Forme da abitare. Marcello Morandini a Gallarate

MA*GA, Gallarate – fino al 16 luglio 2017. Non una retrospettiva classica, ma “un’esposizione da sfogliare e leggere lentamente”: una mostra indaga la vasta produzione del poliedrico artista e designer Marcello Morandini. Mentre la Fondazione a lui intitolata sta lavorando alla nascita di un museo.

A 25 anni, nel 1965, la sua prima personale a Genova, alla Galleria Il Deposito, presentata da Germano Celant. Poi, nel ’68, la partecipazione alla Biennale di Venezia, in una sala monografica. Questi gli esordi di Marcello Morandini, classe 1940, che, giunto a Varese in tenera età dalla nativa Mantova, collezionò a partire dagli Anni Sessanta una serie di affermazioni professionali assai precoci. Oggi la celebrazione che il MA*GA di Gallarate gli tributa con ILBIANCOILNERO, a cura di Anna Zanella e Marco Meneguzzo, aiuta a capire molto di lui e della sua fortunata escalation. “È la mia prima mostra, fra le tante, veramente studiata”, precisa Morandini. Perché “il bianco e il nero” come leitmotiv? “Io nasco ‘grafico’. Il mio lavoro scaturisce dal segno nero sulla carta, bianca, un materiale da cui ho via via sviluppato la mia ricerca tridimensionale”, spiega. L’evento espositivo, che si pone in primo luogo come tappa significativa del suo percorso umano e artistico, ufficializza anche la nascita – nel dicembre 2016 – della Fondazione Marcello Morandini. Con il suo ricco programma di eventi culturali, troverà sede in un villino Anni Trenta – ora in ristrutturazione, ma destinato a essere ultimato entro fine anno –, nel centro di Varese.

Marcello Morandini, Das Kleine Museum, Weissenstadt, Germania, 2007

Marcello Morandini, Das Kleine Museum, Weissenstadt, Germania, 2007

STORIA DI UN ARCHITETTO MANCATO

Studi a Brera, tra Costruttivismo e Razionalismo, formazione di graphic designer, Morandini afferma di essere un architetto “mancato”: “Ho sempre avvertito il desiderio di abitare le mie forme. In realtà, anche senza laurea, il nome di architetto l’ho conquistato con il tempo: in Germania, in Giappone, a Singapore, a Kuala Lumpur”. Nei primi Anni Sessanta trovò, presso lo studio A.G. Fronzoni di Milano, un ambiente stimolante che gli permise di confrontarsi con il design e l’arte: in primis, Spazialismo e Optical Art. Qui incontrò Paolo Scheggi che lo presentò a Getulio Alviani e ad altre personalità dell’arte cinetica. Alviani? “Un ‘ragazzaccio’ generoso che mi ha dato una mano a Genova per la mia mostra. È stato lui a introdurmi a Milano nell’ambiente che gravitava intorno alla Galleria del Naviglio, all’estero presso il gallerista Carl Laszlo di Basilea, che avrebbe poi fatto da ponte fra me e la Germania”. Bruno Munari? “Un grande artista”. Gianni Colombo? “Un uomo straordinario, in grado di creare progetti compiuti, dilatandoli fino a coinvolgere l’ambiente”.

Marcello Morandini, Strutture 1, 1964

Marcello Morandini, Strutture 1, 1964

LA MOSTRA TRIBUTO

Oggi al MA*GA la mostra si snoda a ritmo incalzante, presentando alcune pagine del libro autobiografico che Marcello Morandini darà presto alle stampe, insieme a duecento fra disegni, sculture, oggetti, arredi, progetti, foto di architetture: alcune realizzate altre solo “sognate”, perché “emanazioni” di idee costruttive manifestate in nuce (e mai concretizzate) nei dinamici capricci formali delle sculture (tensioni, compenetrazioni, torsioni, espansioni, sovrapposizioni) giocati sull’esprit de geometrie e su effetti illusionistico-percettivi. Tutte opere che, esplicitate tramite l’inflessibile dualismo del bianco e nero, esprimono passione e lucido rigore, “opposti” che in Morandini si conciliano.

Alessandra Quattordio

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Alessandra Quattordio

Alessandra Quattordio

Alessandra Quattordio, storica dell’arte e giornalista indipendente, ha esordito a fine Anni Settanta come curatrice dei cataloghi d’arte e fotografia editi dalla Galleria del Levante a Milano. Dopo la laurea in Storia dell’arte all’Università Statale di Milano, inizia a collaborare…

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