Il nuovo turbo film di Alterazioni Video. Da Zoom alla Triennale di Milano

Si intitola “I numeri non vengono chiamati in ordine numerico” il nuovo turbo film del collettivo Alterazioni Video, realizzato insieme a No Text. Qui trovate un estratto della presentazione che si è tenuta a fino giugno alla Triennale di Milano, insieme a un testo scritto da una performer.

Il 22 giugno scorso la realtà distopica di un futuro in cui il virus ha preso il sopravvento ha illuminato l’inventiva del collettivo Alterazioni Video, formato da Paololuca Barbieri Marchi, Alberto Caffarelli, Matteo Erenbourg, Andrea Masu e Giacomo Porfiri. Nonostante quella sera fossero sparpagliati per il mondo, hanno diretto alla Triennale di Milano il pensiero di un mentore contemporaneo: Gigi Veritas, esploratore urbano post-apocalittico appropriatosi di un’estetica simile a quella dei boogaloo americani.
Il progetto, curato da Davide Giannella e Matteo Balduzzi, è stato realizzato in collaborazione con No Text Azienda, composta da Lorenzo Gentilini, Alvin Mojetta, Domenico Nicoletti e Michele Zanotti e con i contributi testuali e non solo di Filippo Anniballi. Insieme hanno dato vita all’assemblaggio da remoto di un nuovo Turbo Film.

LA NASCITA DI UN TURBO FILM

Da mesi gli autori si ritrovavano in Rete, per fagocitare immagini e idee. Ho avuto modo di osservare il processo creativo in atto, cogliendo a volte frammenti scomposti di video chiamati “anarchia e onde giganti”, sentenziava uno seduto a terra vicino al frigo. “Ho appena scaricato tutti i vostri suicidi”, gli rispondeva l’altro dal letto, “5G, 5G”, si sentiva in sottofondo. Da lontano sembrava una scatola di Lego senza istruzioni, macerie buttate su un prato.
Era evidente anche al primo sguardo che nessuno avesse chiaro quale forma avrebbe preso l’opera a cui stavano tutti intensamente lavorando e tuttavia il processo è andato avanti per mesi, coinvolgendo amici e artisti sparsi in tre continenti. “Puoi ucciderti per noi?”, veniva chiesto via messaggio, e così l’archivio di immagini si arricchiva e cresceva giorno dopo giorno come un fungo nel sottobosco.

ALTERAZIONI VIDEO VISTI DA UNA PERFORMER

Sono stata rapita e riesumata in fretta e furia. Una burla del maestro Fellini? O forse c’entra la metempsicosi? Fatto sta che io ero proprio lì, la sua Giulietta degli spiriti, resuscitata dall’etere virtuale della piattaforma Zoom e proiettata sullo schermo cinematografico nel giardino della Triennale di Milano. Ero lì ad assistere all’apertura notturna delle sale del museo, inghiottito dall’afa estiva. Nel tumulto di presenze angosciate, personaggi di vita e attori tumefatti, ho percorso un viaggio di morte origliandone le tappe dalla sala degli specchi. Schermi piatti, pixel fagocitanti e riquadri come buchi neri.
D’improvviso, tutti i personaggi distopici incontrati fugacemente su Zoom durante la pandemia globale si muovevano intorno a me, chi danzando, chi recitando formule segrete a bassa voce, chi rievocando gli spiriti della Rete. Le macerie sparse sul prato avevano preso vita, noi eravamo quelle macerie, quelle immagini povere e spontanee che vedevo serpeggiare sulle chat.
Mentre in modalità asmr un monologo di Mishima ci traghettava nella mente allucinata e visionaria di Gigi Veritas, dalle oscure sale di una Triennale spenta e spettrale emergevano personaggi allucinatori, visioni di un futuro prossimo a tratti terrificante, scene surreali e alquanto improbabili, come un prete che brandiva uno sturacessi citando Burroughs o un trapper in preda a deliri pasoliniani.
I cadaveri abbandonati sulle scalinate centrali li avevo visti, prima che arrivasse il buio. Prima che realtà e immaginazione si confondessero nell’oscurità. Immobile, nella sala degli specchi, aspettavo il mio momento come una sentenza. Sentivo Gigi Veritas avvicinarsi e, come prima dell’onda gigante, intorno a me c’era il silenzio. Lampeggiava una luce arancione, creando riflessi taglienti come lamette. È la risacca, pensavo, la risacca. Il film stava arrivando, tutto insieme, inesorabile, la troupe, i protagonisti, il pubblico, la Rete… sentivo i passi… stavo per essere sommersa e ho pianto… ho pianto tutte le mie lacrime, ho pianto per la pandemia, per l’incertezza del futuro che ci aspetta, ho pianto per il film e per me stessa, mentre il fantasma di Laura sussurrava: “Giulietta, ti ricordi di me?”.
L’uomo moderno non può più morire di una morte drammatica. Muore in una camera dospedale, come una Lamborghini dentro un garage”, sussurrava Gigi Veritas agli uomini fungo. Ettore Sottsass si contorceva dalle risate nel vedere la controfigura della sua celebre libreria rubare per un attimo la scena all’intero cast e disgregarsi sotto il corpo adrenalinico del protagonista, di fronte agli occhi sgranati del pubblico milanese. “Ormai è passata”, pensavo tra me e me. Come relitti lasciati sulla costa dopo una tormenta, ci siamo alzati dai nostri set e ci siamo avvicinati circospetti alla balconata per affacciarci sull’ultima scena del film. Ballerini africani hanno sollevato da terra la bara targata Deliveroo (interpretazione delirante del meme sul funerale danzante, che durante il lockdown aveva intasato i nostri canali social), in cui si è calato Veritas, per essere accompagnato nel suo ultimo viaggio a incontrare il proprio pubblico. Un ultimo saluto, un abbraccio prima della fine. L’incontro impossibile tra vita e morte, realtà e rappresentazione. Siamo forse finiti dentro i nostri telefonini? Sono usciti loro dallo schermo o ci siamo entrati noi?

LA VITA CELEBRATA ATTRAVERSO LA MORTE

Lavorare per No Text e Alterazioni Video mi ha fatto scendere molte più lacrime, rispetto a quando il fantasma di Laura mi alitava sul collo. Forse, dopo gli ultimi mesi passati a riflettere sul tema macabro della morte causato dall’epidemia, che ha visto vacillare i punti saldi dell’esistenza umana. Ci si può spiegare il perché dell’entusiasmo e della forte energia emanata dalle persone che hanno vissuto l’evento, e di certo, a noi cadaveri e allucinazioni del cast, camminare in mezzo al pubblico nel giardino più magico della città coronato dal finale scoppiettante di applausi, ci ha fatto riscoprire la bellezza di essere vivi.

Greta Pasini

www.alterazionivideo.com

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