La storia di un disco nato tra i boschi della Sila in Calabria. Un video la racconta
Un vecchio casolare di campagna, macchine a nastro, contrabbasso e pianoforte. È nato tra le montagne calabresi della Sila l’album d’esordio di Edoardo Petracci, intitolato “By This Window”. Un disco in presa diretta della natura: tra rigore classico e sperimentazione elettronica ambient
C’è una vecchia casa di campagna immersa tra i monti della Sila, in Calabria. Un luogo abbandonato, carico di ricordi d’infanzia, che per alcuni mesi si è trasformato nello studio di registrazione temporaneo di Edoardo Petracci. È qui che ha preso forma By This Window, l’album d’esordio del compositore e contrabbassista marchigiano (ma romano d’adozione).
L’album “By This Window” nato tra i boschi della Sila
By This Window è un lavoro che unisce rigore classico e sperimentazione elettronica ambient: completamente indipendente, autofinanziato tramite Kickstarter, è stato completato a Berlino da Zino Mikorey, master engineer già candidato ai Grammy Awards. A distanza di qualche tempo dall’uscita del disco, Petracci svela il video racconto Where It All Began, un cortometraggio documentario che riporta l’ascoltatore esattamente nell’ambiente fisico e geografico da cui queste composizioni sono emerse.
Chi è Edoardo Petracci
Di origine marchigiana ma attivo a Roma, Petracci vanta una solida formazione in contrabbasso classico al Conservatorio di Fermo e in Musica per Film al Centro Sperimentale di Cinematografia. Dopo un’articolata attività di composizione per il teatro e per il cinema – tra cui la colonna sonora del cortometraggio Animalia, premiata al Trieste Science+Fiction Festival –, il musicista avverte la necessità di isolarsi dalla frenesia urbana.
Il ritiro creativo sulla Sila in Calabria
La scelta ricade sul casolare dei nonni, un luogo isolato e ormai disabitato immerso nella natura. Lì, trasformando un magazzino in studio di registrazione temporaneo, allestisce la propria strumentazione analogica per intraprendere un percorso d’ascolto e introspezione. “Nelle grandi città è difficile trovare la concentrazione e l’ispirazione giusta”, spiega nel video il compositore. “Ogni singolo angolo di questo posto mi parla: guardando da questa finestra rivedo me stesso da bambino o i miei nonni che andavano a nutrire gli animali“.

Il video documentario: il paesaggio come materia sonora
Il video mostra il processo generativo del disco: registratori a nastro, macchine analogiche, la tastiera del pianoforte e il contrabbasso posizionati in un magazzino trasformato in laboratorio acustico. Lontano dal trambusto urbano, la solitudine della Sila diventa per Petracci la risorsa principale con cui nutrire la propria ricerca timbrica. Nel documentario, la musica dialoga costantemente con il paesaggio esterno e con le registrazioni ambientali: l’intreccio fra la componente acustica (contrabbasso, pianoforte, duduk) e quella elettronica (sintesi modulare e texture ambient) riflette la fisicità del luogo.
Il video documentario: un’esecuzione dal vivo
Come evidenziato nel corto, la scelta produttiva del disco predilige l’approccio performativo rispetto alla perfezione formale. La maggior parte dei brani è stata registrata in presa diretta, catturando l’unicità del momento: “un luogo essenziale in cui ascolto e percezione coincidono”, conclude Petracci. “Ogni brano diventa una soglia verso una dimensione interiore, un percorso che invita l’ascoltatore a fermarsi, osservare e sentire”.
Claudia Giraud
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