Ad Ascoli Piceno una nuova opera interroga la Sibilla. Intervista all’artista Omar Galliani

In questa intervista Omar Galliani ci parla del suo ultimo progetto realizzato per la Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. È un lavoro partecipato e in dialogo con il museo, in cui la Sibilla Appenninica è protagonista

La Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno ospita L’eco della Sibilla, la nuova opera monumentale di Omar Galliani (Montecchio Emilia, 1954) realizzata con un progetto partecipativo finanziato dalla Regione Marche. Il grande trittico a matita nera, creato dal vivo negli spazi museali attraverso masterclass aperte alla cittadinanza, trova la sua collocazione definitiva nel Parco Saladini Pilastri. L’iniziativa trasforma il parco in un polo di aggregazione culturale e sociale, valorizzando il legame tra arte e territorio. In questa intervista, Galliani ci racconta la genesi del lavoro.

"L'eco della Sibilla" di Omar Galliani all'interno della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. Ph: Ignacio Maria Coccia
“L’eco della Sibilla” di Omar Galliani all’interno della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno. Ph: Ignacio Maria Coccia

Intervista a Omar Galliani

In che modo la creazione condivisa in Pinacoteca ha modificato la grammatica del suo segno sulla tavola?
Le opere nascono e crescono su altre opere. In questa mutazione lenta e costante albergano spesso le nuove opere. Il contenitore museo inteso come conservazione del tempo – al di là delle etichette che ne indicano l’anno, la tecnica e la provenienza – può generare ancora nuove idee. Pur avendo spostato il mio atelier in altre geografie, Cina, Stati Uniti, Argentina, Russia, ecc. non avevo mai disegnato in un museo con opere e arredi straordinari come quelli che ho incontrato attorno al mio cavalletto ad Ascoli Piceno.

L’opera si è mossa da un’idea originaria verso una traiettoria altra, dettata da questa contaminazione umana?
Nel salire e scendere la scala per raggiungere la grande tavola incontravo a terra gli occhi sorpresi di visitatori italiani o stranieri con i quali ho intrattenuto dialoghi che dal mito della Sibilla passavano alla botanica del pioppo, su cui ho lavorato, giungendo poi alla geologia della grafite. Forse non incontrerò più i tanti volti che sono passati davanti al cavalletto in quei mesi di lavoro, ma sono certo che qualcosa sia rimasto impigliato tra le trame del mio disegno.

C’è un palinsesto della memoria: quali elementi visivi, quali spessori formali dei maestri del passato (Crivelli, Reni, Tiziano) hanno trovato dimora sulla superficie dell’opera?
Nella magnifica collezione del museo si incontrano diversi capolavori, che dal Rinascimento di Tiziano fino al Romanticismo di Pellizza da Volpedo si scoprono delle autentiche perle di pittura. Basti citare Cola dell’Amatrice con il Polittico di San Francesco o Vincenzo Pagani con la sua Crocifissione, in cui il rosso scarlatto del manto di una santa mi ha suggerito il fuoco tra le pagine della Sibilla. Il mio sguardo, volgendosi alla circolarità dell’immensa sala della Vittoria della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno messami generosamente a disposizione dal Professor Stefano Papetti, incontrava ogni giorno nuove iconografie, tra angeli in volo o Santi genuflessi. Le ancelle disegnate da piccoli punti di un firmamento generato da un punteruolo d’acciaio battuto nel pioppo nascono forse da un viaggio ad Offida dove incontrai mani pazienti lavorare il tombolo con sottili fili d’argento e oro. Evanescenza e immaterialità del soggetto si fondono in queste mitiche ancelle stellari.

Quanto ha influenzato la scelta delle dimensioni monumentali e della simbologia la sua nuova collocazione a Palazzo Saladini Pilastri? E quanto ha pesato, nel suo gesto creativo, la consapevolezza di questa destinazione?
Palazzo Saladini Pilastri sarà la destinazione finale dell’opera. La Sibilla incontrerà, all’entrata di questo straordinario contenitore, persone, turisti, visitatori e operatori che varcando questo labirinto del tempo troveranno nel cielo stellato della Sibilla Appenninica la prima risposta muta alla domanda di bellezza che questo straordinario complesso architettonico contiene. Qui tempo e spazio si sovrappongono generando un cortocircuito unico ed esemplare. Va il plauso di questa felice intuizione al sindaco Marco Fioravanti, al Professor Stefano Papetti e a Nazzareno Verdesi.

Quale messaggio profetico trasmette oggi la Sibilla Appenninica alla comunità di Ascoli Piceno?
Quando penso ai vaticini della Sibilla nella cavità della grotta scritti su foglie di quercia, a chi poneva domande sul buon raccolto o sui problemi legati alla salute e al futuro, è impossibile non pensare alle domande che quotidianamente chiediamo alla tecnologia del nostro cellulare o computer, e con sempre maggior frequenza all’intelligenza artificiale.

Può questa figura custodire ancora un vaticinio necessario per l’uomo contemporaneo?
Dal mito del passato all’oggi non è cambiato molto se non nell’uso della tecnologia o degli strumenti di comunicazione. Un misterioso codice arcaico senza tempo pervade e guida i nostri passi.

Maria Letizia Paiato

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Maria Letizia Paiato

Maria Letizia Paiato

Maria Letizia Paiato storico e critico dell’arte è docente di Stile, Storia dell’Arte e del Costume presso l'Accademia di Belle Arti di Macerata. Dottore di Ricerca (Ph.D) in Storia dell’Arte Contemporanea, Specializzata in Storia dell’Arte e Arti Minori all’Università degli…

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