Fare arte tra luce e buio. Succede in una mostra in Veneto ad Arzignano 

Nel cuore della provincia vicentina, la galleria Atipografia presenta una mostra collettiva che nasce tra lucori e penombre. Incrociando astrazione e figura, misticismo e alchimia, e dimostrando che si possono fare esposizioni di ricerca anche lontano dai grandi centri

È a dir poco poetico il titolo della mostra in corso alla galleria Atipografia, ad Arzignano: L’ombra delle lucciole, a cura di Alfonso Cariolato e Luigi de Marzi, è una mostra collettiva che riunisce opere differenti – a firma di Mats Bergquist, Marco Tirelli, Silvia Inselvini e Loes van Roozendaal – ma accomunate da un peculiare rapporto con la tensione che si crea tra luce e oscurità: quello spazio terzo in cui la coesistenza degli opposti non è più utopia, ma possibilità. 

L'ombra delle lucciole, installation view, Atipografia, Arzignano, 2026. Photo Eleonora Vaccaretti
L’ombra delle lucciole, installation view, Atipografia, Arzignano, 2026. Photo Eleonora Vaccaretti

La mostra “L’ombra delle lucciole” ad Arzignano 

Uscire da una logica dicotomica è quindi il primo passo che ci viene richiesto, in quanto spettatori. Il secondo è aggiustare la vista: le opere – ciascuna a modo suo – stressano la compresenza di bagliori e ombre in pittura su tela, a penna, ad encausto. Tecniche diverse per raggiungere un risultato affine, in cui l’eventuale illusione non è che un mezzo per forzare il cambio di prospettiva. Spiegano i curatori: “La pittura è il tentativo di rendere l’apparire del mondo, il fatto che il mondo sia. La luce della pittura riprende il fiat lux (che è la luce originaria, ancora prima della luce stessa del sole)”. C’è quindi qualcosa di primigenio, anche nella volontà di rifuggire quasi del tutto una pittura figurativa: anche in questo si trova quell’energia potenziale di un lucore – quello delle lucciole – che è evidenza biologica del desiderio, e quindi attrazione, instabilità, continuo movimento. 

L'ombra delle lucciole, installation view, Atipografia, Arzignano, 2026. Photo Eleonora Vaccaretti
L’ombra delle lucciole, installation view, Atipografia, Arzignano, 2026. Photo Eleonora Vaccaretti

Gli artisti in mostra da Atipografia  

Si parla di pittura, dicevamo, ma per chiarirci dobbiamo allargare i confini del medium. Se Marco Tirelli e Loes van Roozendal dipingono su tela (il primo a tempera acrilica e inchiostro, il secondo ad olio e acrilico), Silvia Inselvini (Brescia, 1987) compie una scelta ostinata: i suoi lavori sono stratificazioni di penna a sfera tanto fitte che il tratto scompare insieme al bianco del foglio. Sceglie supporti di carta o – in opere più recenti – in gesso, rivelando le differenze di reazione dei materiali. Talvolta abissi, talaltra specchi, le opere di Inselvini raggiungono un grado di intimità ulteriore quando incontrano il formato libro: in Notturni(2022), il pieno che è anche vuoto si tinge di sfumature mistiche, quasi fosse un breviario preghiere invisibili. C’è dell’ascetico anche nei lavori di Mats Bergquist (Stoccolma, 1960), encausti che indagano le potenzialità e i confini del monocromo in pittura, così come della sua bidimensionalità: le ombre non dipinte, ma generate dall’oggetto stesso, entrano a far parte della complessità di lavori che, presentandosi come icone contemporanee e astratte (memori sicuramente di Malevich), interrogano l’immagine e la percezione. Quelle di Marco Tirelli (Roma, 1956), sono invece ombre sì dipinte, ma generatrici di spazi e oggetti metafisici: soggetti delle sue opere sono ambienti e strumenti del pensiero, più che dello sguardo. Qui l’alternanza tra luce e ombra è catturata nella sua capacità alchemica di modellare la realtà, al confine tra astrazione e figura. Più radicale invece la pittura dell’olandese Loes van Roozendal (Amersfoort, 1996), che parte sì dalla realtà, ma la segmenta, la seleziona e scopre che l’astrazione non è altro che un cambiamento di focus: da abbastanza vicino, nulla è riconoscibile, e tutto è astratto.  

Le mostre di Atipografia ad Arzignano e la vitalità della provincia vicentina 

L’ombra delle lucciole è una mostra che, pur sussistente come progetto autonomo e autoportante, si inserisce in un ciclo espositivo più ampio, ideato da Atipografia e iniziato a fine 2025 con la mostra Matermània/Matermanìa. La programmazione, oltre a sottolineare l’interesse della galleria per l’indagine dell’umano a tutto tondo, segnala la possibilità e l’importanza di fare mostre di ricerca anche in galleria, anche in provincia. Ed è proprio la provincialità di progetti come questo a costituire un valore aggiunto: coltivare l’arte contemporanea ai margini, lontano dal centro, può apparire più difficile, ma i frutti possono essere ancora più soddisfacenti. E la provincia vicentina (con altri validi esempi come Filanda a Trissino e Fondazione Bonollo a Thiene) pare saperlo bene. 

Alberto Villa 

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Alberto Villa

Alberto Villa

Nato in provincia di Milano sul finire del 2000, è critico e curatore indipendente. Si laurea in Economia e Management per l'Arte all'Università Bocconi con una tesi sulle produzioni in vetro di Josef Albers (relatore Marco De Michelis) e attualmente…

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