Mimmo Paladino

Informazioni Evento

Luogo
MUSEO DART
Via G. Carducci, 91, Dolianova, SU, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al
Vernissage
05/09/2026

ore 20

Artisti
Mimmo Paladino
Generi
arte contemporanea, personale

Mostra dedicata a Mimmo Paladino con opere mai esposte prima in Sardegna.

Comunicato stampa

È un omaggio al pittore, scultore e scenografo Mimmo Paladino, le cui opere sono presenti – tra l’altro – al MoMA e al Guggenheim di New York e alla Tate Gallery di Londra, la mostra intitolata “I luoghi del segno – Paladino / il segno inciso” che, voluta dal centro di ricerca Casa Falconieri, apre con oltre trenta opere mai esposte in Sardegna al Dart di Dolianova (a pochi chilometri da Cagliari) dal 5 settembre al 4 ottobre 2026.

L’iniziativa, incentrata sulla straordinaria capacità dell’artista campano (nato nel 1948 a Paduli, provincia di Benevento) di trasformare il linguaggio dell’incisione in uno spazio di invenzione e memoria, rappresenta un tributo alla poetica immaginifica di Paladino, tra i massimi artisti figurativi italiani contemporanei ed esponente della Transavanguardia. Nello specifico si attraversa la sua avventura grafica dalla metà degli anni Novanta, svelando che tale mezzo espressivo corrisponde alla rivelazione del suo universo immaginativo.

L’inaugurazione è prevista alle 20 di sabato 5 settembre negli spazi del museo in via Carducci, alla presenza della presidente di Casa Falconieri Gabriella Locci, del direttore scientifico del Museo Dart Dario Piludu, del sindaco di Dolianova Ivan Piras, della critica d’arte Alessandra Menesini, dell’operatore culturale Paolo Frau e di due attesi ospiti spagnoli: Nicolas Llorens Lebeau e Vilma Dobilaite, rispettivamente presidente e direttrice artistiva del Valencia Photo Festival. Introduce e coordina la giornalista Manuela Vacca.

LA MOSTRA E IL CINEMA. L’esposizione, che riceve il sostegno della Regione Autonoma della Sardegna, della Fondazione di Sardegna e del Comune di Dolianova, è realizzata con la collaborazione dell’Archivio “Enzo Di Martino” di Venezia, con Mariella Berardi Di Martino, e dell’Archivio Casa Falconieri. Con oltre trenta opere provenienti da entrambi gli archivi, costituisce il terzo appuntamento di un progetto che il centro di ricerca sardo ha dedicato negli anni all’opera grafica di Paladino.

Inoltre al Dart, nel periodo dell’esposizione, saranno inoltre proiettati due film diretti dallo stesso artista con cast d’eccezione: la surrealista rilettura di Cervantes “Quijote” (2006, con Peppe Servillo, Lucio Dalla, Ginestra Paladino, Enzo Moscato, Alessandro Bergonzoni) e il visionario “La divina cometa” (2022, con Toni Servillo, Francesco De Gregori, Alessandro Haber, Sergio Rubini, Nino D'Angelo). Quest’ultimo lavoro è in prima visione in Sardegna.

LE ORIGINI. Il percorso inizia nel 2014, quando il centro di ricerca presenta l’artista al Museo de Bellas Artes di Bilbao con la grande mostra “Mimmo Paladino / Grabados”, nell’ambito del Festival F.I.G. Bilbao, progetto realizzato in Spagna da Casa Falconieri. Nel 2016 segue l’esposizione “Segno e memoria nelle incisioni di Paladino”, allestita nel Palazzo di Città di Cagliari in collaborazione con i Musei Civici, Editalia e Colophon Belluno.

GLI ORGANIZZATORI. “La Sardegna ha dimostrato nel tempo una particolare attenzione nei confronti dell’arte grafica e, parallelamente, una significativa sensibilità verso l’opera di Mimmo Paladino – spiegano Locci e Piludu –. Un legame testimoniato anche dall’acquisto, nel 2012, da parte delle collezioni civiche di Cagliari, di cinque sculture appartenenti al ciclo dei “Dormienti”, oggi collocate nelle vasche d’ingresso della Galleria Comunale d’Arte”.

GLI APPROFONDIMENTI SULLA MOSTRA

L’INTERVENTO CULTURALE DI CASA FALCONIERI. Il centro di sperimentazione e ricerca nel settore dell’arte Casa Falconieri opera, per sua costituzione e struttura, per attivare relazioni tra soggetti differenti e promuovere alleanze culturali e progettuali a livello internazionale. La progettualità non è mai considerata un fattore isolato, ma un metodo e un ideale di lavoro. Da questa impostazione sono nate importanti collaborazioni con istituzioni e realtà culturali accomunate dalla volontà di condividere ricerca artistica, ideali e visioni.

Ritiene fondamentale conoscere a fondo la struttura del linguaggio dell’incisione per poterla oltrepassare e costruire altri linguaggi e altre strutture. La complessità delle tecniche incisorie, la loro storia e i significati contenuti nel semplice concetto di “segno” rendono necessaria la conoscenza delle regole, ma suggeriscono anche la necessità di svincolarsi dalla dimensione puramente tecnica per intraprendere la strada della sperimentazione e della ricerca. È in questo spazio, al confine tra conoscenza e libertà, che il linguaggio dell’incisione può essere continuamente ridefinito.

PALADINO E IL SEGNO COME SPAZIO NELLA MEMORIA. Il rapporto di Mimmo Paladino con l’opera grafica è particolarmente significativo e si inserisce nella più ampia relazione, profondamente radicata nella storia dell’arte, tra parola e immagine. L’artista, poliedrico e affabulatore, ha manifestato nel corso della sua attività una particolare attrazione per questo territorio, anche grazie a una formazione nutrita tanto dall’arte figurativa quanto dalla letteratura.

