Biennale Architettura 2023. I padiglioni di Oriente e Australia

Ancora una volta, alla Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, la partecipazione degli stati del Medio Oriente e dell’Estremo Oriente e dell’area pacifica sarà rilevante. Ecco undici Paesi da tenere d’occhio

Il caleidoscopico universo asiatico, con la propaggine dell’Oceania, offre una pluralità di riflessioni sull’abitare in occasione della 18. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia: si va da speculazioni più squisitamente poetiche a riletture critiche della recente storia coloniale. In mezzo, le sfide cruciali della nostra epoca, come l’emergenza idrica e i cambiamenti climatici, cui anche l’architettura cerca di porre un argine. Dopo la panoramica sulle nove attivazioni promosse in Italia da Fosbury Architecture e le presentazioni delle principali partecipazioni dell’Europa occidentale e del continente americano, il conto alla rovescia verso l’apertura della Biennale Architettura 2023 prosegue con un focus su Medio ed Estremo Oriente, che include l’Australia.

Niccolò Lucarelli

EGITTO – NILAB. NILE AS LABORATORY

Curato dalla facoltà d’ingegneria dell’Università Ain-Shams del Cairo, con il Dipartimento Architettura e Territorio dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, il Padiglione Egitto si concentra sul Nilo, uno dei fiumi che più hanno influito sullo sviluppo dell’antica civiltà locale. Nel corso del tempo la presenza dell’uomo sul corso d’acqua si è fatta sentire in maniera sempre più massiccia. Il grande fiume è stato oggetto di interventi che non hanno saputo interpretare l’ambiente e le culture del luogo, modificando profondamente il paesaggio, creando a volte danni irreparabili e costringendo migliaia di persone a cambiare i loro millenari stili di vita e le pratiche agricole. In quest’ottica la mostra è concepita come un laboratorio per la conoscenza e l’elaborazione di idee e progetti sul Nilo, tale da generare una sorta di piattaforma di riflessione sul tema dell’acqua nel contesto più generale dei cambiamenti climatici.

Curatori: Ahmed Sami Abd Elrahman, Marina Tornatora, Ottavio Amaro, Ghada Farouk, Moataz Samir
Sede: Giardini

NiLab. Nile as Laboratory. Padiglione Egitto alla 18. Mostra Internazionale di Architettura della Biennaledi Venezia. Film “Grand Tour on Nile”, regia di Ahmed Yasser

NiLab. Nile as Laboratory. Padiglione Egitto alla 18. Mostra Internazionale di Architettura della Biennaledi Venezia. Film “Grand Tour on Nile”, regia di Ahmed Yasser

EMIRATI ARABI UNITI – ARIDLY ABUNDANT

Con l’emergenza idrica destinata ad affliggere sempre più aree del mondo, il padiglione UAE indaga lo sviluppo della pratica architettonica nelle zone aride o semi-aride, in territori con dune, wadi, altipiani desertici e pianure costiere. In particolare, viene preso in esame il massiccio montuoso emiratino degli Al Hajar per proporre un’esperienza che vuole essere di esempio per altri Paesi che stiano affrontando sfide del genere. Come spiega il curatore, la chiave del padiglione è guardare alle pratiche architettoniche e ai materiali tradizionali della regione e integrarli con le tecniche e le risorse oggi disponibili. Su queste basi, il padiglione si sviluppa sotto forma di una mostra installativa, che affianca elementi in pietra e legno a prototipi in 3D.

Curatore: Faysal Tabbarah
Sede: Arsenale

Image Courtesy of National Pavilion UAE La Biennale di Venezia & Faysal Tabbarah. Photo by Faysal Tabbarah

Image Courtesy of National Pavilion UAE La Biennale di Venezia & Faysal Tabbarah. Photo Faysal Tabbarah

ARABIA SAUDITA – IRTH إرث

Il padiglione saudita indaga le qualità tangibili e intangibili dei materiali in relazione all’architettura. Irth è la traslitterazione di una parola araba che può significare tanto “eredità” quanto “bene prezioso”; partendo da questo concetto, il progetto adotta un duplice approccio curatoriale. Il primo ruota attorno alla metodologia, con l’architetto Albara Osama Saimaldahar che riflette sull’uso di materiali tradizionali uniti a tecniche innovative per offrire un’interpretazione esperienziale del concetto di “Irth”; il secondo, invece, si concentra sul contenuto espositivo del padiglione, dal punto di vista storico e antropologico, per capire come le ricerche passate e presenti possano già offrire risposte alle sfide e alle problematiche attuali.

