La poetica di William Kentridge in mostra a Milano alla galleria Lia Rumma

Ingiustizie sociali e anime in cerca di identità, queste le tematiche su cui riflette il noto artista sudafricano, attraverso il suo sterminato vocabolario visivo, nella sede milanese di Lia Rumma in occasione della mostra organizzata in parallelo alla kermesse sulla metafisica di Palazzo Citterio

Attraversare oceani e continenti per fuggire dalle prigionie e ritrovare una propria identità è consuetudine antica che si tramuta in ineluttabile necessità quando gravi fatti contingenti non lasciano alternative. William Kentridge (Johannesburg, 1955), da sempre sensibile alle problematiche dell’apartheid ed eticamente solidale con chi emigra in cerca di terre e futuri migliori, condensa nella mostra Sharpen Your Philosophy, da Lia Rumma a Milano, alcune delle grandi tematiche da lui indagate in più di quattro decenni. 

La mostra di William Kentridge negli spazi milanesi di Lia Rumma 

Come incipit del viaggio, in bianco e nero su cartone, si stagliano a parete maschere e volti di personalità che nel 1941 abbandonarono l’Europa alla volta della Martinica, per cercare salvezza da guerre e persecuzioni: fra loro, l‘artista surrealista André Breton, l’antropologo Claude Lévi-Strauss, il pittore cubano Wilfredo Lam, i politici Trotsky e Léon-Gontran Damas, quest’ultimo poeta e fondatore del movimento della negritudine. Accanto è posto il paravento che dà titolo alla mostra stessa: Sharpen Your Philosophy (2025), istoriato a inchiostro, carboncino e penna con motivi di lussureggianti piante tropicali assiepate intorno a uno specchio lacustre e sovrastate da una piccola lampada che sa di domesticità. 

Seven Kitchen Objects, carboncino, 2025. Installation view. Photo Sebastiano Pellion di Persano Courtesy the Artist and Lia Rumma Gallery, Milano/Napoli
Seven Kitchen Objects, carboncino, 2025. Installation view. Photo Sebastiano Pellion di Persano Courtesy the Artist and Lia Rumma Gallery, Milano/Napoli

Il video come esplorazione di un mondo in fuga alla galleria Lia Rumma di Milano 

I mezzi per forgiare la propria filosofia, ovvero la conoscenza, sono dati dalla presa diretta sul presente, ma anche dalla memoria di un passato individuale e collettivo, come indica Kentridge tramite l’imponente video-installazione To Cross One More Sea (2024). Con gli artifici scenici e la molteplicità di spunti narrativi e di citazioni iconografiche – colte e surreali – che sono tipiche del suo repertorio inventivo, egli ripercorre il tema del viaggio nel tempo e nello spazio aprendo al visitatore le porte di una delle sue “camere delle meraviglie”. L’intensità della colonna sonora – che mixa ritmi afro-pop e note d’avanguardia – esalta alchimie nutrite dalla tecnica delle ombre cinesi e da un variopinto caleidoscopio di luoghi, volti, maschere, animali che ruotano in un vortice di rimandi ottici e concettuali. Il video Fugitive Words (2024) si pone invece come riflessione sullo sterminato vocabolario di Kentridge, là dove le sue mani sfogliano taccuini trasformati in serbatoi di idee e segni atti ad alimentare il processo immaginativo, esaltando la potenza del disegno e il suo ruolo di ponte fra pensiero e animazione cinematografica.  

A Milano le Silhouette erratiche e microcosmi letterari di William Kentridge 

Ma si assiste nell’opera di Kentridge anche alla narrazione di storie che travalicano la specificità sudafricana, per diventare racconti di sopraffazione e alienazione su scala universale. Alle verità sussurrate o gridate, si sommano messaggi capillari come quelli espressi in chiave sperimentale dal diorama concepito dall’artista come un microcosmo performativo dove – grazie a specchi, piccoli oggetti, disegni, collage e animazioni, secondo la tecnica del Pepper’s Ghost – il dramma in versi Majakovskij: Una Tragedia prende vita, scomponendosi e ricomponendosi in sequenze, come un cabaret ironico e graffiante che assimila la letteratura a strumento di resilienza ai mali del vivere. 

Non mancano in mostra il tributo alla kermesse milanese sul tema della Metafisica con il disegno Seven Kitchen Objects (2025) – che rimanda alla poetica morandiana e trova riscontro nell’opera 3D in carta esposta a Palazzo Citterio; sculture dalla serie Paper Procession (2023) in alluminio e acciaio, vari bronzi e alcune opere- corollario dello scenografico fregio Triumphs and Laments realizzato dall’artista sul Lungotevere a Roma (2016) tra cui: un leporello, dei disegni e vinili con le musiche di Philip Miller. 

Alessandra Quattordio 

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Alessandra Quattordio

Alessandra Quattordio

Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare…

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