Andrea Chiesi – Oltre la soglia

Informazioni Evento

Luogo
PALAZZO SANTO STEFANO
Piazza Antenore, 3, Padova, PD, Italia
(Clicca qui per la mappa)
Date
Dal al

Ogni venerdì, sabato e domenica - Ore 10,30-13 e 15-19 – ingresso libero.

Artisti
Andrea Chiesi
Curatori
Marina Sonzini
Generi
arte contemporanea, personale

Padova omaggia Andrea Chiesi – artista modenese unanimemente riconosciuto come uno dei grandi talenti della sua generazione – con una mostra personale che racconta una carriera che da oltre 35 anni egli percorre con coerenza e dedizione.

Comunicato stampa

ANDREA CHIESI, “OLTRE LA SOGLIA”
Una mostra a cura di Marina Sonzini

Palazzo Santo Stefano, piazza Antenore 3, PADOVA
Sede istituzionale della Provincia di Padova

Dal 5 settembre all’11 ottobre 2026
Ogni venerdì, sabato e domenica - Ore 10,30-13 e 15-19 – ingresso libero.

Padova omaggia Andrea Chiesi - artista modenese unanimemente riconosciuto come uno dei grandi talenti della sua generazione - con una mostra personale che racconta una carriera che da oltre 35 anni egli percorre con coerenza e dedizione.

Nelle magnifiche sale del piano nobile di Palazzo Santo Stefano, sede istituzionale della Provincia di Padova e museo, che da aprile 2024 ha aperto le sue porte all’arte con un ciclo di mostre gratuite e di alto profilo culturale, verrà esposta una importante selezione di opere che raccontano una ricerca artistica focalizzata sull'osservazione del paesaggio contemporaneo, insistendo su spazi abbandonati e interstiziali, rovine post-industriali, grandi costruzioni di acciaio come ponti, giostre, gasometri. Luoghi che esercitano un irresistibile fascino e che l’artista esplora, fotografa, poi nell'isolamento del suo studio, prima disegna a matita su tela di lino, scoprendo i dettagli, entrando in simbiosi con quegli spazi, poi dipinge ad olio, con estrema lentezza, concentrazione e precisione, come in una meditazione. Da qualche anno, oltre all’olio su lino, Chiesi è tornato anche al disegno su carta (oltre all’incisione calcografica) ripercorrendo le origini: un intreccio fittissimo di segni neri realizzato con pennarelli indelebili, a cui sovrappone leggere velature di inchiostro di china diluito, su carta Rosaspina Fabriano. Titolare di cattedra di pittura all’Accademia di Belle Arti di Brera, Chiesi è un maestro del disegno che ha pochi eguali e le sue opere risultano magnetiche, ipnotiche, misteriose, coinvolgenti.

Dalle strutture, nel corso degli anni, lo sguardo ha iniziato ad orientarsi verso la natura e le piante che crescono e si riappropriano dei luoghi abbandonati dall’uomo: uno sguardo interiore, tra il poetico e il neogotico, dove la natura è raccontata come la forza genitrice che dà origine a tutte le cose, fino a comprendere la legge di causa ed effetto in cui tutti i fenomeni sono interdipendenti e correlati; un sistema che lega indissolubilmente ogni forma organica e inorganica e dove l’indagine sul tempo trova conferma a quel senso di ciclicità che parla di rinascita e continua trasformazione.

Il passaggio successivo è stato raccontare un hortus conclusus per antonomasia, un orto botanico, dove elementi vegetali, acqua e luce si intrecciano indissolubilmente e dove custodire la Natura, depositaria delle leggi dell’universo, diventa testimonianza e missione. Quale città migliore di Padova, che vanta l’orto botanico più antico del mondo, per esporre questo ciclo di opere in assoluta anteprima.

Il mondo reale è rappresentato come una soglia: i luoghi vengono reinventati, le architetture esasperate, i punti di fuga moltiplicati, le strutture specchiate per amplificare il senso di straniamento e di immersione, amplificando il contatto tra ciò che sta in alto e ciò che sta in basso. Il tutto viene sottolineato dal viraggio verso pochissimi colori, una cromia essenziale che punta ad un forte contrasto chiaroscurale: tonalità intense, atmosfere notturne e oscure dove prevale il blu, rarefatte e crepuscolari dove i toni del grigio amalgamano l’atmosfera, oppure trasformate nei toni del seppia o del magenta, portati all’assoluto. Ma oltre il punto di fuga si manifesta sempre una luce salvifica, perché occorre attraversare il buio per arrivare alla luce.

Questi luoghi smettono allora di essere semplicemente parte del paesaggio e rinascono in un mondo interiore, silenzioso; lo spazio diventa un luogo intimo, personale, un'astrazione mentale fuori dal tempo, che ci invita a varcare la soglia percettiva e a perderci nel dipinto, nel grande dipinto che è l’Universo, nella grande opera che la Natura e l’Uomo hanno realizzato e che rinasce in noi. È in noi che siamo esortati a cercare la luce, entrando ed attraversando le soglie del conosciuto.

Le figure umane, da presenze che affollavano gli sketchbooks, i taccuini giovanili, e abitavano i primi libri d’artista, sono poi passate ad essere osservatori della loro vicenda esistenziale, del loro essere attori, testimoni, custodi e cercatori. Sono le presenze invisibili che attraversano i tempi della vita umana all’interno di un infinitamente più lungo tempo della Natura e dell’universo.

Andrea Chiesi racconta tutto questo e noi, da osservatori, veniamo proiettati dentro le sue opere vivendo l’esperienza del trovarsi sulla soglia. Ciascuno di noi Ulisse di fronte alle proprie colonne d’Ercole, protagonista del suo viaggio. L’arte sublima questa esperienza, raccontata con una maestria tecnica davvero rara sulla scena contemporanea, e offre uno sguardo colmo di intima spiritualità che suggerisce che oltre la soglia, oltre il tempo, oltre ogni vicenda umana, vi sia sempre luce.