Ufficio Resurrezione Parole Smarrite. Le curiose espressioni di cui ci siamo dimenticati nel tempo

Un progetto a metà tra linguistica e arte di cui ci parla, in questa intervista, la sua ideatrice Sabrina D’Alessandro. Suggerendoci anche un sacco di parole ormai cadute in disuso.

Sabrina D'Alessandro, Origliere Impolluto, frame dal video URPS Divisione Mutoparlante 2015
Sabrina D'Alessandro, Origliere Impolluto, frame dal video URPS Divisione Mutoparlante 2015

Dopo l’iniziativa di Zanichelli #paroledasalvare, ancora in tour nelle maggiori piazze italiane, torniamo sulla tematica linguistica con un altro progetto, quello di Sabrina D’Alessandro. Si intitola Ufficio Resurrezione Parole Smarrite ed è arrivato al compimento dei dieci anni. Un’ossessione più che una ricerca, che ha portato l’artista nel corso del tempo a riscoprire parole cadute in disuso da decenni o addirittura secoli, facendo perdere al linguaggio quotidiano la capacità di esprimere certi stati d’animo, concetti o sfumature. Per riesumarne la memoria, D’Alessandro ha trasformato nel tempo tali vocaboli in installazioni, mostre o performance. E persino in un volume, Il libro delle Parole Altrimenti Smarrite, pubblicato da Rizzoli nel 2011. Un lavoro graduale e minuzioso che si è trasformato in un archivio online consultabile sul sito www.ufficioresurrezione.com: un organigramma con molteplici “cassetti” dai titoli surreali e giocosi e aumentati in modo imprevedibile con il passare degli anni, ognuno dei quali racchiude la documentazione di un’azione svoltasi sulle Parole Smarrite. Ci spiega tutto Sabrina D’Alessandro.

 Quando hai iniziato a interessarti delle parole cadute in disuso?
Da sempre registro in un elenco le parole di cui mi innamoro. Negli anni sono passata a una ricerca più sistematica che mi ha permesso di scoprire parole straordinarie benché spesso totalmente cadute in disuso.

Ad esempio?
Alcune sono collegate a idee perdute come redamare (amare ed essere amati), altre si sono perse senza essere mai più sostituite, come berlinghino (il soffermarsi a tavola a bere e chiacchierare dopo aver mangiato). Altre ancora fanno risuonare la realtà diversamente, agendo in qualche modo sulla sua percezione (“orrevole” invece di onorevole). Nel 2008 ho iniziato a produrre dei veri e propri ritratti di queste parole, con il proposito di restituirle alla memoria.

Qual è dunque lo scopo dell’Ufficio Resurrezione Parole Smarrite?
Vuole essere un modo per ridare vita alle parole in sé, ma anche per indagare, attraverso esse, il nostro modo di essere e percepire.

 In che modo l’Ufficio Resurrezione trasforma le parole in arte?
Si basa su alcuni semplici principi. Il primo è “oggettificare per ricordare”: dare un ingombro fisico alle parole, in modo che (verba volant) non volino più. Alcune diventano sculture, come ad esempio la panchina Fannònnola (aggettivo, XV secolo: che non fa e non vuole fare niente) o la Pietra Sbagliona (da scagliare se si è senza peccato). Altro principio è che “le parole dicono l’uomo”, per cui molti lavori dell’URPS instaurano una relazione con il pubblico. Come ad esempio la serie dei Censimenti Peculiari (2012-2019), installazioni itineranti che indagano l’umano sentire attraverso l’esposizione di parole del passato che descrivono stati d’animo del presente o del futuro.

 Quali sono le altre attività di URPS?
C’è ad esempio il Dipartimento Rinascita Psicovocale, che segue il principio secondo cui le parole sono musica e si resuscitano anche tramite il canto e la declamazione. La Divisione Mutoparlante si occupa invece, attraverso la mimica, dell’espressione non verbale. In ogni caso l’Ufficio tiene nota di tutto, per cui anche le parole restituite attraverso i video e le performance vengono riportate su carta e fisicamente archiviate in quadri-bacheca tematici.

 Chi ha collaborato con te al progetto negli anni?
Cantanti (soprattutto d’opera), musicisti (dal singolo interprete alla banda musicale), attori, poeti, artisti che hanno prestato lavori senza titolo al Dipartimento Titolazioni e artisti che vorranno prestare le loro opere a mostre tematiche ora in fase di progettazione. Giornalisti, linguisti ed editori appassionati alla causa sono stati poi fondamentali per la divulgazione del progetto.

 Quali sono i progetti in corso e per il futuro?
In questo momento sto organizzando la mostra per il decennale dell’Ufficio e portando avanti un progetto sulla scrittura con Michela Eremita per il Museo di Santa Maria della Scala di Siena. Nel mentre sono in corso l’apertura di una succursale a Recanati, di fronte alla statua di Leopardi (sommo poeta e fine linguista) presso la galleria Idill’io di Pio Monti e l’esposizione del XV Terriculoso Censimento Peculiare presso la Galleria del Premio Suzzara.

 Quali sono le fonti da cui attingi per le tue ricerche?
La sera prima di addormentarmi leggo il dizionario. Tra i miei preferiti il Tommaseo del 1861, il Petrocchi del 1891, l’etimologico del Pianigiani del 1907, i Vocabolari dell’Accademia della Crusca. C’è poi la lettura di autori come Gadda, Manganelli, Landolfi, Bufalino, Marinetti, D’Annunzio, Boccaccio, Dante, Aretino, Ariosto (…) o di vecchi manuali di ogni tipologia e argomento. Anche le persone in carne e ossa possono essere fonti inesauribili. Per trovare nuove parole, a volte, basta parlare.

– Giulia Ronchi

www.ufficioresurrezione.com
www.sabrinadalessandro.com

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Giulia Ronchi
Giulia Ronchi è nata a Pesaro nel 1991. È laureata in Scienze dei Beni Culturali all’Università Cattolica di Milano e in Visual Cultures e Pratiche curatoriali presso l’Accademia di Brera. È stata tra i fondatori del gruppo curatoriale OUT44, organizzando mostre e workshop con artisti emergenti del panorama milanese. Ha curato il progetto Dissuasori Mobili, presso il festival di video arte “XXXFuoriFestival” di Pesaro. Ha collaborato con le riviste Exibart e Artslife, recensendo mostre e intervistando personalità di spicco dell’arte. Attualmente collabora con le testate femminili Elle, Elle Decor, Marie Claire e il maschile Esquire scrivendo di arte, cultura, lifestyle, femminismo e storie di donne. Cura la rubrica “Le curatrici donne più influenti nel mondo” per Marie Claire e “Storie d’amore nella storia dell’arte” per Elle.