Max Pechstein – Espressionismo dell’anima
Comunicato stampa
C’è tutta la carica rivoluzionaria dell’Espressionismo, nella mostra che va in scena a Palazzo Zabarella di Padova dal 24 ottobre 2026 al 14 marzo 2027. La rassegna MAX PECHSTEIN. Espressionismo dell’anima conta più di 120 opere firmate dall’artista tedesco. E permette di seguire il percorso di Pechstein che, nato in Sassonia, inseguendo la passione per la pittura, si sposta prima a Dresda e poi a Berlino, dove entra in contatto con i protagonisti delle Avanguardie europee. Se da Munch eredita l’intensità emotiva, a Gauguin è affine per il sogno dell’altrove: i due aspetti si fondono in un’esplosione di colore che conduce l’Espressionismo tedesco verso nuovi orizzonti.
Padova, Palazzo Zabarella, dal 24 ottobre al 14 marzo 2027
LA VITA
Figlio di un operaio tessile, Max Pechstein nasce nel 1881 a Zwickau, nella Germania orientale, si trasferisce per studio a Dresda, unendosi al gruppo "Die Brücke", Il Ponte. Si sposta quindi a Berlino, ma viaggia sul Mar Baltico, in Italia e, in particolare, nei Mari del Sud. I suoi numerosi viaggi vengono interrotti dai due conflitti mondiali. Durante la Grande Guerra viene mandato al fronte occidentale e considera la tragica esperienza come «un tratto netto che la trincea ha tracciato nella mia vita». Nel periodo nazista, viene sottoposto a serie restrizioni come esponente dell’"arte degenerata", perdendo anche la cattedra a Berlino, ottenuta nel 1923. Nel secondo dopoguerra Pechstein si impegna sul piano sociale e per la ricostruzione culturale del Paese, conquistando onorificenze pubbliche. E fino alla morte, nel 1955, si dedica ai temi amati, come la natura e il rapporto dellˈuomo con essa.
LA MOSTRA
La retrospettiva padovana copre oltre cinquant’anni di lavoro, offrendo l’opportunità di accostarsi alla visione ampia, internazionale, che l’artista ha coltivato frequentando i nomi di punta della scena figurativa europea, come Matisse, Kandinskij, Klee, Picasso, Braque. Max Pechstein, infatti, amava viaggiare e nei soggiorni in Italia e a Parigi si accosta al classico, al medioevo e alla modernità. A Munch lo avvicina l’emotività dirompente, la capacità di bucare la tela con il senso di ansia che attanaglia in un tutt’uno sia le figure che l’ambiente circostante. La sua riflessione ruota comunque attorno al rapporto con la natura, un rapporto diretto, non mediato, aiutato anche dagli spostamenti lungo le coste del Mar Baltico e del Mare del Sud, che lo avvicinano a un paesaggio incontaminato, lontano dalle tensioni sociali e dalle crisi caratteristiche della sua epoca. E qui non possiamo che ritrovare un parallelo con la ricerca dell’altrove da parte di Gauguin, con la volontà di restituire un universo immoto, quasi sospeso, un mondo in assoluto equilibrio con l’uomo. Una chicca? La rassegna presenta schizzi preparatori, corrispondenza e fotografie personali, che permettono di ripercorrere l’iter creativo di Pechstein, dall’ispirazione all’idea più articolata al dipinto finale.
IL PERCORSO ESPOSITIVO
Attraverso gli occhi di Pechstein, la fotografia
L’esposizione viene introdotta dalla scoperta dell’obiettivo, che l’artista nel 1927 si porta in Pomerania, nei piccoli villaggi di pescatori sulla costa del Mar Baltico. Le immagini mostrano le persone nelle loro attività quotidiane: pescatori e contadini sono ripresi al lavoro, in una condizione dura e piena di privazioni. Anche la fotografia è un mezzo di espressione artistica e racconta molto della sensibilità dell’artista.
Cercare – Opere giovanili e lavori d’atelier
La prima sezione rimanda agli interessi giovanili di Pechstein, che dal 1906 si unisce alla Brücke, l’avanguardia tedesca nata a Dresda da giovani artisti che vogliono porsi come Ponte, questo il significato del nome, fra la tradizione e l’arte del futuro. La loro pittura si ispira a quella primitiva o dell’Età di mezzo, predilige spazi deformati, colori intensi, di certo non naturali, e linee spezzate, incisive, a tratti taglienti. Sono i dettami della produzione espressionista, che comunica tensione, inquietudine, ansia, perché trasmette il sentire dell’artista anziché rappresentare ciò che viene ritratto. Rispetto ai suoi compagni d’avventura, Pechstein usa i toni in maniera più morbida, quasi ispirandosi a una sorta di esotismo e a un desiderio di comunione con la natura. La forza emotiva della sua arte, travolgente come quella di Munch, è documentata da un dipinto realizzato a soli 15 anni, La Wally dell'avvoltoio, ispirato a un personaggio letterario. Ma anche da Ragazza nel bosco, del periodo della Brücke. Come testimonia la mostra, per l’artista sono importanti anche i ritratti e le nature morte, dipinte secondo uno stile personale: colori piatti, contorni marcati, sfondi bidimensionali, come in Natura morta con cesto di frutta del 1912.
