A Roma un artista ha organizzato una mostra piena di belve per riflettere sul linguaggio

La galleria romana Federica Schiavo propone la personale di Andrea Romano che, con lavori realizzati dal 2022 ad oggi, riflette con ironia e sagacia sui limiti e le complessità del linguaggio contemporaneo

Per Friedrich Nietzsche ciò che è astratto deve essere convincente anzitutto al livello dei nostri sensi. Tale paradosso, contenuto in un celebre aforisma, si addice ad Andrea Romano (Milano, 1984), che indaga limiti e complessità del linguaggio con opere accattivanti e camp. Si tratta di lavori intriganti, che celano sempre uno scarto significativo; spesso richiamano apertamente rebus da decifrare. La personale in corso da Federica Schiavo a Roma ne raccoglie diversi, coprendo un periodo piuttosto ampio di attività, dal 2022 ad oggi. Più che un progetto ad hoc è una mostra riassuntiva. Il titolo scelto, colto e irriverente, ironizza su una contrapposizione, quella tra il metonimico e il metaforico, che negli Anni Sessanta e Settanta polarizzò il dibattito tra ciò che in arte andrebbe considerato ‘analitico’, e ciò che invece sarebbe ‘solo’ evocativo. Romano sembra dire “ragazzi non scherziamo, il linguaggio – a proposito della ‘grande metafora’ di cui al titolo in questione – è un magma vivo, un campo minato, non certo una dimensione riassumibile in termini così manichei”.  

La mostra di Andrea Romano alla galleria Federica Schiavo di Roma 

La mostra è una carrellata di opere bipolari, auto-contraddicentesi, con in più una componente di critica sociale. Tutto è ultra-cerebrale, ma il mood è quello sfacciato dei manifesti pubblicitari. Romano si insinua nei territori del seduttivo, del commerciale e dell’impressionante scovando ambivalenze in messaggi assertivi; la vertigine è spesso affidata alla didascalia incongrua. Più volte ci si imbatte in un immaginario fatto di animali selvaggi, liberi ma dominanti, che incarnano la beffarda contiguità dei concetti di anarchia e potere assoluto di cui parlò anche Pier Paolo Pasolini.  

L’efficacia delle opere di Andrea Romano in mostra alla galleria Federica Schiavo 

Sul piano dell’efficacia non sempre ci siamo; spesso c’è bisogno dell’‘aiutino’ – della ‘spiega’ – per stare dentro all’elucubrazione che innerva l’opera, il che è sempre un limite, soprattutto quando il prodotto artistico è mera idea. Ma in almeno due occasioni l’incanto si crea, il che rende la mostra meritevole di una visita. Ciò avviene – appunto – nei lavori più frontali, meno strutturati secondo i canoni dell’enigmistica, in cui si accede al significato sotteso senza sforzo, o che funzionano in modo oracolare, proprio in virtù di una loro intrinseca vaghezza concettuale.  

La tigre bianca di Andrea Romano a Roma 

Se ne cita uno in cui viene ritratta una tigre curiosamente bianca, la quale, anziché trasmettere forza e fierezza, è una belva imbelle, depotenziata. Questo perché i suoi connotati sono stati alterati da un osceno perfezionamento (eu)genetico. Il pattern simil-marmoreo, kitsch e barocco, e l’immagine del felino ripreso da varie angolazioni richiamano sia i mosaici tardo-antichi che i moderni render 3D. Il pezzo è limpido e magico, sicché si resta a guardarlo anche senza correre a cercare chiavi interpretative nei fogli di sala.  

Andrea Romano – All the synecdoches and metonymies in the world make up one great metaphor FEDERICA SCHIAVO GALLERY, Installation view, ph Giulia Pietroletti
Andrea Romano – All the synecdoches and metonymies in the world make up one great metaphor
FEDERICA SCHIAVO GALLERY, Installation view, ph Giulia Pietroletti

Può anche bastare considerato che il filone dell’immagine ambigua si è talmente inflazionato nel tempo (dal surrealismo a Cindy Sherman e Richard Prince fino agli attuali meme) da rendere altamente sfidante l’obiettivo di realizzare opere sufficientemente fresche. 

Pericle Guaglianone 

Roma // Fino al 30 aprile 2026 
Andrea Romano – All the synecdoches and metonymies in the world make up one great metaphor 
FEDERICA SCHIAVO GALLERY, Lungotevere dei Vallati 8-9, Roma 
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Pericle Guaglianone

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Pericle Guaglianone è nato a Roma negli anni ’70. Da bambino riusciva a riconoscere tutte le automobili dalla forma dei fanali accesi la notte. Gli piacevano tanto anche gli atlanti, li studiava ore e ore. Le bandiere erano un’altra sua…

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