In provincia di Modena c’è una mostra dedicata ad Amleto e allestita in un teatro 

Il Teatro Sociale di Novi di Modena, chiuso da decenni, riapre le sue porte con una mostra-suite di Andrea Saltini. Ispirandosi anche a Carmelo Bene, l’artista rilegge i personaggi della tragedia shakespeariana

Ho letto mille volte l’Amleto e per tanto tempo ho avuto una sorta di ossessione per Ofelia. Di recente però mi sono reso conto di non aver prestato abbastanza attenzione agli altri personaggi”, racconta Andrea Saltini (Carpi, 1974) nel foyer del Teatro Sociale di Novi di Modena, una struttura chiusa fin dai primi Anni Ottanta e che, al termine della mostra Hamlet Suite, sarà oggetto di una ristrutturazione finalizzata alla riapertura. “Appena ho visto l’interno di questo teatro”, continua l’artista, “ho accettato la proposta di allestirvi una mostra e ho scelto dipingere proprio coloro che partecipano alla tragedia di Shakespeare”. 

L’allestimento della mostra nel teatro di Novi di Modena 

Se nel ridotto i dipinti contemporanei si posizionano in un registro inferiore rispetto alle eleganti ballerine dipinte nella seconda metà degli Anni Venti in stile tardo Liberty, nella sala a ferro di cavallo del teatro sono l’intricato intreccio di ponteggi – il terremoto del 2012 in Emilia qui ha picchiato duro – e un’illuminazione “total red” ad accogliere tre grandi tele con Amleto, Ofelia e Laerte. Il risultato è spettacolare. 

Le opere di Andrea Saltini tra testi e immagini 

Il dramma shakespeariano non è l’unica fonte a cui si è rivolto Saltini per mettere a punto il suo progetto: gli studi del critico danese Georges Brandes, ma soprattutto la rilettura di Jules Laforgue e, inevitabilmente, le trasposizioni di Carmelo Bene, hanno ispirato la sequenza di volti che popolano la “suite”, e lo sottolinea pure il testo della curatrice Anna Vittoria Zuliani in catalogo. L’impianto letterario trova riscontro evidente in Kate (… Bella Helen), ovvero un’Ofelia con soprabito leopardato e fuseaux azzurri che assomiglia un po’ a Monica Vitti, ricalcando l’interpretazione di Laforgue che trasforma la sventurata fanciulla in attrice (in altre opere Ofelia veste una armatura sopra il pigiama o ancora si copre con una pelle di leopardo). 

I personaggi di Shakespeare riletti da Andrea Saltini 

Accanto troviamo Gertrude, fiera con la sua enorme gorgiera, circondata da una vegetazione quasi espressionista e con lo sguardo corrucciato, mentre i cortigiani Rosencrantz e Guildenstern, giovani e bellissimi, “non sono morti”, parafrasando il titolo dell’opera. Orazio, fedele amico di Amleto, assume le sembianze di un cane e il principe di Norvegia Fortebraccio ci osserva dall’alto al basso, stagliandosi su un cielo nerissimo con nubi tempestose (è un quadro magnifico). Altre tele compongono la mostra e nell’allestimento fanno la loro comparsa anche delle piccole sculture che riprendono in forma tridimensionale i personaggi di Shakespeare: composti anche da objets trouvés, sembrano quasi usciti da una Wunderkammern. 

I soggetti sono classici, ma le tecniche sperimentali 

Andrea Saltini è sempre stato un artista visionario: lo percepiamo dal dipinto in cui il fantasma del padre di Amleto prende forma dal cavo delle cuffie del principe, nonostante nell’attuale mostra la fantasia sembri tenuta un po’ a freno. L’artista è anche un instancabile studioso di arte, letteratura, critica e un inguaribile raccoglitore, oltre che uno sperimentatore tecnico, come rivelano le opere di Hamlet Suite, piuttosto differenti dai lavori di qualche anno fa. “Ora sto lavorando su tele preparate con gesso e con parti di scagliola, che assorbe in modo diverso i colori e mi permette questa resa. Utilizzo anche materiali naturali, come il caffè, e poi il bolo che adopero da tanto tempo per i neri”, spiega l’artista, che è anche curatore di rassegne dedicate alla promozione dei giovani artisti nel territorio modenese (lo affianca nell’organizzazione l’artista e designer Daniel Bund). 

Marta Santacatterina 

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Marta Santacatterina

Marta Santacatterina

Giornalista pubblicista e dottore di ricerca in Storia dell'arte, collabora con varie testate dei settori arte e food, ricoprendo anche mansioni di caporedattrice. Scrive per “Artribune” fin dalla prima uscita della rivista, nel 2011. Lavora tanto, troppo, eppure trova sempre…

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