I lavori di Pechstein sottendono anche la conoscenza di Matisse e dei Fauves, le “belve” di Parigi, che hanno aperto la strada verso l’avanguardia con forme semplificate, contorni netti, colori puri, intensi e liberi dalla realtà. Nel 1911, dopo l’esperienza della Neue Secession, Max si avvicina al Blaue Reiter, il Cavaliere azzurro, movimento nato a Monaco di Baviera, sempre con l’intento di svecchiare il linguaggio artistico. Kandinskij, Marc, Klee, Picasso, Braque sono solo alcuni dei sodali con cui Pechstein condivide l’amore per la purezza dei primitivi e dei bambini: si interessa quindi ai lavori dei piccoli, degli alienati, con un occhio di riguardo per il folclore e il naif.
Trovare – I viaggi e la natura come fonti d’ispirazione
L’impulso a fuggire dalla città per avvicinarsi alla natura attraversa l’intera vita di Pechstein. Se considerava Berlino una frequentazione necessaria, l’esperienza della natura e il contatto con le popolazioni locali rispondevano a un bisogno profondo.
Nel corso dei suoi numerosi viaggi sul Mar Baltico o a Monterosso al Mare in Italia, Pechstein non cercava solo una natura apparentemente incontaminata, ma anche una vita autentica. E le luci dei mari e delle coste europee tornano nei suoi quadri, qui esposti, come le suggestioni dei quattro mesi trascorsi con la moglie a Palau, nell’allora colonia tedesca nei Mari del Sud. Nei dipinti vivaci di Pechstein, nelle sue potenti opere grafiche riecheggia un ambiente esotico, incontaminato, che fornisce ulteriore forza espressiva ai lavori del pittore. Che raccontano un universo vicino a quello di Gauguin, per l’armonia e la sensazione del tempo sospeso.
Già nel periodo della Brücke, e più tardi a Berlino, Pechstein aveva conosciuto oggetti provenienti da Palau, molto importante nella sua vita: il soggiorno a Sud nell’autobiografia dell’artista occupa un quarto dell’intero testo e Max continuerà a rielaborarlo. Il suo "paradiso" incontaminato nei Mari del Sud è una proiezione idealizzata, che racconta il desiderio di unità e armonia. E di un rapporto non mediato con la natura.
Riflettere – Le opere tarde e un nuovo cromatismo
Scenari con imbarcazioni, bagnanti in riva al mare, spensierata gioia di vivere: alla fine della sua vita, Max Pechstein dipinge quadri ricchi di colore e intrisi di luce. I ricordi dei Mari del Sud si trasfigurano nella visione di un mondo incontaminato che l’artista desidera preservare attraverso la sua arte. «I miei ultimi lavori sono reminiscenze di viaggio: cerco di ridisegnare ciò che mi ritorna in mente in sogni sfumati. Desidero dare espressione alla mia nostalgia di esperienze felici»
La produzione tarda di Pechstein ribadisce il suo profondo legame con la natura. Alla luce delle sfide contemporanee come il cambiamento climatico e le trasformazioni tecnologiche di oggi, la visione di Pechstein sull’armonia e sul legame con l’ambiente risuona con rinnovata rilevanza.
La rassegna è nata in cooperazione con l’Institut für Kulturaustausch Tübingen, in stretta collaborazione con le KUNSTSAMMLUNGEN ZWICKAU – Max-Pechstein-Museum, la Max Pechstein Stiftung (Fondazione Max Pechstein), la famiglia Pechstein e numerosi altri prestatori privati che desiderano rimanere anonimi.
PALAZZO ZABARELLA
Nel cuore di Padova, il medievale Palazzo Zabarella dal 1997 ha ideato, presentato e realizzato una grande mostra evento ogni anno. Le sue esposizioni si sono sempre distinte per il profondo valore scientifico ed artistico, premiato sia dalla critica che dal pubblico. Oggi Palazzo Zabarella continua la sua attività di ricerca e di promozione dell’arte. www.zabarella.it