Le sue sperimentazioni attraversano oltre trent’anni di attività e mostrano una libertà inventiva che non si limita alla semplice applicazione delle “regole dell’incisione”, ma utilizza ogni procedimento tecnico come occasione per costruire un proprio universo fantastico e visionario: dall’acquaforte all’acquatinta, dalla xilografia alla serigrafia, dalla litografia alla puntasecca, fino alla linoleografia.

L’ESPOSIZIONE. La mostra al Museo Dart ripercorre in particolare l’avventura grafica di Paladino a partire dalla metà degli anni Novanta, mettendo in luce quanto questo mezzo espressivo sia congeniale alla manifestazione del suo universo immaginativo. Come sottolinea Enzo Di Martino, profondo conoscitore dell’opera di Paladino e autore del catalogo completo della sua produzione grafica, l’incisione rappresenta per l’artista uno strumento privilegiato per una “completa e approfondita manifestazione del suo particolare e segreto mondo immaginativo”.

In “Paladino / il segno inciso”, il percorso espositivo indaga la relazione tra l’artista e i diversi linguaggi incisori, non soltanto attraverso le tecniche, ma soprattutto attraverso la loro capacità di tradurre un contenuto poetico in forme materiali, modulando ritmo, profondità e superficie. Il mistero che attraversa l’organizzazione della forma, le nuove rappresentazioni dello spazio, il gusto per la sperimentazione e la capacità di muoversi tra Memoria, Storia e Mito individuano una delle caratteristiche fondamentali della poetica di Paladino. L’artista conosce dall’interno il mondo dell’incisione, ma lo modifica e lo rinnova continuamente attraverso commistioni di tecniche differenti o mediante un uso libero e creativo del linguaggio grafico.

Nella sua poetica, la Memoria assume un ruolo fondamentale: è luogo di un passato percorribile e immaginario, capace di evocare segni e archetipi misteriosi e di generare nuovi miti. La filosofia espositiva della mostra si concentra proprio su questa dimensione della memoria, intesa come fulcro della relazione tra passato immaginario, miti e simboli. L’incisione diventa così un vero e proprio linguaggio della memoria, capace di registrare processi di pensiero e di riavvicinarsi a registri antichi e contemporanei, reinterpretandoli attraverso forme e superfici continuamente ripensate.

L’esito grafico è quindi il risultato di un procedimento insieme poetico e tecnico: l’interazione tra il progetto dell’artista, la scelta dei mezzi incisori, la presenza talvolta di elementi tipografici e la traduzione finale dell’immagine sul foglio. In questo processo assume un ruolo importante anche il dialogo con lo stampatore e con il laboratorio grafico. La fiducia e la collaborazione diventano infatti motori di sperimentazione e contribuiscono a ridefinire i confini tra arte grafica e oggetto espositivo. L’atto creativo nasce dal gesto dell’artista, ma è anche il risultato di una dialettica continua che rende tangibili le tracce della sua immaginazione.

PALADINO E IL CINEMA. Nell’ambito della mostra saranno inoltre proiettati due film diretti da Mimmo Paladino: “Quijote” e “La divina cometa”. A proposito del proprio rapporto con il cinema, l’artista afferma: “Ho sempre pensato che un film non si sostituisca alla pittura, non vi si sovrapponga, è semplicemente un’altra cosa”. E aggiunge: “Creare un film è qualcosa di analogo alla scultura ma è come plasmare la luce”. Per Paladino, infatti, il processo cinematografico non si esaurisce nelle riprese o nella regia. Il montaggio, la composizione delle musiche e i tempi di attesa diventano parte integrante del processo creativo. Come nella scultura, la forma prende vita lentamente: si modella, si modifica, si osserva nuovamente e, se necessario, si ricomincia. Il cinema diventa così per Paladino un lavoro sulla luce che si materializza e diventa immagine, movimento, parola e suono.

QUIJOTE. Nel primo lavoro, l’Hidalgo della Mancia appare nella suggestiva rilettura multilivello di Paladino, con Lucio Dalla nel ruolo di Sancho. “Creare un film è qualcosa di analogo alla scultura ma è come plasmare la luce”: approda al grande schermo con il suo lavoro d’esordio del 2006, presentato nella sezione Orizzonti della 63ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. A partire dal romanzo di Miguel de Cervantes, Paladino racconta a modo suo la figura di Don Chisciotte, eroe e antieroe al tempo stesso, attraverso un percorso che si muove tra arte, cinema e letteratura. Il film compie un viaggio nell’immaginario del cavaliere dalla “triste figura”, un personaggio che continua a sognare e a far sognare mentre, con nobiltà e coraggio, ingaggia infinite battaglie contro i mulini a vento.

LA DIVINA COMETA. Un treno porta a destinazione un attore e una famiglia di senzatetto. Il viaggio non è soltanto la ricerca di una casa, ma diventa una vera e propria messa in scena. L’attore assume i panni di un Dante che nessuno accompagnerà nella sua discesa all’inferno, mentre la famigliola vaga alla ricerca della casa promessa. Di volta in volta, un numerologo tenta di trovare un senso a questa commedia e di raccontare un viaggio attraverso i gironi infernali e le grotte del presepe, tra arte popolare e ricerca, tra storia e immaginazione. Il conte Ugolino e Paolo e Francesca raccontano le loro pene attraverso aneddoti legati alla storia della fotografia e della pittura, tra simboli e parole, tra Pontormo e Glenn Gould. Dante, ammutolito, attraversa guerre, bestemmie e miserie, in un viaggio dentro il tempo e lo spazio della creatività e delle idee più eretiche.