I dipinti del giovane Alessandro Aprile in mostra a Milano sono degli affacci sull’abisso
Enigmatiche e oscure, le opere di Alessandro Aprile bucano le bianche pareti della galleria milanese MATTA. In un continuo tentativo di eludere i limiti e le regole della pittura
Il primo impatto di Abissura – la mostra personale di Alessandro Aprile (Modica, 1999) da MATTA – è l’immediato contrasto tra gli ampi ambienti della sala (di colore bianco e molto luminosa, soprattutto se visitata durante il giorno) e i toni scuri dei lavori dell’artista. Occorre avvicinarsi di più alle opere per notarne tutti i dettagli, che generano una curiosità nello spettatore di comprenderne appieno i possibili significati, lasciati dall’artista volutamente aperti. Il fiato rimane sospeso e alcune figure emergono dalle opere, diventando l’unico elemento a cui lo sguardo possa aggrapparsi. Incombono, come l’ombra del peso che portano, e non si lasciano risolvere.
Le opere di Alessandro Aprile da MATTA a Milano
La pratica artistica di Alessandro Aprile, che vive e lavora a Bologna, è contraddistinta dalla volontà di eludere limiti e regole, mettendo alla prova i diversi dispositivi di cui si serve per creare degli scenari in cui le figure appaiono in continua tensione. La tecnica del monotipo rappresenta bene questo processo di creazione dell’opera, generando una prima traccia sulla superficie pittorica. Registra l’inizio della sedimentazione ed imprime delle tracce per il lavoro successivo, che non costituiscono però un orientamento, ma piuttosto una prima trama senza narrazione, dove ciò che resta è puro contatto, per attrito.
Nei suoi dipinti lo spazio è strettamente legato al formato delle tele, al modo in cui i soggetti vengono raffigurati e alla grande dimensione che questi hanno in proporzione allo sfondo. Il suo lavoro è immaginato come sull’orlo del collasso e la monumentalità costituisce una pratica di esposizione del limite, dove la forma si costituisce per la sua capacità di sostenere l’instabilità dello spazio che la contiene. “Non c’è orizzonte a cui tendere, non c’è fondo su cui poggiare. In questo spazio non esistono coordinate, ma una promessa di equilibrio sospesa in un campo di forze compresse. Abitarlo, significa farsi carico di tutto il loro peso per poterne emergere. Solo ciò che è in grado di resistere, può sopravvivere”, scrive Margherita Arduini, autrice del testo critico. “Rinunciare a punti di controllo; lasciare che prima il gesto, e poi lo sguardo, non abbiano appigli, né spazi sicuri”.
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Intervista ad Alessandro Aprile
Come ti sei trovato a lavorare su delle tele di più grande dimensione rispetto a lavori precedenti?
Le tele di grandi dimensioni non hanno mai rappresentato ostacoli da superare, quanto piuttosto formati necessari per restituire attraverso la pittura la condizione che volevo far emergere. Il formato monumentale non rappresenta solo una misura di grandezza, ma un’attitudine nella mia ricerca.
Ci puoi parlare il motivo della scelta del monotipo e delle sue caratteristiche?
Il monotipo rappresenta il punto di partenza di questo processo, una prima traccia in grado di prendere in controtempo la superficie pittorica ancora spoglia. Tra le sue caratteristiche principali, ciò che più mi affascina è la sua capacità di mantenere un certo grado di imprevedibilità, di incidente.
Qual è il file rouge tra queste opere? C’è un collegamento tra i personaggi?
Il fil rouge nelle mie opere non riguarda le figure rappresentate, quanto piuttosto la sensazione generale che le accompagna. I soggetti che emergono dalle mie tele non sono personaggi con una data identità, ma piuttosto condizioni di un medesimo stato d’animo.
Abissi in cui il visitatore sembra sprofondare e significati in parte nascosti, lasciati all’interpretazione di ognuno. Come mai questa scelta?
In questa personale ogni quadro porta con sé qualcosa di unico, condividendo però medesime atmosfere.
Abissura è un titolo che in questo senso può essere esplicativo, è un termine che è sempre risuonato nella mia testa e che nonostante sia composto da matrici ben specifiche, lascia spazio all’interpretazione.

La galleria MATTA e l’incontro con Alessandro Aprile
Fondata nel 2022 dai giovani galleristi Giulio Rampoldi, Pierfancesco Petracchi e Pietro Rossi, la galleria milanese MATTA – dopo aver abitato il piano terra dello storico Palazzo INA di Corso Sempione, progettato dall’architetto Piero Bottoni –si è trasferita da un anno nella Via Privata Giacomo Favretto 9, in zona Solari, in un ambiente ampio, caratterizzato da una grande stanza lasciata volutamente spoglia, nella quale la luce entra sia dalle finestre laterali che dai lucernai, originali dello spazio, presenti sul soffitto. Abbiamo chiesto ai galleristi di raccontarci cosa li ha portati a scegliere quest’artista.
Come vi siete approcciati a questo artista, dove l’avete conosciuto e cosa di lui vi ha colpito e spinto ad organizzare una sua personale?
Alessandro lo abbiamo incontrato in un bar di Bologna, beveva tanto come noi ed è nato subito un feeling. Poi abbiamo scoperto che aveva lo studio nella porta accanto ai CANEMORTO e quando siamo entrati il giorno dopo abbiamo avuto le stesse impressioni della sera prima. Da quel giorno è nato un rapporto di stimoli reciproci, dove il suo lavoro è cresciuto molto e siamo felici di aver realizzato la sua prima mostra personale.
Qualche dettaglio sul vostro spazio espositivo?
È uno spazio in continua evoluzione e mutazione proprio come è MATTA.
Giulia Bianco
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