Quando il Futurismo entrò nell’armadio: al Mart di Rovereto Giacomo Balla passa dalla tela agli abiti. La recensione
Fino al 18 ottobre 2026 il MART espone le opere di Giacomo Balla acquistate nell’arco di 40 anni da Laura Biagiotti, affiancandole alla collezione del museo. Il risultato è una mostra antologica sui generis, dove la moda è il focus principale
È un’antologica sui generis, quella che il Mart dedica a Giacomo Balla (Torino, 1871 – Roma, 1958): allo stesso tempo completista e specifica, orientata al capolavoro, ma che guarda anche al pezzo raro e inaspettato. La particolarità nasce dal fatto che i lavori esposti provengono da un’unica collezione – con qualche discreta e puntuale integrazione dalle raccolte del museo –, quella di Laura Biagiotti (Roma, 1943 – 2017), la celebre stilista che dell’opera di Balla fece una predilezione monotematica. La sua diventò una passione da esplorare nei minimi dettagli, nata nel 1986 e portata avanti fino alla scomparsa nel 2017, con l’acquisizione di un totale di 240 opere.

Da Giacomo Balla a Laura Biagiotti: moda e non solo
Il taglio relativo al Balla sperimentatore e anticipatore nel campo della moda è naturalmente marcato, ma il tema si inserisce in un discorso più ampio. Come sottolinea l’impostazione data alla mostra da Beatrice Avanzi, che ne è la curatrice con Fabio Benzi, la ricerca dell’artista in campo vestimentario rappresenta una più generale volontà di integrare vita e arte, diffondendo quest’ultima in tutti i campi dell’esperienza delle persone. Questa tensione alla cosiddetta “arte totale” è comune a tutte le Avanguardie storiche, ma in Balla incontra sfumature peculiari. Ognuno dei tanti bozzetti relativi alla sfera delle arti applicate esposti al MART è un mondo a sé, ma è suggestivo anche lasciarsi avvolgere dall’effetto complessivo, con i motivi geometrici che idealmente si sviluppano ininterrotti in tutto lo spazio dando luogo a un’unica, grande idea di progressiva estetizzazione del mondo.
Il percorso espositivo del MART di Rovereto
Alla ricca collezione di progetti corrisponde, poi, in diversi casi, la loro realizzazione concreta, grazie alla presenza nelle sale di abiti e accessori, ma anche di arredi, uno più originale dell’altro. Come detto, però, quello delle arti applicate è solo uno dei filoni. Si incontra, dunque, un Balla via via divisionista, futurista oppure neofigurativo, sintetico oppure analitico, intimo oppure monumentale, visionario, ma sempre “concreto”.
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Le opere di Giacomo Balla in mostra a Rovereto
Tra i pezzi di prestigio oppure curiosi e da scoprire si possono citare il Ritratto di Tolstoj del 1911; le Compenetrazioni iridescenti (quelle della stagione storica, che ha reso Balla un pioniere dell’astrattismo nell’opinione di artisti italiani delle generazioni successive, come Piero Dorazio); il monumentale Genio Futurista del 1925 (l’opera più estesa da lui realizzata); oppure la Composizione astratta del 1922 circa (che manifesta in anticipo di decenni un’idea quasi concretista di astrazione). L‘ultima fase neofigurativa costituisce, invece, la parte davvero “nascosta” della sua produzione. Qui soluzioni formali e iconografiche che oggi potrebbero apparire pittoresche dimostrano, invece, un’originalità e una carica metafisico-simbolica che non lasciano indifferenti.
Stefano Castelli
Rovereto // fino al 18 ottobre 2026
Giacomo Balla. Lo stile dell’avanguardia
MART – Corso Bettini, 43
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