Curatori: Basma Bouzo, Noura Bouzo;
Sede: Arsenale

Then,&Then,2023,©AlBaraSaimaldahar, Courtesy of Ministry of Culture

Then,&Then, 2023 ©AlBaraSaimaldahar, Courtesy of Ministry of Culture

KUWAIT –RETHINKING RETHINKING KUWAIT

I nuovi metodi di progettazione architettonica e urbana che emergono dalle sovrapposizioni dei concetti di spazio e tempo sono il fulcro del padiglione, che si basa su un’indagine, ancora in corso, che tenta di correggere gli effetti dell’urbanistica moderna, considerata la causa della cancellazione della maggior parte del tessuto edilizio storico del Kuwait. Riflettendo sui “guasti” della modernità, la mostra si pone anche in un’ottica di decolonizzazione e decarbonizzazione, ripensando l’utilizzo dei mezzi di trasporto nelle città e l’accessibilità. Il progetto guarda al Kuwait su scala nazionale con uno studio focalizzato su Kuwait City presa come modello. La mostra presenta vari studi che esplorano gli spazi di transizione della città che variano per portata e scala. Il team curatoriale kuwaitiano ha immaginato la storia come una spirale piuttosto che come un segmento del tempo lineare, nella convinzione che le buone pratiche del passato possano influenzare il futuro sviluppo della società.

Curatori: Hamad Alkhaleefi, Naser Ashour, Mohammad Kassem, Rabab Raes Kazem
Sede: Magazzino del Sale 5, Dorsoduro 262

Dana AlRashid, AlJahra Gate Station Proposal, 2023, disegno in miniatura, stampa su Mylar, 66cmx104cm. Proposta dell'architetto Dana Alrashid per la stazione dei tram

Dana AlRashid, AlJahra Gate Station Proposal, 2023, disegno in miniatura, stampa su Mylar, 66cmx104cm. Proposta dell’architetto Dana Alrashid per la stazione dei tram

ISRAELE – CLOUD TO GROUND

La mostra esamina il passaggio dalla comunicazione analogica a quella digitale e dagli edifici accessibili nei centri urbani alle strutture collocate in luoghi periferici: l’hardware della Quarta Rivoluzione Industriale. Al centro dell’indagine, i rapidi cambiamenti subiti dalle infrastrutture informatiche che costituiscono l’ossatura del sistema delle moderne comunicazioni. Concepita come un’installazione immersiva di luci e suoni, questa partecipazione mette in luce i processi economici e geopolitici attualmente in corso in Israele e nei paesi circostanti, sottolineando il ruolo svolto dall’architettura.

Curatori: Oren Eldar, Edith Kofsky, Hadas Maor
Sede: Giardini

Giardini 2019. Photo Andrea Avezzu, Courtesy of La Biennale di Venezia

Giardini 2019. Photo Andrea Avezzu, Courtesy of La Biennale di Venezia

TURCHIA – GHOST STORIES: CARRIER BAG THEORY OF ARCHITECTURE

Curata dallo studio di Istanbul SO? Architecture and Ideas, la mostra è basata sul libro The Carrier Bag Theory di Ursula K. Le Guin. Attraverso l’esposizione di parti architettoniche di alcuni edifici inutilizzati di Istanbul – presentati come fossero statue antiche – la mostra suggerisce in maniera sottilmente provocatoria di ascoltare o immaginare le loro storie come fossero antichi eroi o condottieri del passato. Lo scopo è quello di interrogarsi su come gli architetti possano trasformare gli edifici anziché demolirli o abbandonarli al loro destino, così da individuare proposte utili per un loro riutilizzo futuro.

Curatori: Sevince Bayrak, Oral Göktaş
Sede: Arsenale

I curatori del Padiglione Turchia in occasione della conferenza stampa di presentazione. Photo Fatih Yilmaz

I curatori del Padiglione Turchia in occasione della conferenza stampa di presentazione. Photo Fatih Yilmaz

UZBEKISTAN – UNBUILD TOGETHER

Il padiglione prende le mosse da una ricerca incentrata sulle rovine del Qalas, un antico tipo di fortezza del Karakalpakstan, propria della civiltà Khorezm, interamente costruita in mattoni ricavati dall’argilla locale. Partendo dallo studio del suolo, in particolare dell’argilla, il progetto si sofferma sulla pratica di fabbricazione del mattone, sulle sue tecniche di lavorazione e sulle varie finiture a seconda degli scopi edili. Per guardare al futuro i curatori suggeriscono di ispirarsi ai valori e alle pratiche che hanno plasmato le civiltà del passato, prendendo in questo caso in esame uno dei più basilari elementi dell’attività edile.

Curatori: Studio Ko
Sede: Arsenale

Curator Sophia Bengebara in Khiva. The ancient bricks of Khiva. Image courtesy of ACDF, photo Vyacheslav Pak

Curator Sophia Bengebara in Khiva. The ancient bricks of Khiva. Image courtesy of ACDF, photo Vyacheslav Pak

GIAPPONE – ARCHITECTURE, A PLACE TO BE LOVED – WHEN ARCHITECTURE IS SEEN AS A LIVING CREATURE

La mostra raccoglie i contributi di architetti, artisti e designer per riunire proposte e punti di vista sul potenziale dell’architettura come luogo della mente e dell’anima. Dopo il violentissimo terremoto che colpì il Giappone orientale nel 2011, le persone sono diventate più consapevoli dell’importanza dei legami locali e della condivisione dei processi di edificazione e urbanizzazione. Da qui, lo stimolo lanciato dal padiglione verso un’idea di architettura che sia inclusiva e a misura d’uomo, distante dall’omologazione e dall’ossessione dell’efficienza. Così da creare condizioni confortevoli che permettano a chiunque di sentirsi “a casa”.

