Tra controllo e fragilità: le storie invisibili di Martina Zanin in mostra a Roma 

Mani che sfiorano, zampe di animali, scorci di corpi sospesi. Il falco e la lepre, ricorrenti nella produzione di Zanin, non sono solo animali, ma presenze simboliche e totemiche. La mostra al Pastificio Cerere

È una tensione silenziosa quella che guida lo sguardo nella mostra personale di Martina Zanin (1994) da Fondazione Pastificio Cerere a Roma. Così si ha subito la sensazione che qualcosa di fragile e potente coesista nello stesso spazio. L’artista, infatti, in EVERY CARESS, A BLOW a cura di Antonio Grulli, presenta un mondo sospeso, dove i confini tra protezione e minaccia, cura e dominio, si fanno labili.   

Installation view Martina Zanin, EVERY CARESS, A BLOW, Fondazione Pastificio Cerere 2026. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano
Installation view Martina Zanin, EVERY CARESS, A BLOW, Fondazione Pastificio Cerere 2026. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

La mostra di Martina Zanin alla Fondazione Pastificio Cerere di Roma 

Il percorso inizia con fotografie che non mostrano mai l’intero quadro, ma ne lasciano intravedere frammenti: mani che sfiorano, zampe di animali, scorci di corpi sospesi. Il falco e la lepre, ricorrenti nella produzione di Zanin, non sono solo animali, ma presenze simboliche e totemiche: incarnano tensione, vulnerabilità, istinto e dominio. La loro apparizione nelle immagini è sempre frammentaria, a volte quasi nascosta, e costringe chi osserva a riempire i vuoti con la propria immaginazione. E sembrano quindi vibrare di storie invisibili, fatte di legami che stringono, proteggono e limitano allo stesso tempo. 

Installation view Martina Zanin, EVERY CARESS, A BLOW, Fondazione Pastificio Cerere 2026. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano
Installation view Martina Zanin, EVERY CARESS, A BLOW, Fondazione Pastificio Cerere 2026.
Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

Le opere di Martina Zanin tra rituali e disciplina 

Le installazioni presentate nella sala successiva trasformano lo spazio in un luogo di rituale e disciplina. I guanti da falconiere, disposti secondo pattern rigorosi, evocano gesti ripetuti e il richiamo al ritorno del rapace sul guanto diventa metafora di un legame sottile tra comando e obbedienza, protezione e controllo: atti carichi di tensione e ambivalenza, tanto che la gentilezza diventa dominio e la cura vincolo. Un potere (di nuovo) invisibile, che non si possiede ma si esercita e si insinua nei corpi. Lo stesso potere, poi, prende forma e diventa bronzo in A Predator is a Predator is a Predator…, in cui zampe di rapace congelate in un attimo di predazione sembrano ripetersi in eterno, in un ciclo in cui nessuno sfugge al ruolo di preda o predatore. La scultura è una lezione silenziosa sulla circolazione del potere, sul suo legame con il corpo e la memoria. Guardarla significa riconoscere la violenza implicita nelle relazioni e la loro capacità di formare l’identità, anche quando tutto appare calmo e ordinato. 

Installation view Martina Zanin, EVERY CARESS, A BLOW, Fondazione Pastificio Cerere 2026. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano
Installation view Martina Zanin, EVERY CARESS, A BLOW, Fondazione Pastificio Cerere 2026. Courtesy Fondazione Pastificio Cerere. Credits: Carlo Romano

Martina Zanin: da esperienza personale e sentire universale  

Infine, si entra nella tana. L’installazione AMBIENTI. TANE – Rabbit Hole trasforma, infatti, il corpo in architettura: scheletro all’esterno, pelle all’interno, involucro e nucleo simultaneamente. Entrare dentro questa struttura è come penetrare in uno spazio primordiale, tra protezione e trappola. Ci si può nascondere, immergersi, confrontarsi con la propria vulnerabilità, sentire il peso e la leggerezza insieme di ciò che ci tiene al sicuro e ci definisce. Così Zanin trasforma la propria vulnerabilità in esperienza condivisa, il silenzio in tensione e l’intimità in architettura.  

Caterina Angelucci  

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Caterina Angelucci

Caterina Angelucci

Caterina Angelucci (Urbino, 1995) vive e lavora a Milano. È laureata in Lettere Moderne con specializzazione magistrale in Archeologia e Storia dell’arte. Oltre a svolgere attività di curatela indipendente in Italia e all'estero, dal 2018 lavora come giornalista per testate…

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