A Palermo nascerà il nuovo MAIIA Museum in un ex sito industriale

Palermo ospiterà un polo museale dedicato all’arte e alle nuove tecnologie. Acquisito da una fondazione francese un ex stabilimento industriale, in cui è racchiusa la memoria di una grande famiglia di imprenditori palermitani

Palermo, irresistibile attrazione per investitori, professionisti, utopisti e mecenati dell’arte? Così pare. Prima fu la volta di Palazzo Butera, monumentale edificio nello storico quartiere Kalsa, acquistato nel 2016 dai collezionisti Francesca e Massimo Valsecchi, quindi – con la nascita di una apposita Fondazione – restaurato e trasformato nella sede delle loro prestigiose raccolte d’arte contemporanea.
Nel 2025 arriva la notizia di un nuovo investimento nel settore dell’arte: la potente galleria svizzera Hauser & Wirth acquista i 2000 metri quadri del neogotico Palazzo Forcella De Seta, gioiello architettonico costruito a metà Ottocento in Piazza Kalsa, per molti anni sede dell’Associazione Nazionale Costruttori Edili. Dopo la messa in vendita del bene storico da parte dell’ANCE, una volta decaduto il diritto di prelazione della Regione Siciliana l’operazione commerciale si conclude: nell’arco di un triennio la 19esima sede di una delle principali gallerie d’arte moderna e contemporanea al mondo aprirà qui i suoi battenti. 
Stando alle prime notizie ufficiali, ci si prepara adesso a un’altra importante apertura, per una città intrappolata nella palude di antiche e persistenti difficoltà amministrative, economiche, sociali, e che pure non perde la sua capacità attrattiva di snodo sincretico nel cuore del Mediterraneo.

A Palermo nascerà il nuovo MAIIA Museum in un ex sito industriale
Bernard e Brigitte Riccobono

Il nuovo MAIIA Museum a Palermo

Sorgerà dunque a Palermo la seconda sede del MAIIA, acronimo di Museum of Artificial Intelligence & Immersive Art. La prima sede, in via di completamento, vedrà la luce in un edificio storico a La Valletta, all’angolo tra San Dominic e Republic Street. Promotrice è la fondazione francese B&B Riccobono Art of the Future, dei coniugi Bernard e Brigitte Riccobono, che a Malta ha collaborato con il gruppo internazionale Museum Studio per dar vita al museo, su progetto degli architetti DeMicoli & Associates e Mattermake, e che ha sostenuto la mostra Facing the Challenge dell’artista Louis-Paul Caron, per il Padiglione Francia, in occasione della Biennale di Malta 2026.
A Palermo il design dello spazio sarà invece affidato allo studio Ora-ïto. Del team della Fondazione fanno parte Dominique Moulon, curatore, e Sandro Debono, consulente strategico.

Vocazione super contemporanea e hi-tech, per un progetto di ricerca che punta a ridefinire “il significato dell’esperienza artistica nell’era digitale”, e a “unire i mondi dell’arte, della tecnologia e della cultura, promuovendo l’innovazione e la creatività oltre ogni confine”. Non i soliti musei in cui custodire opere, assicurano i Riccobono, ma una rete museale mediterranea che all’interno di edifici storici prova a costruire spazi di futuro e di innovazione, veri e propri “laboratori di creatività” dove sperimentare e promuovere nuovi modi di fare e di fruire arte. Mostre, ma anche residenze artistiche, workshop, installazioni interattive ed eventi, con la formula immersiva e digitale a fare da filo rosso. 

A Palermo nascerà il nuovo MAIIA Museum in un ex sito industriale
Villa Belmonte Ventimiglia Gulì alla Noce © Ph. Adele Cammarata

La sede di Palermo e il quartiere Noce

Si tratterà, per questa tappa palermitana, di mettere in cantiere un poderoso percorso di recupero, restauro e adeguamento: ancora un’area storica, non più in centro ma nel quartiere popolare Noce, all’interno di un sito di archeologia industriale da molti anni abbandonato e in condizioni di degrado. Si tratta dei padiglioni in cui sorgeva una delle più prestigiose fabbriche siciliane del Novecento, la ditta tessile Gulì, tra le eccellenze che contribuirono alla temporanea fioritura industriale della città. Nei primi Duemila, dopo un lento declino, la società interruppe le attività di produzione, sopravvissute negli ultimi anni solo nei nuovi stabilimenti di Carini, cittadina a pochi chilometri da Palermo. Chiusero via via anche gli storici negozi di tessuti.

In origine riserva di caccia nobiliare, connessa ai fastosi giardini della Zisa, poi borgo agricolo residenziale, in cui tra Settecento e Ottocento l’aristocrazia e la borghesia cittadina edificarono splendide ville immerse nel verde, la Noce è oggi una zona alterata dalla progressiva urbanizzazione e marchiata dai segni di un abusivismo edilizio che non risparmiò le bellezze di un tempo, per far spazio a nuove costruzioni popolari. Un quartiere caratterizzato da dispersione scolastica, povertà economica ed educativa, disagio sociale, pur favorito da una posizione strategica, fuori dal centro storico ma in continuità con le principali arterie viarie e con le aree commerciali e residenziali limitrofe al centro stesso.
Tra le antiche dimore rimaste in piedi c’è la splendida Villa Belmonte-Gulì, costruita in stile neoclassico nei primi dell’Ottocento per volere di Giuseppe Emanuele Ventimiglia, principe di Belmonte e membro del Parlamento del Regno di Sicilia, il quale non riuscì a vederla ultimata per via della tisi che lo stroncò a Parigi nel 1814.