Curatore: Onishi Maki
Sede: Giardini

Exhibition design concept drawing, 2023 ©︎o+h

Exhibition design concept drawing, 2023 ©︎o+h

COREA DEL SUD – 2086: TOGETHER HOW?

Architetti, esponenti di comunità e artisti insieme per interrogarsi su come possiamo lavorare per affrontare le crisi globali ambientali, attuali e future, entro il 2086, anno in cui si prevede che la popolazione mondiale raggiungerà il picco. Attraverso una mostra documentaria che comprende fotografie, disegni, modellini in scala, video e installazioni architettoniche, oltre a un videogioco interattivo, il padiglione invita il pubblico a immaginare una “rivoluzione ecoculturale”, esito di un ripensamento critico della recente storia capitalista e globalista. La mostra prende le mosse da tre esperienze di altrettante piccole comunità impegnate in progetti di rigenerazione attiva in Corea del Sud, ognuna con sue peculiari caratteristiche storiche e sociali: un quartiere della metropoli di Incheon; il centro storico d’epoca coloniale della cittadina di Gunsan; le aree rurali nella provincia di Gyeonggi, in gran parte abitate da lavoratori provenienti da altre zone del Paese.

Curatori: Soik Jung, Kyong Park
Sede: Giardini

The Korean Pavilion, 2013. Image courtesy Arts Council Korea

The Korean Pavilion, 2013. Image courtesy Arts Council Korea

SINGAPORE – PULP III: A SHORT BIOGRAPHY OF THE BANISHED BOOK

Un’installazione fatta di libri che diventa un grande labirinto di carta e un film (Talking Leaves): il padiglione singaporiano espone l’opera di Shubigi Rao, accostando opere dai diversi linguaggi, per indagare la precarietà e la persistenza delle lingue in via di estinzione, il futuro delle biblioteche pubbliche e alternative, le complesse questioni relative alla repressione e all’emarginazione e il cosmopolitismo dei centri di stampa di respiro regionale che sono fiorite e poi gradualmente scomparsi in città di antica vocazione editoriale come Venezia e Singapore. Attraverso lo studio delle storie di individui e comunità in tutto il mondo che hanno tutelato l’arte della stampa, Rao ha intessuto un arazzo di esperienze che testimonia l’ampiezza e la persistenza dello sforzo culturale umano. Attraverso il libro e il film, fa luce su comunità e reti di solidarietà. Leggere può essere un atto di resistenza, mentre ascoltare può essere un atto di testimonianza: Pulp III celebra queste possibilità.

Curatori: Melvin Tan, Adrian Lai, Wong Ker How
Sede: Sale d’Armi, Arsenale

Un render del Padiglione di Singapore, il cui fulcro è la Values Measurement Machine, spettacolare serie di macchine analogiche che tracciano dati su rotoli calligrafici

Un render del Padiglione di Singapore, il cui fulcro è la Values Measurement Machine, spettacolare serie di macchine analogiche che tracciano dati su rotoli calligrafici

AUSTRALIA – UNSETTLING QUEENSTOWN

Queenstown: un nome di città molto diffuso in tutto l’ex impero britannico. Partendo da questo elemento, la mostra riflette su come il colonialismo abbia costantemente comportato la sovrascrittura del territorio aborigeno e l’imposizione di nomi e simboli britannici ai territori indigeni. Affronta, quindi, la necessaria questione della decolonizzazione attraverso un percorso installativo multiforme e multisensoriale. Nello specifico, la mostra indaga le relazioni tra le persone e l’ambiente sotto la logica del colonialismo e dello sfruttamento delle risorse, dal punto di vista delle Queenstown reali e immaginarie. Al centro del padiglione sarà esposto uno spettrale frammento di architettura coloniale: un modello in scala al 70% dell’Empire Hotel della cittadina belvedere. Il modello è realizzato con un telaio realizzato con tubi di rame e sarà accompagnato da suoni, voci e immagini.

Curatori: Ali Gumillya Baker, Anthony Coupe, Emily Paech, Julian Worrall, Sarah Rhodes
Sede: Giardini

Still from the video Isolation. Project Team Attribution Sarah Rhodes

Still from the video Isolation. Project Team Attribution Sarah Rhodes

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Niccolò Lucarelli

Niccolò Lucarelli

Laureato in Studi Internazionali, è curatore, critico d’arte, di teatro e di jazz, e saggista di storia militare. Scrive su varie riviste di settore, cercando di fissare sulla pagina quella bellezza che, a ben guardare, ancora esiste nel mondo.

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