Chi è Maggie Gyllenhaal, lo sguardo che guiderà la giuria della Mostra del cinema di Venezia 83

Da attrice simbolo del cinema indipendente americano a regista tra le più interessanti della sua generazione: Maggie Gyllenhaal, presidente di giuria della prossima Mostra del Cinema di Venezia ha un percorso costruito sulla ricerca, sul rischio e su un'idea di cinema che privilegia la complessità dei personaggi e la libertà dello sguardo

Non sarà una presidente di giuria chiamata a dispensare sentenze, ma un’autrice pronta a lasciarsi sorprendere. “Non sarò lì per giudicare, ma per lasciarmi guidare dalla curiosità, dall’ammirazione e dalla passione”, ha dichiarato Maggie Gyllenhaal accettando l’invito della Mostra del Cinema di Venezia. Parole che raccontano molto del suo modo di intendere il cinema e che spiegano perché Alberto Barbera abbia scelto proprio lei per guidare la giuria internazionale della 83esima edizione: una figura capace di attraversare oltre venticinque anni di carriera senza mai smettere di mettersi in discussione.

Come ha cominciato Maggie Gyllenhaal

Figlia del regista Stephen Gyllenhaal e della sceneggiatrice Naomi Foner, sorella di Jake Gyllenhaal, Maggie ha costruito il proprio percorso evitando accuratamente di vivere di rendita. Fin dagli esordi ha preferito personaggi imperfetti, scomodi, spesso lontani dagli stereotipi femminili di Hollywood. La consacrazione arriva nel 2002 con Secretary, accanto a James Spader, interpretazione che la impone all’attenzione della critica. Seguono film molto diversi tra loro – da SherryBaby a Il cavaliere oscuro, fino a Crazy Heart, che le vale una candidatura all’Oscar – sempre con una cifra comune: la capacità di dare profondità emotiva a donne fragili, contraddittorie e mai prevedibili.

Maggie Gyllenhaal e il passaggio dietro la macchina da presa

La stessa ricerca l’ha accompagnata in televisione, dove conquista un Golden Globe con The Honourable Woman e firma uno dei suoi personaggi più memorabili in The Deuce: Candy, prostituta che diventa regista di film pornografici. È proprio interpretando quella donna che Gyllenhaal matura il desiderio di passare dietro la macchina da presa. In un’intervista a Vogue Italia ha raccontato che “il seme della curiosità verso questo ruolo è nato dal mio personaggio in The Deuce: sono spesso i miei personaggi a darmi la forza di sperimentare”.

Il debutto alla regia di Maggie Gyllenhaal adattando Elena Ferrante

Il debutto alla regia con The Lost Daughter, tratto dal romanzo di Elena Ferrante, conferma che quella intuizione era giusta. Presentato proprio a Venezia nel 2021, il film conquista il premio per la migliore sceneggiatura e ottiene tre candidature agli Oscar. Più che un semplice esordio, è la dichiarazione di poetica di un’autrice interessata alle zone grigie dell’animo umano, alle ambivalenze della maternità, ai desideri inconfessabili e ai personaggi femminili liberi da qualsiasi idealizzazione.

Come attrice sono sempre stata interessata a raccontare storie: è quella la storia che cerco di raccontare attraverso la recitazione”, spiegava durante il Festival di Cannes del 2021. Da regista, aggiungeva, ha semplicemente trovato un altro modo per farlo, assumendosi la responsabilità dell’intero racconto. E ancora, riflettendo sulla sua esperienza da giurata, osservava come ogni spettatore possa reagire in maniera diversa allo stesso film: un promemoria prezioso del fatto che il cinema vive proprio nella pluralità degli sguardi.

Maggie Gyllenhaal e il mito di Frankenstein

Quest’anno Maggie Gyllenhaal ha consolidato il proprio percorso con The Bride!, rilettura personale del mito di Frankenstein, scritta, diretta e prodotta da lei, confermandosi una delle voci più originali del cinema americano contemporaneo. È anche per questo che Barbera parla di un percorso artistico “di rara coerenza”, sottolineando come il suo sguardo sia insieme “intellettuale e viscerale”.
Alla guida della giuria veneziana arriverà quindi non soltanto un’attrice affermata, ma una filmmaker che ha fatto della curiosità il proprio metodo di lavoro. E forse è proprio questa la qualità più preziosa per chi è chiamato a valutare il cinema di oggi: la capacità di ascoltare, di lasciarsi mettere in crisi e di riconoscere, prima di ogni verdetto, la forza di una voce autentica.

Margherita Bordino

Artribune è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati

Margherita Bordino

Margherita Bordino

Classe 1989. Calabrese trapiantata a Roma, prima per il giornalismo d’inchiesta e poi per la settima arte. Vive per scrivere e scrive per vivere, se possibile di cinema o politica. Con la valigia in mano tutto l’anno, quasi sempre in…

Scopri di più