“Lo stupratore sei tu”. Origine del flashmob femminista che ha fatto il giro del mondo

La prima performance è stata il 20 novembre per le strade di Valparaíso, in Cile. La coreografia è nata dal Colectivo Las Tesis, composto da quattro giovani donne che hanno unito forze e idee per trasformare in performance alcune teorie femministe

Un violador en tu camino ensayo en la Alameda Central de la Ciudad de México
Un violador en tu camino ensayo en la Alameda Central de la Ciudad de México

Londra, Parigi, Madrid, Berlino, Stoccolma, Ankara, Istanbul, New Delhi, New York, Montreal e, recentemente, anche Milano, Roma, Bologna, Napoli e Genova. Il flashmob intitolato Un violador en tu camino è divampato come un incendio in buona parte del mondo, complice la visibilità data dai canali social che ne hanno reso virali immagini e video. Migliaia di donne riunite nelle piazze, spesso indossando una benda nera sugli occhi e vestiti dai colori sgargianti, intonano un inno globale contro lo stupro, il femminicidio e la violenza di genere e ripetono, come un mantra, “la colpa non è mia, né del vestito né della via. Lo stupratore sei tu”: una forte denuncia contro il “victim blaming”, la pratica consolidata dal patriarcato, quella di dare alla vittima una parte della colpa per il fatto stesso di essere stata violata. Ma da chi e perché nasce questa performance collettiva?

CHI SONO LE DONNE DEL COLLETTIVO LAS TESIS

Sono Dafne Valdés, Sibila Sotomayor, Paula Cometa e Lea Cáceres. Le prime due lavorano nell’ambito teatrale, le altre in quello dell’insegnamento e della moda. L’interessamento per l’arte, le discipline umanistiche e la loro applicazione trasversale è stato il punto di partenza di Las Tesis, il collettivo nato circa un anno fa con un compito: quello di “tradurre” le teorie femministe in un linguaggio corporeo, musicale, performativo e replicabile dalla collettività. E così è stato. Il collettivo si è concentrato, in particolare, sul libro Calibán y la bruja dell’italoamericana Silvia Federici e sulle tesi di Rita Segato, un’antropologa femminista di origini argentino-brasiliane tra le più celebrate in America Latina.

L’ORIGINE DEL FLASHMOB DI LAS TESIS

L’esordio è stato il 20 novembre 2019 in una strada di Valparaíso, nel contesto di un festival teatrale; la performance, partecipata inizialmente da poche donne, è stata filmata riscuotendo fin da subito l’interesse delle associazioni femministe locali. La data cruciale è stata il 25 novembre, Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: a Santiago del Cile, oltre un centinaio di manifestanti hanno liberato il proprio grido di denuncia contro le logiche oppressive figlie del patriarcato, dando inizio a un’ondata inarrestabile. Una protesta che è andata a coincidere con gli abusi e le torture, ad opera parte della polizia e dello stato, sulle donne partecipanti alle proteste antigovernative che hanno scosso recentemente il Paese sudamericano. Un numero che è andato via via crescendo, fino ad arrivare a – si stima – 10 mila donne di tutte le età unite a cantare Un violador en tu camino di fronte all’Estadio Nacional di Santiago il 4 dicembre. Non a caso, nel testo è presente un’accusa esplicita alla violenza “di sistema” generata, quindi, da una struttura che subdolamente lo legittima. I Carabinieri, i giudici, lo stato, il presidente, sono i soggetti contro i quali puntano il dito le performer che hanno seguito le orme di Las Tesis.

-Giulia Ronchi

Instagram: @lastesis

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.