A Roma la grande azienda Acea lancia la sua Fondazione per l’arte e la cultura. L’intervista
Sabrina Fiorino, già responsabile delle iniziative culturali di Acea, ci anticipa la mission, i primi progetti e le attività della neonata Fondazione Acea con cui l’azienda rafforza e ufficializza il suo impegno nell’arte e nella cultura
Acea ha sempre avuto un rapporto forte con la cultura ma oggi lo formalizza ufficialmente con la costituzione della Fondazione con cui si trasforma da promotore ad autore e curatore di progetti culturali.
Come ci ha raccontato Sabrina Fiorino, già responsabile delle iniziative culturali di Acea e ora consigliere della neocostituita Fondazione, la stessa nasce “per generare valore sociale e culturale, promuovendo iniziative dedicate a giovani, sport, volontariato d’impresa e solidarietà, affiancate da attività di raccolta fondi e sostegno a cause filantropiche”. Chiaramente, tutela e valorizzazione del patrimonio storico-culturale di Acea, con lo sviluppo dell’Archivio Storico, del Museo Heritage, oltre che di programmi culturali, educativi e di divulgazione, saranno al centro della sua mission, nucleo attorno al quale si svilupperanno gli altri cluster strategici della fondazione, diversi ma interconnessi e pensati per generare nuove forme di partecipazione e consapevolezza collettiva. Ma lasciamo che a raccontarci sia la stessa consigliera.

Parola a Sabrina Fiorino, consigliera della Fondazione Acea
Partiamo dal Museo che, insieme al poderoso archivio, sarà valorizzato dalla Fondazione.
Inaugurato nel luglio 2025, Acea Heritage è un museo giovane ma già riconosciuto nel circuito Museimpresa e premiato da Confindustria, con il Corporate Heritage Awards 2025. Nato dalla riscoperta, da parte dell’Ufficio Iniziative Culturali, di un patrimonio artistico sommerso, tutt’ora in fase di studio, e di un archivio che fino a un anno fa si stimava di 3 km e oggi ammonta a 12 km di lineare storico grazie al lavoro di ricerca e valorizzazione effettuato con il Dipartimento Umanistico di Roma Tre. Il museo, temporaneamente allestito nell’ ex Salone del Pubblico, dove si pagavano le bollette, diventerà, al termine dei lavori di restauro e ammodernamento, una realtà diffusa su scala aziendale, rendendo l’arte parte integrante degli spazi e delle funzioni di Acea con una sezione dedicata al contemporaneo che troverà collocazione nel foyer, l’area più aperta verso la città e, simbolicamente, proiettata al futuro.
Si tratta di un museo che unisce storia, arte, design…
Esatto, si caratterizza per la presenza di sezioni diverse che connettono memoria industriale, territorio e linguaggi contemporanei. Nel salone del pubblico abbiamo dedicato il perimetro superiore, dove un tempo c’erano gli sportelli, alla storia dei nostri 117 anni di attività, attraverso 19 pannelli didattici. Un racconto che, dopo la migrazione, verrà condensato in un’installazione interattiva. Mentre, l’arte è presentata nell’area centrale dello spazio e il design su dei pannelli allestiti appositamente e al piano superiore.
Ci può dire di più a proposito della collezione Acea?
Quando siamo subentrati come Ufficio Iniziative Culturali, la premessa era che non avremmo rinvenuto molte opere, scoprendo subito dopo che erano moltissime, ma ignorate perché non viste. Così, grazie a un intenso lavoro di riordino e rinvenimento delle opere d’arte, è stato possibile sviluppare un progetto fondato su un modello integrato che coniuga tutela, accessibilità e produzione culturale e, seguendo le linee guida del MEF, abbiamo compiuto un’operazione di rinvenimento con cui abbiamo messo a patrimonio due milioni di euro in 10 mesi. Basti pensare che l’intero edificio, estremamente all’avanguardia per l’epoca, è disseminato di opere site specific di Gino Marotta che, alla fine degli Anni ’50 aveva una relazione stretta e diretta con i manager Acea.

Interessante, di che opere si tratta?
