di Zona K, a ottobre 2020, con il sostegno di Regione Lombardia. Da ottobre 2019 a ottobre 2020, Pleiadi ha lavorato sull’area di 500 metri delimitata da Zona K, il Bosco verticale, la Biblioteca degli Alberi e il Palazzo della Regione Lombardia, tenendo conto dell’evoluzione del quartiere degli ultimi cento anni. Lo studio ha interpellato piani regolatori e fotografie d’epoca, ha prodotto interviste agli abitanti e registrazioni sonore realizzate dal sound designer Luca Maria Baldini registrando le variazioni acustiche date dalle nuove dinamiche dell’abitare a seguito della pandemia. Dalla sala di Zona K il gruppo di dieci spettatori è stato guidato dalla performer Liliana Benini verso una lunga camminata “assistita” nell’area selezionata. Un “safari” esplorativo e sensoriale alla scoperta di angoli nascosti del quartiere e di dettagli che diventano archetipi con i quali comprendere l’intero ecosistema di cui a un tratto ci si sente parte. Ogni spettatore aveva a disposizione un paio di cuffie che trasmettevano tracce sonore fatte di echi ambientali e di racconti degli abitanti sull’Isola di oggi e su quella che non c’è più.

Campsirago. Photo Alessandro Bigatti
Campsirago. Photo Alessandro Bigatti

UN TEATRO CHE FA ESPERIENZA DI UNA REALTÀ 2.0

Dal progetto Radius nascono esperimenti performativi che, come R500, danno vita a un’esperienza immersiva e soggettiva data dal sovrapporsi della dimensione spaziale e sonora della performance e quella del reale – le registrazioni sono infatti site-specific e coincidono con gli spazi di fruizione. Un flusso che invita all’ascolto e suggerisce un diverso modo di osservare la realtà che ci circonda. L’atto del camminare attiva una percezione sinestesica: “Il pubblico è partecipe del paesaggio attraverso l’esperienza del camminare unita allo stimolo in cuffia, tutto è studiato in modo che si entri in empatia con il paesaggio urbano”, dice Michele Losi, “R500 è il livello 1 dell’evoluzione di una camminata urbana che vorremmo andasse nella direzione di un percorso trasformativo che sia parte integrante del paesaggio e getti i semi che saranno poi coltivati da qualcun altro in futuro”.
Lo sguardo dello spettatore – che è contemporaneamente attore e regista della performance – penetra più in profondità nella dimensione fenomenica fino ad aprire uno spazio sacrale. Spesso il teatro riesce ad arrivare a un livello di verità superiore a quello della realtà. Dopo aver infranto il patto mimetico che la legava alla natura l’arte può, solo operando all’interno di essa, farsi strumento per ripristinare equilibri perduti e portare a nuova coesione sociale.

– Valentina Cirilli

www.campsiragoresidenza.it

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Valentina Cirilli
Valentina Cirilli (Ancona, 1989) vive a Milano, è giornalista pubblicista per testate online, studiosa attiva nell’ambito delle arti performative con particolare attenzione alla loro relazione con gli spazi urbani. Dal 2016 cura progetti e bandi di diffusione dello spettacolo dal vivo, di audience engagement e di rigenerazione urbana per teatri e collettivi artistici. Ha lavorato come assistente e organizzatrice teatrale nella produzione di festival e associazioni come Teatro della Cooperativa, Santarcangelo dei Teatri, AMAT, Mirabilia, Adriatico Mediterraneo, Teatro e Società, Sineglossa. Ha tenuto incontri di approfondimento e avvicinamento ai linguaggi della scena rivolti ai giovani per il progetto “Scuola di Platea” del circuito AMAT-Associazione Marchigiana Attività Teatrali. Dal 2021 fa parte della redazione teatro di Artribune.