La storia dell’industria tessile Gulì

Nel 1937 la villa fu acquistata dai Gulì, le cui attività erano iniziate nel 1882 su iniziativa del giovanissimo caporale Giuseppe, figlio di un operaio tessile: appena venticinquenne, terminata l’esperienza nell’arma dei bersaglieri, il ragazzo aprì il primo stabilimento della Manifattura Tessile di famiglia, in Via Mura Porta Carini, là dove ancora oggi si erge la porta d’ingresso sullo storico Mercato del Capo. Il mix di abilità manageriale, intuito, fortuna e caparbietà determinano un successo crescente, che resistette anche al drammatico stop imposto dalla Grande Guerra, per ripartire nel 1919 con la produzione e con i primi punti vendita: accanto a Giuseppe anche i figli Vincenzo, Alfredo e Carlo, nuova generazione impegnata nello sviluppo dell’azienda.

Lo stabilimento originario venne purtroppo espropriato e abbattuto nel 1938, per avviare in quel punto la costruzione del nuovo Palazzo di Giustizia. Ma i Gulì non si diedero per vinti: trasferirono i macchinari nell’ampio giardino della villa e avviarono su quel terreno la costruzione di un opificio nuovo di zecca. Il lavoro riprese così nei moderni padiglioni, inaugurati nel giugno del 1939, e proseguì con progressivi traguardi fino alla nuova battuta d’arresto imposta dal secondo conflitto mondiale. Anche in questo caso la crisi costituì un’occasione di rinascita: dinanzi alla difficoltà di recuperare i filati al centro-nord, per via della guerra, i Gulì puntarono alla lavorazione del cotone coltivato nelle piantagioni siciliane. E nel ’49 riuscirono nell’impresa, avviando un nuovo reparto di filatura, destinato alla lavorazione del materiale grezzo.

L’inizio della fine si registrerà nel 1994, con l’approvazione del piano regolatore che dichiarerà la fabbrica “netto storico”, dunque tra quei beni esterni al centro, ma dotati di interesse storico-artistico, con tutti i vincoli del caso. Vincoli che rappresentarono un ostacolo alle necessità di continuo ammodernamento e di produzione di un’azienda, lentamente penalizzata anche dalle nuove economie globali, dalla nascita del fast fashion, dalle crisi economiche degli anni Zero. Le attività si fermarono definitivamente nel 2006, anche nella sopravvissuta sede di Carini (costruita nel 1987-88), mentre i macchinari di via Noce venivano demoliti.

Dai Gulì ai Riccobono. A Palermo si incontrano due dinastie di industriali

L’ultimo grande protagonista di quella storia imprenditoriale, il brillante Cavaliere del lavoro Peppino Gulì, nipote del giovane caporale che a fine Ottocento investì nel suo sogno, è scomparso a 94 anni nel 2024. E se la villa di famiglia è ancora oggi abitata dagli eredi, è negli annessi ex stabilimenti manifatturieri che il MAAIA Museum avvierà le sue attività, con spazi per l’arte e le nuove tecnologie, insieme a servizi di hotellerie e boutique.
Passato e futuro si incontrano dunque nel nome di due vicende straordinarie, una rimasta nella memoria della Palermo migliore, l’altra ancora viva nell’inesauribile impegno dei Riccobono, dinastia di industriali francesi che agli inizi del Novecento avviò una fiorente rete di tipografie, conquistando quasi il monopolio della stampa nazionale (La Croix, Le Monde, Le Figaro, etc.). Oggi i Riccobono sono attivi su diversi fronti, dal food ai cosmetici, dalle consulenze aziendali all’editoria di riviste. Barnard e Brigitte, che vedono i figli impegnati con le nuove frontiere del gruppo, si dedicano intanto alla passione per l’arte.

Una nuova chance per Palermo, che nei prossimi anni potrebbe tradursi in occasione di crescita e rigenerazione per il quartiere Noce, nella speranza che non ci si trovi dinanzi all’ennesima cattedrale del deserto, incapace di stimolare il tessuto sociale, urbanistico e culturale della città: “Ci proponiamo come punto d’incontro per artisti, tecnologi, ricercatori e cittadini – si legge in uno degli statement della Fondazione – “dove la condivisione delle conoscenze e la creatività collettiva alimentano l’innovazione. Tutto ciò che facciamo è pensato per dare la possibilità a persone di ogni età e provenienza di partecipare al dialogo. (…) Siamo qui per stimolare il dialogo, ispirare la riflessione e costruire connessioni nel Mediterraneo e oltre”. 
Che possa essere non solo una dichiarazione d’intenti, ma la convinta premessa di un percorso d’impegno e di produzione; magari anche uno stimolo per i vicinissimi Cantieri Culturali alla Zisa, un tempo sede delle gloriose Fabbriche Ducrot e oggi vasto polo culturale cittadino, inaugurato negli anni Novanta e ancora in cerca di un destino all’altezza delle proprie potenzialità, nel segno della qualità artistica e di una continuità necessaria.

Helga Marsala

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Helga Marsala

Helga Marsala

Helga Marsala è critica d’arte, editorialista culturale e curatrice. Ha insegnato all’Accademia di Belle Arti di Palermo e di Roma (dove è stata anche responsabile dell’ufficio comunicazione). Collaboratrice da vent’anni anni di testate nazionali di settore, ha lavorato a lungo,…

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