Lavori sperimentali, in bronzo, alluminio, terracotta, addirittura sabbia e colla per i pannelli installati sul soffitto all’ingresso; di cui per anni si era persa memoria anche a causa della brusca rottura tra l’artista e i vertici aziendali, avvenuta dopo il rifiuto di due progetti: la fontana esterna e il riallestimento del salone del pubblico, ritenuto l’una poco funzionale (il cui progetto è conservato al MAXXI) e l’altro, bloccato in corso d’opera – quando l’artista aveva già realizzato tutta l’installazione in bronzo sul registro inferiore del perimetro dell’incredibile lunghezza di 70 metri lineari, oggi valorizzata – perché considerata eccessiva per il contesto. Entrambe concepite in linea con l’architettura modulare dell’edificio.
E per quanto riguarda Pietro De Laurentiis?
La scelta è stata di dedicare un focus a uno scultore poco conosciuto, autore di Città Illuminate, i monumenti esterni in bronzo dorato che, sin dagli Anni ’60, in anticipo sui tempi, ha sviluppato una poetica ambientalista contro la cementificazione selvaggia. De Laurentiis sosteneva che Acea non fosse solo responsabile di acqua e luce ma dello sviluppo sostenibile e intelligente delle città, da cui il titolo delle opere. Qui presentiamo dei progetti inediti che ci hanno concesso gli eredi.
1 / 5
2 / 5
3 / 5
4 / 5
5 / 5
Quindi tutto questo patrimonio era sconosciuto?
Esattamente, purtroppo la maggior parte delle aziende storiche detiene patrimoni sommersi. Fortunatamente oggi, grazie alla Legge 9 marzo 2022, n. 22, entrata nel modello organizzativo 231, abbiamo potuto elaborare una procedura interna che tutela i beni culturali d’azienda.
Come verrà riallestito questo salone?
Secondo un progetto che unisce welfare e riqualificazione architettonica, qui troverà posto una grande e luminosa mensa aziendale e, al piano superiore, una biblioteca, sempre dedicata ai dipendenti, con oltre 14.000 volumi storici, più tutte le pubblicazioni di Acea, dagli Anni ’50 a oggi.
Attualmente com’è gestita l’apertura al pubblico del museo?
In quanto museo d’impresa l’ingresso è su invito e l’apertura è calendarizzata in occasioni speciali, come le giornate FAI di cui facciamo parte. La prossima sarà quella dedicata al Made in Italy a maggio, durante la quale presenteremo anche la prima edizione del Premio Acea Contemporanea, sul tema è FLUSSI FINITI, L’acqua come risorsa non infinita con i ragazzi dell’Accademia di Roma, l’Accademia di Design Italiano e l’Accademia di Firenze.
Di che si tratta?
Abbiamo bandito un concorso per la progettazione di un’opera dedicata alla tutela dell’acqua, sostenendo la produzione dei 20 lavori finalisti, che poi entreranno nella nostra collezione; tra questi verranno selezionati tre vincitori e una menzione speciale. L’aspetto interessante del progetto è che i ragazzi avranno la possibilità di visitare i nostri siti industriali, luoghi generalmente inaccessibili, come la Chiocciola di Villa Medici o la cabina di manovra della Fontana di Trevi, gestititi da Acea.
Quale sarà la prima attività della Fondazione?
Stiamo lavorando al progetto I nasoni del futuro per Acea in cui abbiamo coinvolto i ragazzi dell’Accademia Italiana di Design per realizzare dei nasoni artistici che doneremo alla città. Il primo pensiamo che sarà quello di Piazza Navona. Tecnicamente si tratta di un progetto complesso che richiedere un’elaborata realizzazione. (I nasoni sono le tipiche fontanelle pubbliche di Roma, ndr).
E per la Fondazione avete in cantiere altro?
La riqualificazione di un immobile che diventerà la sede della Fondazione Acea, dove allestiremo parte del Museo Heritage. Lo spazio ospiterà programmi didattici sulla sostenibilità dell’acqua per le scuole, workshop, progetti di ricerca; mostre temporanee. Pensiamo, inoltre di prevedere anche residenze d’artista con studenti dalle Accademie estere, in collaborazione con le istituzioni presenti a Roma. E anche una caffetteria. Tutto a ingresso gratuito e dedicato alla città.
Insomma, largo all’arte e ai giovani?
Proprio così, vogliamo impegnarci per un futuro migliore e la prima cosa è affrontare le problematiche del presente. Un percorso di crescita collettiva in cui riteniamo che l’arte abbia il ruolo da protagonista come apripista di nuove visioni e strumento di conoscenza per unire, a partire dai più giovani, diverse generazioni, trasformando la sostenibilità da idea astratta in esperienza concreta e condivisa.
Ludovica Palmieri
Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati